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Comunicati stampa

Domenica 10 novembre a partire dalle 21:30 all’ExWide, in via Franceschi 13, "Musica d’Autore", concerto di Davide Giromini e Antonio Palladino.

Antonio Palladino, lucano d’origine e cittadino del mondo, vive a Milano dove è membro del collettivo poetico TempidiVersi. Chitarra alla mano e voce profonda, scrive canzoni delicate e introspettive che cantano d’amore e di libertà.

Davide Giromini, fondatore degli Apuamater, nonché fisarmonicista, pianista, cantante, compositore ed esecutore dal vivo di colonne sonore, ha prodotto negli ultimi quindici anni nove album, spettacoli propri e molte partecipazioni a progetti altrui nella veste di autore, compositore o interprete. Cantore impegnato, sempre critico e appassionato e da sempre interessato ai temi dell’anarchia e alle storie libertarie, il cantautore carrarino interpreta straordinariamente quell’antico bisogno di cantare le storie nella Storia, mescolare il popolare al colto, intervenire sul presente senza dimenticare il passato di cui questo presente è figlio, perché certi valori e certe storie trovino sempre nuova vita e nuove forme di espressione, per le nuove e le future generazioni.

L’iniziativa è organizzata dall’associazione studentesca LiberLabor con i fondi alle attività studentesche autogestite dell’Università di Pisa (rif. n. 2047).

Info: 3205785174 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

locandina

Si è svolto nel Palazzo della Sapienza di Pisa il primo Law Career Day, un evento dedicato al lavoro organizzato dall'Unità Career Service dell’Università di Pisa in collaborazione con il dipartimento di Giurisprudenza, pensato appositamente per gli studenti e i neolaureati del dipartimento giuridico pisano. 180 studenti e neolaureati hanno avuto l'opportunità di incontrare professionisti del mondo legale, fra cui brillanti ex laureati, e avvocati di studi prestigiosi. Oltre 50 colloqui e un aperitivo per chiudere una giornata ricca di stimoli e contenuti.

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La giornata si è aperta al mattino con le testimonianze di professionalità d’eccellenza quali quelle della dottoressa Cristina Cofacci, di Leonardo SpA, dell'avvocato Michele De Rosa, di ENI SpA, degli avvocati Andrea Tuninetti e Pasquale Leone, di Clifford Chance, seguite da una sessione di brevi pitch di alcuni degli studi legali più noti e affermati in Italia: BonelliErede, Chiomenti e Legalitax Studio Legale e Tributario. Questi stessi studi, nel pomeriggio, hanno effettuato attività di recruiting, attraverso colloqui conoscitivi con gli studenti e i neolaureati che si sono candidati tramite la piattaforma dedicata.

“Il Law Career Day - ha dichiarato la professoressa Emanuela Navarretta, direttrice del dipartimento di Giurisprudenza - è stata la prima esperienza di un evento di Job Placement specificamente rivolto agli studenti e ai laureati del nostro dipartimento. L'incontro e la fase preparatoria che l’ha preceduto devono molto, anzi direi quasi tutto, alle straordinarie capacità organizzative della delegata al Job Placement, la professoressa Michela Passalacqua, e ha visto il coinvolgimento, insieme a enti e società del territorio, di imprese come ENI e Leonardo S.P.A., di studi legali come lo studio Chiomenti e BonelliErede, che rappresentano un'assoluta eccellenza in ambito giuridico a livello nazionale e internazionale. Per gli studenti pisani è stata un'occasione unica, il cui successo sarà per noi uno stimolo a proseguire in questo percorso di sempre maggiore vicinanza ai ragazzi non solo nella loro permanenza nell'Ateneo pisano, ma anche nel loro passaggio alla vita lavorativa”.

La giornata è terminata con un aperitivo insieme a Michele Cerreta, laureato in Giurisprudenza all'Università di Pisa e attualmente Ceo di Pizero Design. Una brillante laurea in Giurisprudenza e una grande passione per l’informatica e le tecnologie hanno fatto di Cerreta un imprenditore digitale di successo. Un percorso di carriera originale che ha suscitato l’interesse dei tanti studenti presenti a questo momento conviviale, testimonianza delle tante opportunità professionali che si possono aprire al termine del percorso accademico.


