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Comunicati stampa

Lunedì 14 maggio, dalle ore 15:00, nell'aula F02 della Scuola di Ingegneria si terrà la prima conferenza del ciclo "L’irreversibile evoluzione delle risorse”, promosso da Ingegneria senza Frontiere e realizzato con i contributi dell'Ateneo per le attività studentesche autogestite all'Università di Pisa.

Interverranno Valentina Bonetti Perfectly imperfect: how to waste energy and be happy e Antonio Valero Black, Green, Multicolour or Grey future? It depends on you guys.

La conferenza sarà occasione di formazione e discussione su temi sempre più presenti all’interno della società. Cambiamenti climatici e problematiche ambientali legate all’inquinamento e al veloce esaurimento delle risorse del nostro pianeta hanno imposto come priorità una riflessione attenta sullo sfruttamento critico e sostenibile delle risorse (acqua, suolo, metalli…). Insieme a un gruppo di relatori provenienti da Università e Centri di Ricerca nazionali ed internazionali verranno discusse teorie e modelli di sviluppo sostenibili delle risorse, ampliando l’analisi energetica (spesso non esaustiva) ad una basata sul secondo principio della termodinamica, per finire a parlare di tecnologie antiche e nuove di sfruttamento della risorsa per eccellenza, l’acqua.

Info: http://isf-pisa.org/

Conferenza risorse ISF

Giovedì 10 maggio, dalle 15,30 alle 18,00, nell'aula magna del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa (Via Filippo Serafini, 3) si svolge l'incontro con Piercamillo Davigo, magistrato con una lunga carriera nell'analisi e nel contrasto dei sistemi illeciti e della corruzione, dal titolo "Evoluzione della corruzione: studi di caso, esperienze, testimonianze". L'incontro, aperto e gratuito fino a esaurimento posti, è un’iniziativa del Master in Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione dell’Ateneo Pisano.

Mercoledì, 09 Maggio 2018 08:35

Lingue e intelligenza artificiale

tavosanis cover "Lingue e intelligenza artificiale" (Carocci, 2018) è il titolo dell'ultimo libro di Mirko Tavosanis, professore di Linguistica italiana al dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica. Da sempre interessato tra lingua e tecnologie Tavosanis è anche autore di un blog, "Linguaggio e scrittura".

Pubblichiamo di seguito un estratto dal capitolo finale del libro.

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Nell’industria informatica, e non solo, è diffusa la fiducia nell’affidabilità delle previsioni sugli sviluppi tecnici. Guardando ciò che è disponibile oggi sembra facile individuare ciò che sarà disponibile domani.

In realtà, le previsioni sono sempre difficili. Lo sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale in relazione alla lingua dipende da molti fattori il cui peso oggi non è quantificabile. In primo luogo, l’estensione delle tecniche di “intelligenza artificiale”: può darsi che nel prossimo futuro vadano incontro a un rapido sviluppo, ma può anche darsi che tutte le svolte più importanti all’interno di questo paradigma siano già state compiute e che i miglioramenti da ora in poi siano solo di lieve entità. Su questo, i pareri degli addetti ai lavori oscillano da un estremo all’altro.

Inoltre, le questioni tecniche si combinano con questioni di altro genere. In passato, il pubblico ha rifiutato diversi prodotti informatici per ragioni puramente culturali. La tecnologia non opera in un vuoto, ma in un contesto in cui le mode o le scelte politiche e sindacali possono creare le condizioni per il successo o l’abbandono di interi settori di lavoro.

Detto questo, anche presupponendo tecnologie di “intelligenza artificiale” che non siano troppo innovative rispetto a quelle esistenti, esistono numerose aree in cui un forte sviluppo è prevedibile o perfino probabile. In alcuni casi, anzi, le possibilità di sviluppo sembrano perfino sottovalutate dall’industria.

