Quindici studenti del Polo Universitario Sistemi Logistici di Livorno in viaggio studio a Barcellona
Dal 20 al 22 novembre quindici studenti selezionati del Polo Universitario Sistemi Logistici di Livorno hanno avuto la possibilità di approfondire sul campo le materie studiate nel corso di laurea triennale e magistrale, attraverso un viaggio-studio a Barcellona. Il viaggio, finanziato dall’Ateneo nell’ambito dei Progetti speciali per la didattica, ha permesso agli studenti di visitare il Porto di Barcellona, tra i più avanzati del Mediterraneo, nonché uno dei principali per tonnellaggio merci e container movimentati.
Gli studenti, accompagnati dai professori Nicola Castellano, Antonio Pratelli e David Burgalassi hanno assistito ad una presentazione del porto e dei suoi terminal, da parte di Jordi Torrent, strategy manager della locale Autorità Portuale e hanno, poi, proseguito la visita, in battello, accompagnati dal personale della Escola Europea – Intermodal Transport.
Il viaggio è stata anche l’occasione per visitare l’Expo Smart City, una delle più importanti fiere europee e mondiali dedicate al tema delle smart cities, presente nella città spagnola proprio in quei giorni. Durante la visita, gli studenti, suddivisi in cinque gruppi, uno per ciascuna delle aree tematiche dell’Expo (Urban Environment, Mobility, Digital Information, Governance & Finance, Inclusive & Sharing cities) hanno potuto condurre interviste con gli espositori e partecipare a eventi e workshop sugli argomenti chiave del mondo delle “città intelligenti”, attuali e futuri, trattati in modo coinvolgente ed interattivo.

Luni: nuovi particolari sulla scoperta del tempio nel quartiere di Porta Marina
L’ultima campagna archeologica dell’Università di Pisa a Luni nel 2019 ha portato alla luce un tempio della seconda metà del I secolo d.C. nel quartiere di Porta Marina. L’edificio si affaccia proprio sul cardo maximus, la strada principale della città con andamento nord-sud, e sorge su quella che sinora si pensava fosse “soltanto” una domus.
“Lo spazio privato di una domus diventò dunque un’area sacra per gli abitanti del quartiere e, probabilmente, anche per coloro che lavoravano nel vicino porto, dal quale l’edificio doveva essere visibile”, spiega la professoressa Simonetta Menchelli dell’Ateneo pisano, che coordina gli scavi.
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L’alto podio su cui venne costruito il tempio è andato completamente perduto ma, considerando le fondazioni dei vani di servizio al di sotto della cella e del pronao, gli archeologi sono riusciti a ricostruire la pianta dell’edificio a cella unica quadrangolare che appare simile a quella di altri templi dell'epoca nella stessa Luni, come ad esempio quello cosiddetto di Diana, o ad Ostia.
“Nella prossima campagna nel 2020, l’obiettivo sarà di portare in luce i resti della scalinata di accesso al tempio, al quale si arrivava appunto dal cardo maximus”, aggiunge la professoressa Menchelli.
Ma non finiscono qui le novità emerse dagli scavi dell’Università di Pisa che hanno riguardato la parte di Luni più vicina al porto, dove negli anni scorsi gli archeologi hanno individuato due domus del II secolo a.C., che nei secoli hanno subito numerose ristrutturazioni, rifacimenti e cambi d’uso.
Nella domus meridionale gli scavi hanno infatti messo in luce parte di un vasto peristilio pavimentato con un conglomerato cementizio marmoreo, nelle cui vicinanze doveva esserci una fontana, e/o delle volte o delle pareti decorate con conchiglie, come si deduce dai numerosi molluschi marini bivalvi ritrovati incastonati nella malta.
“Erano decorazioni comuni nelle domus di prestigio a partire dal I secolo a.C. - dice Simonetta Menchelli - per arricchire le case con elementi naturali connessi con l’ambiente acquatico, ma anche con funzione simbolica, essendo le conchiglie considerate simbolo di prosperità e fecondità”.
