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Comunicati stampa

Siamo nel 1902 quando Guglielmo Marconi, l’inventore della radio, decide di costruire in Italia una stazione radiotelegrafica ultrapotente con l’intento di effettuare collegamenti con le Americhe e con le colonie italiane in Africa Orientale. Si sarebbe trattato della prima stazione intercontinentale in Italia e di una delle primissime al mondo. La scelta cadrà sul sito di Coltano, tra Pisa e Livorno, dove i lavori inizieranno nel 1905. Il risultato farà la storia delle telecomunicazioni.

Questo ed altro in uno studio dal titolo “Coltano: the forgotten Story of Marconi’s Early Powerful Intercontinental Station”, pubblicato dalla prestigiosa rivista “Aereospace and Electronic Systems Magazine”, a firma di Filippo Giannetti, docente di telecomunicazioni al Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa e grande appassionato della figura di Gugliemo Marconi.

“La documentazione su Coltano – spiega Giannetti – è frammentaria e largamente incompleta. Molti testi sono inoltre di difficile reperimento e le ricostruzioni storiche in circolazione fino ad ora presentano spesso numerose inesattezze. Manca insomma una trattazione che sia completa dal punto di vista storico ed al tempo stesso rigorosa dal punto di vista tecnico e scientifico. Ho cercato così di colmare questa lacuna con un paziente lavoro bibliografico di ricerca delle fonti originali, raccogliendo e mettendo numerosi documenti conservati in diversi archivi, sia all'estero, tra cui quelli della Marconi Company, custoditi presso la Bodleian Library, di Oxford, sia in Italia e a Pisa, soprattutto grazie alla disponibilità del personale della biblioteca di Ingegneria. Questo è il primo studio competo sul sito di Coltano basato su documenti esistenti e, cosa estremamente importante, scritto in inglese, il che significa che tutta la comunità internazionale di studiosi potrà adesso averne accesso”.

La paziente e rigorosa ricostruzione di un contesto storico chiaro e organico sul sito e sulla palazzina marconiana dove il fisico italiano condusse i suoi esperimenti assume in questo momento un’importanza particolare, dato che la Stazione Marconi, ora in completo abbandono, è appena stata acquisita dal Comune di Pisa con l’intento di costruire un museo delle telecomunicazioni.
In questo orizzonte, lo studio di Giannetti riconduce in modo storicamente fondato la scelta di Marconi di costruire una stazione radio ad una strategia di espansione commerciale della Marconi Wireless Telegraph Company in Italia, e ricostruisce in modo dettagliato le motivazioni sia storiche e sia legate alle caratteristiche del territorio che hanno portato il grande scienziato a scegliete proprio Coltano, a partire dall’alta conduttività del suolo, che facilita la trasmissione delle onde radio. Grazie alle sue caratteristiche uniche, la stazione di Coltano superò molti dei record del tempo.

“Al momento della sua entrata in servizio, nel 1911, oltre ad essere la prima in Italia –conclude Giannetti – venne salutata dal New York Times come la più potente al mondo, riuscendo a coprire con il proprio segnale circa un sesto della superficie terrestre. Fu inoltre la prima stazione ad inviare un segnale in grado di oltrepassare l’intero deserto del Sahara raggiungendo Massaua, in Eritrea. Infine, è stato attraverso la stazione di Coltano che, dal suo ufficio a Roma, Marconi accese le luci della gigantesca statua Cristo a Rio de Janeiro, il 12 ottobre 1931, in occasione delle celebrazioni per i 439 anni della scoperta dell’America”.

Una curiosità che emerge dallo studio di Giannetti è l'esistenza di una stazione "gemella" di quella di Coltano, cioè con la stessa struttura del sistema di antenne, installata nel 1914 della società Marconi nelle isole Hawaii.

La parola fine per il sito di Coltano venne decretata dallo scoppio della seconda guerra mondiale, con la totale militarizzazione dell’area e con i bombardamenti e le devastazioni che interessarono tutta l’area di Pisa nell’estate del 1944.

La palazzina marconiana e l’intero sito, ora attendono un serio progetto di recupero e valorizzazione.