 

La Domus Mazziniana (via Mazzini, 71) ospita, giovedì 10 maggio alle 16, la presentazione del volume “Storia degli Stati sabaudi. 1416-1848” (Brescia, Morcelliana, 2017) di Paola Bianchi e di Andrea Merlotti.
L’incontro sarà introdotto da Pietro Finelli e insieme agli autori interverranno Antonella Alimento e Andrea Addobbati, docenti di storia moderna dell’Università di Pisa.
Il volume ricostruisce la storia degli Stati sabaudi fra il 1416, quando Amedeo VIII di Savoia ottenne dall'imperatore il titolo di duca, e il 1848, anno in cui Carlo Alberto, re di Sardegna, promulgò lo Statuto.

 

Martedì, 08 Maggio 2018 08:38

Wasbridge council: Fricat & Big Hawk

Sabato 12 maggio alle 23:00, al Polo Carmignani, si terrà il concerto in Università "Wasbridge council" in cui si esibiranno Fricat & Big Hawk.

L'evento è promosso dall'Associazione Pisa città di Frontiera e realizzato con i contributi dell'Ateneo per le attività studentesche autogestite all'Università di Pisa.

wasbridge council

Un team di ricercatori ha individuato un nuovo metodo più efficace per somministrare i farmaci nel trattamento delle degenerazioni retiniche come la maculopatia. La novità arriva dal dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa dove Susi Burgalassi, Daniela Monti, Nadia Nicosia, Silvia Tampucci, Eleonora Terreni e Patrizia Chetoni hanno condotto uno studio sperimentale in collaborazione con Andrea Vento Direttore dell’Unità di oculistica dell’Ospedale Versilia di Viareggio. La ricerca finanziata con i fondi di Ateneo è stata appena pubblicato sulla rivista “Drug Delivery and Translational Research”, giornale ufficiale della Controlled Release Society.
Ad oggi per la cura delle degenerazioni retiniche viene principalmente utilizzato il Bevacizumab, un farmaco che blocca la genesi vascolare della malattia, e la sua somministrazione avviene mediante iniezioni intraoculari all’interno del corpo vitreo ripetute, generalmente, a cadenza mensile.
“Queste ripetizioni aumentano il rischio e la gravità degli effetti collaterali che, in alcuni casi, possono essere anche molto seri – spiega Susi Burgalassi dell’Università di Pisa - del resto, la macromolecola del Bevacizumab non supera le barriere oculari in quantità terapeuticamente sufficienti se somministrato per via topica, cioè attraverso un semplice collirio”.
La soluzione sperimentata è stata quindi quella di mettere a punto un millimetrico impianto da inserire nell’occhio sotto la congiuntiva per il rilascio prolungato del farmaco, che si “dissolve” naturalmente una volta esaurito il suo compito. Si tratterebbe cioè di una “matrice” ottenuta mediante liofilizzazione e realizzata con un polimero che deriva dalla cellulosa.
“La possibilità di dosare il farmaco attraverso questo sistema, pur mantenendo un certo grado di invasività, porterebbe ad una diminuzione della frequenza di somministrazioni, con conseguente diminuzione dell’incidenza di effetti collaterali”, aggiunge Susi Burgalassi.
La sperimentazione condotta su modelli animali ha quindi rivelato che il dispositivo può essere ben tollerato e che è in grado di rilasciare il farmaco per circa 3 mesi.
“Il sistema è sicuramente migliorabile in termini di facilità di applicazione e durata del rilascio e questo lavoro getta le basi per ulteriori ricerche in questo senso – conclude Burgalassi – ma già adesso le nostre matrici sono pensate per essere prodotte a livello industriale e, al contrario dei dispositivi sinora sperimentati, possono essere facilmente rese sterili con processi conosciuti e sicuri”.

Un team di ricercatori ha individuato un nuovo metodo più efficace per somministrare i farmaci nel trattamento delle degenerazioni retiniche come la maculopatia. La novità arriva dal dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa dove Susi Burgalassi, Daniela Monti, Nadia Nicosia, Silvia Tampucci, Eleonora Terreni e Patrizia Chetoni hanno condotto uno studio sperimentale in collaborazione con Andrea Vento direttore dell’Unità di oculistica dell’Ospedale Versilia di Viareggio. La ricerca finanziata con i fondi di Ateneo è stata appena pubblicato sulla rivista “Drug Delivery and Translational Research”, giornale ufficiale della Controlled Release Society.