Per quanto riguarda la seconda domus più a settentrione, la struttura fu occupata da un impianto per il lavaggio di pellami e tessuti e su questo, alla fine VI secolo d.C., fu costruita una casa, di cui sono stati scavati due ambienti, uno con un focolare al centro, ed un cortile esterno. L’area continuò quindi ad essere occupata sino alla fine del VII e l’inizio dell’VIII secolo d.C. e i suoi abitanti dovevano avere un elevato tenore di vita, come rivelano le anfore ritrovate che contengono derrate alimentari provenienti da tutto il Mediterraneo (Campania, Tunisia/Algeria, Grecia, Turchia e area siro-palestinese).
Le campagne di scavo a Luni dell’Ateneo pisano sono svolte in regime di concessione da parte della Soprintendenza Archeologica Liguria e in sinergia con il Museo Archeologico Nazionale di Luni ed il Comune di Luni. Partecipano gli studenti dell’Università di Pisa, dell’Istituto Parentucelli Arzelà di Sarzana e del Liceo Costa di La Spezia, coordinati sul campo dal dottore Paolo Sangriso, con i dottori Alberto Cafaro, Stefano Genovesi, Rocco Marcheschi, Silvia Marini, e con la collaborazione del dottore Domingo Belcari.
Alle attività sul campo prende parte il professore Stephen Carmody (Troy University, Alabama, USA) per la classificazione dei materiali paleobotanici che ha recuperato mediante la flottazione degli strati archeologici. Tale studio offrirà dati significativi sull’ambiente naturale lunense, e sulla relativa interazione antropica.
Al progetto partecipano inoltre il professore Adriano Ribolini (DST, UniPi), per le indagini Ground Penetrating Radar volte ad individuare gli edifici sepolti nel settore meridionale della città, per definirne la pianta ed indirizzare i futuri scavi, il professore Vincenzo Palleschi (CNR, Pisa) per la modellazione delle strutture in 3D, ed il dottor Younes Naime (DCFS, UniPi) per lo studio dei reperti archeozoologici.
I risultati della campagna archeologica sono stati presentati in un Open day lo scorso ottobre, che ha visto la partecipazione di oltre 350 visitatori.
Fig. 1. L’area di scavo vista da est
Fig. 2. Alcuni dei molluschi inseriti nelle murature
Fig. 3. In primo piano i resti del tempio visti da sud
Fig. 4. L’open day in corso a Luni (12 ottobre 2019)
"Do humans dream of creative machines?". Tavola rotonda e workshop
Il 5 dicembre l'associazione KRINO organizza una tavola rotonda e un workshop dal titolo "Do humans dream of creative machines?".
L'evento è realizzato con il contributo di ateneo per le attività studentesche autogestite (rif. n. 2180 e 2182), nell'ambito dei workshop “Algoritmi e Dati: dinamiche sociali, biopolitiche e comunicative” e “Algoritmi e Dati: una prospettiva filosofica e culturale”.
Programma
5 dicembre 2019
h. 10:00 - 13:00
Panel discussion in Sala Colonne, Palazzo Venera (Via Santa Maria 36)
Continuamente i media ci informano sui nuovi traguardi raggiunti dalle intelligenze artificiali, restituendoci l’immagine di algoritmi capaci di cimentarsi quasi coscientemente in attività complesse e creative, dalla risoluzione di giochi di strategia alla produzione artistica.
I computer stanno finalmente acquisendo alcune caratteristiche proprie degli esseri umani?
Oppure siamo noi che tendiamo a dar loro un’identità umana?
L'incontro affronterà queste domande cercando di sfatare alcuni miti e di proporre una diversa narrazione delle intelligenze artificiali.
Intervengono: Maurizio Parton, Simone Pieranni, Anna Monreale e Davide Bacciu. Modera Stefano Capezzuto di KRINO.
h. 14:00 - 16:00
Workshop in RLab2 (Laboratorio di Cultura Digitale), Palazzo Ricci (via Collegio Ricci 10)
Masterclass su livecoding e processi algoritmici in ambito artistico, a cura di Umanesimo Artificiale.