Il 5 e 6 giugno, per la prima volta si riuniranno a Pisa i maggiori studiosi italiani delle varie discipline orientalistiche del mondo antico per interrogarsi sul posto che oggi occupano nell’università e nella società italiana gli studi sull’Egitto e il Vicino Oriente antico e sulle loro prospettive nel panorama contemporaneo. I due giorni di convegno, a cura di Marilina Betrò, vogliono essere un’occasione di riflessione collettiva, che affronti, da un lato, il ripensamento critico del passato e presente delle discipline coinvolte e si confronti, dall’altro, sul loro futuro: quello che si va delineando e quello che si vuole costruire. Il convegno sarà ospitato al Polo Carmignani in Piazza dei Cavalieri, il programma è disponibile sul sito http://egittologia.cfs.unipi.it/.
Questi temi saranno discussi in una serie di relazioni introduttive, aperte da Edda Bresciani e Paolo Matthiae, e proseguite da Clelia Mora e Stefano De Martino per l’Anatolistica, Francesco Pomponio per l’Assiriologia, Stefania Mazzoni per l’Archeologia del Vicino Oriente, Patrizia Piacentini per l’Egittologia, Riccardo Contini per la Semitistica e Lucio Milano per la Storia del Vicino Oriente antico.
Cinque sessioni tematiche daranno invece conto degli ultimi risultati delle ricerche in atto, delle nuove problematiche e metodologie, delle recenti tendenze interpretative, con venticinque relazioni di studiosi provenienti dai maggiori centri di ricerca di tutta Italia. Le conclusioni sono affidate a Mario Liverani.
Per favorire la discussione e rendere più agile e ampio il confronto, le sessioni ospiteranno presentazioni brevi, di dieci minuti ciascuna, su singoli aspetti di ricerca, cui fungono da corredo i testi scritti forniti dagli autori e messi in precedenza online. Al termine di ciascuna sessione tematica avrà luogo la discussione, che permetterà di approfondire ulteriormente i temi affrontati, evidenziare problematiche comuni, suggerire nuove linee di ricerca e creare possibilità di interazione tra le discipline.
Il comitato organizzativo è composto da Marilina Betrò (Università di Pisa), Stefano De Martino (Università di Torino), Frances Pinnock (Università La Sapienza Roma), Gianluca Miniaci (Università di Pisa).

Mercoledì, 31 Maggio 2017 10:36

Laboratorio su "Emozioni e corporeità"

Mercoledì 14 giugno alle ore 16, nell'Aula Car-B (Palazzo Carità, via Paoli, I piano) avrà luogo la terza giornata del Laboratorio su "Emozioni e corporeità", organizzato dal progetto Zetesis.

Intervengono:

Manuel Camassa
Corpo ed empatia. Un approccio fenomenologico al problema

Giulia Benetti
Emozioni e corporeità. "Restare in mutande"

L'incontro è organizzato i contributi per le attività studentesche autogestite dell'Università di Pisa.

Info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Si terrà giovedì 1° giugno, alle ore 12 nella Sala dei Mappamondi del rettorato, la presentazione del nuovo Centro interdipartimentale di ricerca in Promozione della Salute e Information Technology (ProSIT) dell'Università di Pisa, che si occuperà di innovazione in sanità pubblica grazie alla collaborazione tra cinque dipartimenti dell'Ateneo pisano.
Alla conferenza di presentazione interverranno il rettore Paolo Mancarella, l'assessore al Diritto alla salute della Regione Toscana, Stefania Saccardi, il direttore Pierluigi Lopalco e altri docenti afferenti al Centro ProSIT.