 

Gruppo di ricerca_inside.jpg

Il gruppo di ricerca Unipi, da sinistra: Susi Burgalassi, Daniela Monti, Patrizia Chetoni, Silvia Tampucci, Eleonora Terreni



Ad oggi per la cura delle degenerazioni retiniche viene principalmente utilizzato il Bevacizumab, un farmaco che blocca la genesi vascolare della malattia, e la sua somministrazione avviene mediante iniezioni intraoculari all’interno del corpo vitreo ripetute, generalmente, a cadenza mensile.

“Queste ripetizioni aumentano il rischio e la gravità degli effetti collaterali che, in alcuni casi, possono essere anche molto seri – spiega Susi Burgalassi dell’Università di Pisa - del resto, la macromolecola del Bevacizumab non supera le barriere oculari in quantità terapeuticamente sufficienti se somministrato per via topica, cioè attraverso un semplice collirio”.

La soluzione sperimentata è stata quindi quella di mettere a punto un millimetrico impianto da inserire nell’occhio sotto la congiuntiva per il rilascio prolungato del farmaco, che si “dissolve” naturalmente una volta esaurito il suo compito. Si tratterebbe cioè di una “matrice” ottenuta mediante liofilizzazione e realizzata con un polimero che deriva dalla cellulosa.

 


infografica_matrice.jpg

Immagine di un occhio, la freccia azzurra indica la posizione precisa dell’inserimento della matrice, sotto la congiuntiva superiore che ricopre la sclera, a destra la matrice


“La possibilità di dosare il farmaco attraverso questo sistema, pur mantenendo un certo grado di invasività, porterebbe ad una diminuzione della frequenza di somministrazioni, con conseguente diminuzione dell’incidenza di effetti collaterali”, aggiunge Susi Burgalassi.

La sperimentazione condotta su modelli animali ha quindi rivelato che il dispositivo può essere ben tollerato e che è in grado di rilasciare il farmaco per circa 3 mesi.

“Il sistema è sicuramente migliorabile in termini di facilità di applicazione e durata del rilascio e questo lavoro getta le basi per ulteriori ricerche in questo senso – conclude Burgalassi – ma già adesso le nostre matrici sono pensate per essere prodotte a livello industriale e, al contrario dei dispositivi sinora sperimentati, possono essere facilmente rese sterili con processi conosciuti e sicuri”.

Iadriano_carpita.jpgl 5 maggio 2018 è mancato Adriano Carpita, professore di Chimica Organica del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale.

Nato a San Miniato nel 1953, Adriano Carpita ha studiato Chimica presso l’Università di Pisa e la Scuola Normale Superiore dal 1972 al 1978 e in seguito è stato perfezionando della S.N.S. Dal 1981 è diventato ricercatore della stessa S.N.S. e nel 1988 è stato chiamato come professore associato all’Università di Pisa .

Le sue ricerche hanno riguardato principalmente lo sviluppo di reazioni di cross-coupling C-C promosse da metalli di transizione, l’uso di microonde e/o di catalizzatori costituiti da nanoparticolati metallici supportati, e la possibilità di condurre tali reazioni in sistemi a flusso continuo, anziché nei classici reattori batch. Le applicazioni di tali metodologie hanno in gran parte riguardato la sintesi vari tipi di sostanze naturali o loro analoghi, di interesse per l’agricoltura (fra i quali, in particolare, i semiochimici degli insetti) e anche di sostanze, o classi di sostanze, potenzialmente antitumorali.

Il professor Carpita si è dedicato con passione alla ricerca e all’insegnamento, con grande apprezzamento da parte di numerosi allievi, senza mai risparmiarsi neanche a fronte di gravi problemi di salute.

 

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