La masterclass a cura di Umanesimo Artificiale ha lo scopo di presentare la programmazione informatica come linguaggio artistico e performativo introducendo il movimento del livecoding e due tra i software opensource più utilizzati dalla community internazionale: TidalCycles (livecoding musicale) e Hydra (livecoding visuale).
I partecipanti avranno la possibilità di esplorare le possibilità creative di questi strumenti insieme all'artista multimediale Nesso e di sperimentare in prima persona come generare visualizzazioni usando funzioni matematiche di base.
Al termine della masterclass si assisterà ad una performance audiovisiva che metterà in pratica i concetti trattati.
Info:
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https://www.facebook.com/krino.org/
Ricerca internazionale documenta l’impatto antropico sull’ambiente alpino già dall’Età del Ferro
Una ricerca internazionale coordinata dall’Università di Pisa ha documentato l’effetto delle attività umane sull’ambiente alpino già dall’Età del Ferro, circa 2800 anni fa. Eleonora Regattieri e Giovanni Zanchetta, del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Ateneo pisano, insieme al loro team hanno analizzato una colata stalagmitica proveniente della Grotta di Rio Martino nelle Alpi occidentali in Piemonte. Questo eccezionale “archivio naturale” ha consentito infatti di studiare l’impatto antropico sull’ambiente alpino negli ultimi 9000 anni. I risultati della ricerca, appena pubblicati sulla rivista Scientific Reports, hanno così collegato l’instaurarsi dell’attività della transumanza stagionale, uno dei tratti della futura economia della zona, con una maggiore vulnerabilità del suolo rispetto alle precipitazioni e alle variazioni climatiche.

Eleonora Regattieri Giovanni Zanchetta nella Grotta di Rio Martino
“Nella regione alpina - spiega Eleonora Regattieri - l’inizio dell’Età del Ferro coincide con lo sviluppo delle tecniche casearie. La possibilità di conservare e trasportare il latte prodotto in estate coincide con l’inizio dell’utilizzo permanente dei siti di alta quota e lo sviluppo della moderna economia alpina, tutte attività che impattano sull’ambiente e soprattutto sul suolo”.
Come emerge dal confronto fra le analisi geologiche e i dati archeologici, nel periodo compreso tra 9800 e i 2800 anni fa, quando la pressione antropica nei siti di alta quota era scarsa, l’erosione del suolo appare legata soprattutto a contrazioni naturali della vegetazione, legate a momenti di riduzione delle precipitazioni. A partire dall’ Età del Ferro, 2800 anni fa, i dati geochimici evidenziano invece un drastico cambiamento nella risposta del suolo, che determina una maggiore erosione in risposta al brusco aumento delle precipitazioni.
“Il record di Rio Martino – spiega Giovanni Zanchetta - suggerisce un profondo e precoce impatto delle attività umane sui naturali processi della cosiddetta ‘Zona Critica’, che nelle Alpi come altrove, è quella “pelle” che riveste il nostro pianeta, dalle acque sotterranee sino all’apice della vegetazione, e che tramite una rete di complesse interazioni tra le diverse componenti biotiche ed abiotiche, determina la disponibilità di risorse che rendono possibile la vita sulla Terra”.
Lo studio delle proprietà geochimiche e magnetiche della concrezione della grotta di Rio Martino ha infatti consentito agli scienziati di collegare le informazioni locali sul suolo e sulla vegetazione ai parametri climatici che agiscono su scala regionale, compreso il regime idrologico.
Giovanni Zanchetta nella Grotta di Rio Martino
“Come sappiamo bene l’attività umana trasforma gli ambienti e l'ecologia terrestre da migliaia di anni, un processo che negli ultimo secoli si è fatto sempre più imponente, fino a cambiare la composizione dell’atmosfera e influenzare il clima stesso del nostro pianeta - conclude Giovanni Zanchetta – Quando tutto questo sia cominciato e con quanta intensità sono domande che come ricercatori ci poniamo, anche nell’ottica di prevedere e mitigare i possibili cambiamenti futuri indotti dall’attività umana”.