Sfoglia la gallery con le immagini della giornata:
 

 

Sarà presentato venerdì 8 novembre, alle ore 12.30 nella Sala dei Mappamondi del rettorato, il ciclo di sei conferenze sul tema "Diritto alla Salute" che fa parte del progetto pisano di "Illuminiamo la Salute", campagna nazionale di Libera-Associazione, Nomi e Numeri contro le mafie, in collaborazione con Gruppo Abele, Coripe e Avviso Pubblico.
I sei incontri, che si svolgeranno al Polo Porta Nuova, sono organizzati dal Presidio Libera di Pisa “Giancarlo Siani”, in collaborazione con Emergency, Segretariato Italiano Studenti di Medicina (SISM) e con l’aiuto dei docenti universitari in pensione Anna Maria Rossi e Mario Arispici. L'Università di Pisa è tra gli enti che hanno patrocinato l'iniziativa.
Alla presentazione interverranno il prorettore per la Didattica, Marco Abate, i delegati del Presidio Libera di Pisa “Giancarlo Siani”, Chiara Del Carlo e Farouk Perrone, le rappresentanti di Emergency, Martina Candela, e del SISM, Maria Grazia Di Nino, i docenti Anna Maria Rossi e Mario Arispici.

copertina_paole_ribelli_inside.jpgFurono i teddy boys all’italiana i protagonisti della prima vera frattura generazionale nella storia del nostro Paese. Per la prima volta un saggio mette al centro i giovani italiani degli anni Cinquanta descrivendo la loro “ribellione senza causa" ispirata soprattutto ai film e alla musica americana. Il volume appena pubblicato dalla Pisa University Press si intitola “Parole ribelli” e ne è autore il professore Alessandro Volpi del dipartimento di Scienze politiche dell'Università di Pisa. Il libro sarà presentato al Pisa Book Festival (palazzo dei congressi, via Matteucci 1) sabato 9 novembre alle 19.

“Si trattò di una frattura che per molti versi avvenne senza una consapevolezza ben precisa – spiega Alessandro Volpi - "una ribellione senza causa", appunto, lontana dalla politica e dal linguaggio dei grandi partiti e caratterizzata piuttosto dal disimpegno e dall'emulazione di modelli consumistici ed esterofili”.

Gli eroi di questa ribellione furono i grandi attori americani del disagio giovanile - Brando, Dean, accompagnati dal mito di Presley - tutti simboli vissuti dai giovani italiani in un'ottica di immedesimazione senza una reale conoscenza dei fenomeni culturali che li avevano generati.

“Di Brando, Dean e Presley, i giovani italiani amavano proprio la ribellione senza motivo che non aveva bisogno di appartenenze ideologiche e di progetti per il domani – continua Volpi - I teddy boys erano, in tale ottica, il paradigma più esplicito di uno stile di vita sganciato dalle circostanze e dalle visioni; un modello di vita da consumare subito e in fretta che non aveva radici né poteva lasciare un'eredità, secondo quella generazione”.
Una ribellione che secondo la tesi di Volpi, si manifestò soprattutto nelle produzioni di largo consumo, quasi si trattasse di un fenomeno interamente commerciale. Nacquero così la musica per i giovani, la stampa per i giovani, la letteratura per i giovani, i fumetti per i giovani, l’arte per i giovani, che si caratterizzarono proprio per i tratti ribelli fini a se stessi.

“Da questo punto di vista – conclude Volpi - i ribelli degli anni Cinquanta nel loro edonismo, nella loro protesta senza giusta causa, nel loro consumismo esasperato e persino nella loro violenza senza senso, non anticipavano in alcun modo le rivolte degli anni Sessanta, in cui la prospettiva comunitaria era largamente prevalente su qualsiasi istanza individuale e, soprattutto, non avevano nulla a che fare con la ventata ideologica del 1968, di cui certo non costituirono in alcun modo la preparazione”.

Furono i teddy boys all’italiana i protagonisti della prima vera frattura generazionale nella storia del nostro Paese. Per la prima volta un saggio mette al centro i giovani italiani degli anni Cinquanta descrivendo la loro “ribellione senza causa" ispirata soprattutto ai film e alla musica americana. Il volume appena pubblicato dalla Pisa University Press si intitola “Parole ribelli” e ne è autore il professore Alessandro Volpi del dipartimento di Scienze politiche dell'Università di Pisa. Il libro sarà presentato al Pisa Book Festival (palazzo dei congressi, via Matteucci 1) sabato 9 novembre alle 19.
“Si trattò di una frattura che per molti versi avvenne senza una consapevolezza ben precisa – spiega Alessandro Volpi - "una ribellione senza causa", appunto, lontana dalla politica e dal linguaggio dei grandi partiti e caratterizzata piuttosto dal disimpegno e dall'emulazione di modelli consumistici ed esterofili”.
Gli eroi di questa ribellione furono i grandi attori americani del disagio giovanile - Brando, Dean, accompagnati dal mito di Presley - tutti simboli vissuti dai giovani italiani in un'ottica di immedesimazione senza una reale conoscenza dei fenomeni culturali che li avevano generati.
“Di Brando, Dean e Presley, i giovani italiani amavano proprio la ribellione senza motivo che non aveva bisogno di appartenenze ideologiche e di progetti per il domani – continua Volpi - I teddy boys erano, in tale ottica, il paradigma più esplicito di uno stile di vita sganciato dalle circostanze e dalle visioni; un modello di vita da consumare subito e in fretta che non aveva radici né poteva lasciare un'eredità, secondo quella generazione”.
Una ribellione che secondo la tesi di Volpi, si manifestò soprattutto nelle produzioni di largo consumo, quasi si trattasse di un fenomeno interamente commerciale. Nacquero così la musica per i giovani, la stampa per i giovani, la letteratura per i giovani, i fumetti per i giovani, l’arte per i giovani, che si caratterizzarono proprio per i tratti ribelli fini a se stessi.
“Da questo punto di vista – conclude Volpi - i ribelli degli anni Cinquanta nel loro edonismo, nella loro protesta senza giusta causa, nel loro consumismo esasperato e persino nella loro violenza senza senso, non anticipavano in alcun modo le rivolte degli anni Sessanta, in cui la prospettiva comunitaria era largamente prevalente su qualsiasi istanza individuale e, soprattutto, non avevano nulla a che fare con la ventata ideologica del 1968, di cui certo non costituirono in alcun modo la preparazione”.