Ricerca internazionale documenta l’impatto antropico sull’ambiente alpino già dall’Età del Ferro
Una ricerca internazionale coordinata dall’Università di Pisa ha documentato l’effetto delle attività umane sull’ambiente alpino già dall’Età del Ferro, circa 2800 anni fa. Eleonora Regattieri e Giovanni Zanchetta, del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Ateneo pisano, insieme al loro team hanno analizzato una colata stalagmitica proveniente della Grotta di Rio Martino nelle Alpi occidentali in Piemonte. Questo eccezionale “archivio naturale” ha consentito infatti di studiare l’impatto antropico sull’ambiente alpino negli ultimi 9000 anni. I risultati della ricerca, appena pubblicati sulla rivista Scientific Report, hanno così collegato l’instaurarsi dell’attività della transumanza stagionale, uno dei tratti della futura economia della zona, con una maggiore vulnerabilità del suolo rispetto alle precipitazioni e alle variazioni climatiche.
“Nella regione alpina - spiega Eleonora Regattieri - l’inizio dell’Età del Ferro coincide con lo sviluppo delle tecniche casearie. La possibilità di conservare e trasportare il latte prodotto in estate coincide con l’inizio dell’utilizzo permanente dei siti di alta quota e lo sviluppo della moderna economia alpina, tutte attività che impattano sull’ambiente e soprattutto sul suolo”.
Come emerge dal confronto fra le analisi geologiche e i dati archeologici, nel periodo compreso tra 9800 e i 2800 anni fa, quando la pressione antropica nei siti di alta quota era scarsa, l’erosione del suolo appare legata soprattutto a contrazioni naturali della vegetazione, legate a momenti di riduzione delle precipitazioni. A partire dall’ Età del Ferro, 2800 anni fa, i dati geochimici evidenziano invece un drastico cambiamento nella risposta del suolo, che determina una maggiore erosione in risposta al brusco aumento delle precipitazioni.
“Il record di Rio Martino – spiega Giovanni Zanchetta - suggerisce un profondo e precoce impatto delle attività umane sui naturali processi della cosiddetta ‘Zona Critica’, che nelle Alpi come altrove, è quella “pelle” che riveste il nostro pianeta, dalle acque sotterranee sino all’apice della vegetazione, e che tramite una rete di complesse interazioni tra le diverse componenti biotiche ed abiotiche, determina la disponibilità di risorse che rendono possibile la vita sulla Terra”.
Lo studio delle proprietà geochimiche e magnetiche della concrezione della grotta di Rio Martino ha infatti consentito agli scienziati di collegare le informazioni locali sul suolo e sulla vegetazione ai parametri climatici che agiscono su scala regionale, compreso il regime idrologico.
“Come sappiamo bene l’attività umana trasforma gli ambienti e l'ecologia terrestre da migliaia di anni, un processo che negli ultimo secoli si è fatto sempre più imponente, fino a cambiare la composizione dell’atmosfera e influenzare il clima stesso del nostro pianeta - conclude Giovanni Zanchetta – Quando tutto questo sia cominciato e con quanta intensità sono domande che come ricercatori ci poniamo, anche nell’ottica di prevedere e mitigare i possibili cambiamenti futuri indotti dall’attività umana”.
Luni: scoperto un tempio nel quartiere di Porta Marina
L’ultima campagna archeologica dell’Università di Pisa a Luni per il 2019 ha portato alla luce un tempio della seconda metà del I secolo d.C. nel quartiere di porta Marina. L’edificio si affaccia proprio sul cardo maximus, la strada principale della città con andamento nord-sud, e sorge su quella che sinora si pensava fosse “soltanto” una domus.
“Lo spazio privato di una domus diventò dunque un’area sacra per gli abitanti del quartiere e, probabilmente, anche per coloro che lavoravano nel vicino porto, dal quale l’edificio doveva essere visibile”, spiega la professoressa Simonetta Menchelli dell’Ateneo pisano, che coordina gli scavi.
L’alto podio su cui venne costruito il tempio è andato completamente perduto ma, considerando le fondazioni dei vani di servizio al di sotto della cella e del pronao, gli archeologi sono riusciti a ricostruire la pianta dell’edificio a cella unica quadrangolare che appare simile a quella di altri templi dell'epoca nella stessa Luni, come ad esempio quello cosiddetto di Diana, o ad Ostia.
“Nella prossima campagna nel 2020, l’obiettivo sarà di portare in luce i resti della scalinata di accesso al tempio, al quale si arrivava appunto dal cardo maximus”, aggiunge la professoressa Menchelli.
Ma non finiscono qui le novità emerse dagli scavi dell’Università di Pisa che hanno riguardato la parte di Luni più vicina al porto, dove negli anni scorsi gli archeologi hanno individuato due domus del II secolo a.C., che nei secoli hanno subito numerose ristrutturazioni, rifacimenti e cambi d’uso.
Nella domus meridionale gli scavi hanno infatti messo in luce parte di un vasto peristilio pavimentato con un conglomerato cementizio marmoreo, nelle cui vicinanze doveva esserci una fontana, e/o delle volte o delle pareti decorate con conchiglie, come si deduce dai numerosi molluschi marini bivalvi ritrovati incastonati nella malta.
“Erano decorazioni comuni nelle domus di prestigio a partire dal I secolo a.C. - dice Simonetta Menchelli - per arricchire le case con elementi naturali connessi con l’ambiente acquatico, ma anche con funzione simbolica, essendo le conchiglie considerate simbolo di prosperità e fecondità”.
Per quanto riguarda la seconda domus più a settentrione, la struttura fu occupata da un impianto per il lavaggio di pellami e tessuti e su questo, alla fine VI secolo d.C., fu costruita una casa, di cui sono stati scavati due ambienti, uno con un focolare al centro, ed un cortile esterno. L’area continuò quindi ad essere occupata sino alla fine del VII e l’inizio dell’VIII secolo d.C. e i suoi abitanti dovevano avere un elevato tenore di vita, come rivelano le anfore ritrovate che contengono derrate alimentari provenienti da tutto il Mediterraneo (Campania, Tunisia/Algeria, Grecia, Turchia e area siro-palestinese).
Le campagne di scavo a Luni dell’Ateneo pisano sono svolte in regime di concessione da parte della Soprintendenza Archeologica Liguria e in sinergia con il Museo Archeologico Nazionale di Luni ed il Comune di Luni. Partecipano gli studenti dell’Università di Pisa, dell’Istituto Parentucelli Arzelà di Sarzana e del Liceo Costa di La Spezia, coordinati sul campo dal dottore Paolo Sangriso, con i dottori Alberto Cafaro, Stefano Genovesi, Rocco Marcheschi, Silvia Marini, e con la collaborazione del dottore Domingo Belcari.
Alle attività sul campo prende parte il professore Stephen Carmody (Troy University, Alabama, USA) per la classificazione dei materiali paleobotanici che ha recuperato mediante la flottazione degli strati archeologici. Tale studio offrirà dati significativi sull’ambiente naturale lunense, e sulla relativa interazione antropica.
Al progetto partecipano inoltre il professore Adriano Ribolini (DST, UniPi), per le indagini Ground Penetrating Radar volte ad individuare gli edifici sepolti nel settore meridionale della città, per definirne la pianta ed indirizzare i futuri scavi, il professore Vincenzo Palleschi (CNR, Pisa) per la modellazione delle strutture in 3D, ed il dottor Younes Naime (DCFS, UniPi) per lo studio dei reperti archeozoologici.
I risultati della campagna archeologica sono stati presentati in un Open day lo scorso ottobre, che ha visto la partecipazione di oltre 350 visitatori.
Convegno "1979-2019: 40 anni di CUN"
In occasione dei 40 anni dall'istituzione del Consiglio Universitario Nazionale, il 18 dicembre 2019 si tiene presso il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (viale Trastevere 76a, Roma), un convegno sulla storia e sulle prospettive dell'organo di rappresentanza e consulenza delle Università italiane.
Dopo la relazione introduttiva del presidente del CUN Antonio Vicino, seguiranno le testimonianze di diversi ex presidenti e quindi alcuni interventi sui rapporti del CUN con altre organizzazioni. Conclude il convegno Lorenzo Fioramonti, Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.