 

Venerdì 8 novembre, alle 21.30, nell'Aula Magna Storica della Sapienza, in occasione del Pisa Book Festival, con le due sezioni speciali dedicate a Portogallo e Romania, si terrà una serata di letture in portoghese e in romeno con gli scrittori e i loro traduttori, e una mostra di libri dedicata ai due paesi ospiti.
L’iniziativa, nata grazie alla collaborazione con le professoresse Valeria Tocco e Emilia David del dipartimento di Filologia Letteratura e Linguistica dell’Università di Pisa, vedrà la partecipazione degli scrittori Almeida Faria, Luís Cardoso (Focus Portogallo), Radu Pavel Gheo, Claudiu Florian (Focus Romania) che leggeranno brani delle loro opere accompagnati dai loro traduttori Andrea Ragusa, Mauro Barindi, e l’allestimento di una piccola esposizione di volumi antichi e moderni provenienti dalle biblioteche di Ateneo, in particolare dalla Biblioteca di Italianistica e Romanistica.
Tra questi, oltre alle Cinquecentine, “Geografia” di Tolomeo e “Dell’unione del Regno di Portogallo alla Corona di Castiglia” di Conestaggio, saranno esposte alcune prime edizioni del grande poeta e pittore portoghese José de Almada-Negreiros, donate alla Biblioteca dagli eredi, e opere di fine Ottocento in romeno.
Inoltre si potranno sfogliare alcuni volumi moderni che illustrano l’arte, la storia, la cultura dei due paesi ospiti e che testimoniano la ricchezza e la varietà della raccolta delle biblioteche del nostro Ateneo, un grande patrimonio accessibile a tutti.
La mostra continuerà dall’11 al 15 novembre presso la Biblioteca di Italianistica e Romanistica, piazza Torricelli 2, dalle 8.30 alle 20.00, ingresso libero.

 

Mercoledì, 06 Novembre 2019 09:41

Il superbasilico che cresce in fondo al mare

Il basilico coltivato nelle biosfere sottomarine dell’Orto di Nemo è più verde, aromatico e ricco di sostanze antiossidanti rispetto a quello che cresce sulla terraferma. La notizia arriva dall’Università di Pisa dove un team di ricercatori ha avuto il compito di valutare la risposta delle piante a condizioni di vita così particolari come quelle in fondo al mare. L’Ateneo pisano è infatti uno dei partner scientifici dell’Orto di Nemo, un progetto partito nel 2012 e promosso da Mestel Safety del gruppo Ocean Reef, una società che si occupa di strumentazioni subacquee, con l’obiettivo di realizzare un sistema alternativo di agricoltura per aree in cui le condizioni economiche o ambientali rendono difficile la crescita di specie vegetali a livello del suolo.

 

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Il basilico coltivato nelle biosfere dell'Orto di Nemo

Il basilico studiato è stato coltivato in biosfere di metacrilato di alcuni metri di diametro immerse nel mare tra i 6 e i 10 metri di profondità di fronte a Noli, al largo delle coste liguri. Queste serre sottomarine sono delle specie di mongolfiere trasparenti dove possono crescere, su mensole posizionate all’interno, dalle 65 alle 95 piantine. Riempite di aria, che essendo più leggera si posiziona nella parte superiore spingendo l’acqua sotto, sono strutture ecologiche che non inquinano e non danneggiano il mare, ed autosostenibili. Si alimentano infatti con energia rinnovabile e per quanto riguarda l’irrigazione utilizzano che l’acqua marina che distilla dalle pareti e gocciola sulle piante.

“Un ecosistema così diverso da quello terrestre per pressione, luce e umidità influenza la crescita delle piante, ma anche la loro composizione in termini di metaboliti primari e secondari – ha detto la professoressa Luisa Pistelli del Dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa - il nostro lavoro è stato quello di valutare la risposta delle piante a queste nuove condizioni ambientali da tre punti di vista, fisiologico, chimico e morfologico”.