Sul sito del ministero www.miur.gov sarà possibile seguire l'evento in diretta streaming.
Selezionato l'Ambasciatore per l'Innovazione Rurale per l'Italia
Nel mese di gennaio 2019 il progetto Horizon 2020 "LIAISON", finanziato dalla Commissione Europea, ha bandito il Contest EURIC, un concorso con l'obiettivo di ricercare iniziative innovative nei settori dell’agricoltura, della silvicoltura e nelle filiere agroalimentari a livello europeo. Un totale di 220 imprese, progetti e iniziative in 21 Stati membri dell'UE e in 2 paesi limitrofi extra-UE, hanno partecipato al concorso.
Una commissione internazionale di esperti indipendenti ha selezionato 15 progetti come ambasciatori europei per l'innovazione rurale e in rappresentanza della grande varietà di gruppi innovativi in diversi settori e aree geografiche. L'Ambasciatore per l'Innovazione Rurale selezionato per l'Italia è Milano Porta Verde. Gli ambasciatori dei progetti selezionati avranno un riconoscimento internazionale grazie al premio conferitogli. Riceveranno inoltre del materiale promozionale e divulgativo personalizzato, nonché la possibilità di beneficiare di numerose opportunità di networking.

Partner di LIAISON in Italia è l'Università di Pisa, con un team del dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali guidato dal professor Gianluca Brunori, che commenta così il risultato: "I tempi stanno cambiando, in tutta Europa i settori agricolo, forestale e agroalimentare si trovano ad affrontare importanti e nuove sfide e opportunità sul piano sociale, economico e ambientale. L'innovazione rurale è attualmente uno dei temi di discussione più importanti, dalle tavole nelle cucine degli agriturismi alle sedi decisionali della Commissione Europea a Bruxelles. Abbiamo quindi deciso di trovare quanti più buoni esempi di innovazione rurale possibile e di promuovere il loro importante lavoro e le loro buone idee. Ci siamo particolarmente impegnati a identificare partenariati che riuniscano competenze diverse, da persone e organizzazioni con background differenti”.
Tutti gli ambasciatori dei progetti selezionati saranno premiati alla cerimonia di conferimento del Contest Europeo per l'Innovazione Rurale che si terrà il 3 dicembre 2019 a Bruxelles durante l'evento annuale “Organic Innovation Days” organizzato da TP Organics - European Technology Platform.
Il progetto LIAISON e la TP Organics - European Technology Platform
LIAISON è un progetto "multi-attoriale", finanziato dalla Commissione Europea, che ha l’obiettivo di identificare i fattori di successo nei partenariati per l'innovazione. Il progetto vuole rispondere alle seguenti domande: perché alcune partnership hanno la capacità di organizzarsi, carpire nuove idee, coltivarle e creare qualcosa di nuovo? Come si fa a sperimentare l’innovazione e a trasformarla in una vera e propria pratica? L'obiettivo chiave di LIAISON è di incoraggiare maggiormente queste partnership di successo per l'innovazione.
Il progetto LIAISON coinvolge 17 partner in 15 paesi. Il progetto riceve finanziamenti dal programma di ricerca e innovazione Horizon 2020 dell'Unione Europea.
TP Organics - European Technology Platform è una delle 40 piattaforme tecnologiche europee (ETP) riconosciute ufficialmente dalla Commissione Europea. La sua missione è quella di rafforzare la ricerca e l'innovazione delle produzioni biologiche, e di altri approcci produttivi agro-ecologici, che contribuiscono alla sostenibilità dei sistemi agricoli e alimentari. Per raggiungere questo obiettivo, TP Organics riunisce grandi aziende, piccole e medie imprese, ricercatori, agricoltori, consumatori e organizzazioni della società civile, attivi nelle filiere biologiche: dall’approvvigionamento di input alla produzione, trasformazione, commercializzazione, fino al consumo dei prodotti agroalimentari.
Assegnato a Cosimo Bracci Torsi il "Campano d'Oro" 2019
È stato assegnato al dottor Cosimo Bracci Torsi, presidente della Fondazione Palazzo Blu, il “Campano d’Oro” 2019, giunto quest’anno alla 49a edizione. La consegna del prestigioso riconoscimento avverrà sabato 30 novembre, alle 10,30 nell’Aula Magna Nuova della Sapienza.
Dopo i saluti del rettore Paolo Mancarella e del sindaco Michele Conti, il soprintendente Andrea Muzzi leggerà la "Laudatio" e il presidente dell'Associazione Laureati Ateneo Pisano (ALAP), Paolo Ghezzi, darà lettura della Motivazione del conferimento. Seguirà la consegna del "Campano d’Oro" al dottor Bracci Torsi, cui sarà consegnata una medaglia d’oro che raffigura la Torre medievale del Campano, che si trova in prossimità della Sapienza, la cui campana scandiva l'inizio e la fine delle lezioni universitarie. È quindi previsto un intervento del premiato. Un omaggio musicale del Coro dell’Università di Pisa con i cori dal melodramma “Orfeo ed Euridice” di Ch.W. Gluck concluderà, come da tradizione, la cerimonia.
Dal 1971 l'’ALAP assegna, in stretta collaborazione con l’Ateneo, il "Campano d’Oro" a illustri personalità che si siano laureate a Pisa. Nell’ormai lunga serie di premiati figurano figure della cultura, della scienza, dello spettacolo, dell’economia, fra i quali Carlo Azeglio Ciampi, Carlo Rubbia, Giuliano Amato, Andrea Bocelli, Paolo Dario, Franco Mosca e Franco Gabrielli. Lo scorso anno il Campano d’Oro è stato assegnato al fisico Guido Tonelli, che ha partecipato ed è stato portavoce dell'esperimento CMS al CERN, che ha portato alla scoperta del bosone di Higgs.
Cosimo Bracci Torsi, personalità di grande spicco nel mondo della cultura, si è laureato all’Università di Pisa in Chimica nel luglio 1959. Da allora e fino al 1995 è stato prima dirigente, poi amministratore e infine presidente del laboratorio farmaceutico Guidotti. È stato anche vice presidente di Assofarma. Attualmente è alla guida della Fondazione Palazzo Blu, che gestisce l’omonima struttura che organizza mostre, e della società Alfea, che gestisce l’ippodromo di San Rossore.
Al dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e ambientali il convegno sulla “Qualità degli alimenti e produzioni locali”
Oltre a rivestire una grande importanza storico-culturale, Pisa e il suo territorio sono rinomati per importanti attività agricole che si distinguono per coltivazioni di nicchia e allevamenti di bovini dalla carne di notevole qualità. Di questo si parlerà nel convegno organizzato dalla delegazione pisana dell’”Accademia della cucina” e dal dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università di Pisa e che si svolgerà nell’Aula magna dello stesso dipartimento sabato 30 novembre, con inizio alle ore 9.30.
Dopo i saluti del direttore del dipartimento, Alberto Pardossi, del delegato pisano dell’”Accademia della cucina”, Enrico Bonari, e del presidente del corso di studio in “Biosicurezza e qualità degli alimenti”, Andrea Serra, si succederanno le presentazioni di ricercatori che da anni studiano le caratteristiche degli alimenti tipici del territorio pisano. Il primo intervento, tenuto dalla professoressa Annamaria Ranieri, verterà sugli aspetti nutrizionali e nutraceutici degli alimenti, quindi seguiranno il professor Damiano Remorini, che discuterà degli aspetti organolettici della frutta locale, e la professoressa Luciana Angelini, che affronterà la problematica della tutela e della valorizzazione delle varietà locali di specie erbacee.
Nella seconda parte del convegno il professor Fernando Malorgio presenterà una relazione sul patrimonio varietale degli ortaggi tipici toscani, a cui seguirà l’intervento del professor Gianpaolo Andrich sulle tecnologie enologiche e olearie atte a valorizzare la materia prima presente sul territorio pisano. Concluderà le presentazioni il professor Marcello Mele che parlerà dell’eccellenza della carne della mucca pisana. Seguirà una discussione aperta a tutti i partecipanti.