Dalla analisi è quindi emerso che il basilico cresciuto nelle biosfere è più ricco di sostanze antiossidanti (polifenoli) e di pigmenti fotosintetici (clorofille e carotenoidi) per catturare meglio la minor luce che riceve rispetto a quella terrestre. È inoltre più ricco di metil eugenolo, l’aroma volatile caratteristico del basilico genovese, rispetto a quello tradizionale che cresce sulla terraferma. Dal punto di vista dell’aspetto non sono emerse differenze morfologiche al microscopio a scansione.

Le analisi sul basilico sono state condotte nei laboratori dei Dipartimenti di Farmacia e Scienze Agrarie, Alimentari e Agroambientali, Università di Pisa. Oltre a Luisa Pistelli fanno parte del gruppo di lavoro dell’Ateneo pisano Guido Flamini, Roberta Ascrizzi, Laura Pistelli. Nell’intero progetto rientrano anche Claudia Giuliani del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche, Università di Milano, Claudio Cervelli e Barbara Ruffoni del CREA-Unità di ricerca per la floricoltura e le specie ornamentali (FSO) e infine Elisabetta Princi, Sergio Gamberini, Luca Gamberini, Gianni Fontanesi della Mestel Safety (Ocean Reef Group) di Genova che hanno ideato, costruito e gestito le serre subacquee.

Mercoledì, 06 Novembre 2019 09:40

Il superbasilico che cresce in fondo al mare

Il basilico coltivato nelle biosfere sottomarine dell’Orto di Nemo è più verde, aromatico e ricco di sostanze antiossidanti rispetto a quello che cresce sulla terraferma. La notizia arriva dall’Università di Pisa dove un team di ricercatori ha avuto il compito di valutare la risposta delle piante a condizioni di vita così particolari come quelle in fondo al mare. L’Ateneo pisano è infatti uno dei partner scientifici dell’Orto di Nemo, un progetto partito nel 2012 e promosso da Mestel Safety del gruppo Ocean Reef, una società che si occupa di strumentazioni subacquee, con l’obiettivo di realizzare un sistema alternativo di agricoltura per aree in cui le condizioni economiche o ambientali rendono difficile la crescita di specie vegetali a livello del suolo.
Il basilico studiato è stato coltivato in biosfere di metacrilato di alcuni metri di diametro immerse nel mare tra i 6 e i 10 metri di profondità di fronte a Noli, al largo delle coste liguri. Queste serre sottomarine sono delle specie di mongolfiere trasparenti dove possono crescere, su mensole posizionate all’interno, dalle 65 alle 95 piantine. Riempite di aria, che essendo più leggera si posiziona nella parte superiore spingendo l’acqua sotto, sono strutture ecologiche che non inquinano e non danneggiano il mare, ed autosostenibili. Si alimentano infatti con energia rinnovabile e per quanto riguarda l’irrigazione utilizzano che l’acqua marina che distilla dalle pareti e gocciola sulle piante.
“Un ecosistema così diverso da quello terrestre per pressione, luce e umidità influenza la crescita delle piante, ma anche la loro composizione in termini di metaboliti primari e secondari – ha detto la professoressa Luisa Pistelli del Dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa - il nostro lavoro è stato quello di valutare la risposta delle piante a queste nuove condizioni ambientali da tre punti di vista, fisiologico, chimico e morfologico”.
Dalla analisi è quindi emerso che il basilico cresciuto nelle biosfere è più ricco di sostanze antiossidanti (polifenoli) e di pigmenti fotosintetici (clorofille e carotenoidi) per catturare meglio la minor luce che riceve rispetto a quella terrestre. È inoltre più ricco di metil eugenolo, l’aroma volatile caratteristico del basilico genovese, rispetto a quello tradizionale che cresce sulla terraferma. Dal punto di vista dell’aspetto non sono emerse differenze morfologiche al microscopio a scansione.
Le analisi sul basilico sono state condotte nei laboratori dei Dipartimenti di Farmacia e Scienze Agrarie, Alimentari e Agroambientali, Università di Pisa. Oltre a Luisa Pistelli fanno parte del gruppo di lavoro dell’Ateneo pisano Guido Flamini, Roberta Ascrizzi, Laura Pistelli. Nell’intero progetto rientrano anche Claudia Giuliani del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche, Università di Milano, Claudio Cervelli e Barbara Ruffoni del CREA-Unità di ricerca per la floricoltura e le specie ornamentali (FSO) e infine Elisabetta Princi, Sergio Gamberini, Luca Gamberini, Gianni Fontanesi della Mestel Safety (Ocean Reef Group) di Genova che hanno ideato, costruito e gestito le serre subacquee.

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