L'Università di Pisa dedica un approfondimento e una riflessione al progetto industriale, sociale e culturale avviato da Adriano Olivetti in Toscana. La ricerca, che parte dal percorso fotografico sulle architetture olivettiane di Ivrea, curato dal fotografo di architettura Gianluca Giordano, è frutto dell'iniziativa del dipartimento di Ingegneria dell'Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni, di quello di Civiltà e Forme del Sapere e del Museo degli Strumenti per il Calcolo, in collaborazione con la Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti e con l’Associazione Archivio Storico Olivetti. In particolare, il gruppo di lavoro comprende la professoressa Denise Ulivieri, ricercatrice di Storia dell'Architettura, il professor Marco Giorgio Bevilacqua, presidente del corso di laurea magistrale in Ingegneria edile-architettura, il professor Fabio Gadducci e il professor Giuseppe Lettieri, rispettivamente direttore e vice-direttore del Museo degli Strumenti per il Calcolo, il professor Sandro Paci del dipartimento di Ingegneria civile e industriale, le dottoresse di ricerca Stefania Landi e Lucia Giorgetti, del dipartimento di Ingegneria dell'Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni.
I primi risultati saranno diffusi con una mostra fotografica che sarà inaugurata al Museo degli Strumenti per il Calcolo durante l’Internet Festival, dal 5 all'8 ottobre prossimi. Il Museo conserva una preziosa collezione di mainframe Olivetti degli anni Sessanta, oltre alla Calcolatrice Elettronica Pisana, il primo calcolatore scientifico costruito in Italia. Frutto di una joint venture fra Università di Pisa e la stessa azienda di Ivrea, la CEP simboleggia la perfetta integrazione e sinergia tra impegno produttivo, società e cultura nel panorama italiano e internazionale di Olivetti.
Le architetture toscane della Olivetti indagate attraverso immagini – fotografie realizzate da celebri fotografi, istantanee degli architetti ideatori di tali architetture, scatti realizzati per le riviste di settore e non, le raccolte relative all’uso collettivo degli spazi – stimolano un dialogo immediato e diretto. Gli edifici toscani testimoniano, infatti, “l’idea di una comunità concreta” attraverso la loro configurazione architettonica, il loro rapporto con il territorio e la loro organizzazione degli spazi.
Ciò nonostante l’urbanistica e l’architettura costituiscono parte essenziale di un pensiero, quello di Adriano Olivetti, ancora più vasto, che mette al centro l'economia, la società e la comunità.
Il "viaggio espositivo" si articolerà, dunque, in una serie di percorsi conoscitivi con lo scopo di raccontare temi, eventi, personaggi che hanno segnato intimamente la vicenda di Adriano Olivetti in Toscana: l’incontro con Carlo Ludovico Ragghianti che avviene nel campo della "diffusione della cultura" e tutte le iniziative a esso collaterali, così come la rete delle relazioni che il critico Ragghianti intreccia con studiosi, artisti e personalità legati direttamente o indirettamente all’azienda Olivetti. E ancora, i Centri comunitari della Valdera dove gli “urbanisti condotti” affrontano i temi dell’urbanistica fra gli operai e i contadini, o il Laboratorio di Ricerche Elettroniche Olivetti ospitato nelle immediate vicinanze di Pisa dove un gruppo di giovani ricercatori guidati da Mario Tchou lavora alla realizzazione dell’Elaboratore Elettronico Aritmetico - Elea.
La ricerca, tuttora in corso all’Associazione Archivio Storico Olivetti, alla Fondazione Ragghianti di Lucca e ad altri archivi, arricchirà di significato le immagini in mostra, ricostruendo l’esperienza toscana di Adriano Olivetti con materiali documentari inediti e rivelando inaspettati risvolti sociali e culturali propri dell'esperienza del grande industriale di Ivrea.

L'Università di Pisa dedica un approfondimento e una riflessione al progetto industriale, sociale e culturale avviato da Adriano Olivetti in Toscana. La ricerca, che parte dal percorso fotografico sulle architetture olivettiane di Ivrea, curato dal fotografo di architettura Gianluca Giordano, è frutto dell'iniziativa del dipartimento di Ingegneria dell'Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni, di quello di Civiltà e Forme del Sapere e del Museo degli Strumenti per il Calcolo, in collaborazione con la Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti e con l’Associazione Archivio Storico Olivetti. In particolare, il gruppo di lavoro comprende la professoressa Denise Ulivieri, ricercatrice di Storia dell'Architettura, il professor Marco Giorgio Bevilacqua, presidente del corso di laurea magistrale in Ingegneria edile-architettura, i professori Fabio Gadducci e Giuseppe Lettieri, rispettivamente direttore e vice-direttore del Museo degli Strumenti per il Calcolo, il professor Sandro Paci del dipartimento di Ingegneria civile e industriale, le dottoresse di ricerca Stefania Landi e Lucia Giorgetti, del dipartimento di Ingegneria dell'Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni.

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I primi risultati saranno diffusi con una mostra fotografica che sarà inaugurata al Museo degli Strumenti per il Calcolo durante l’Internet Festival, dal 5 all'8 ottobre prossimi. Il Museo conserva una preziosa collezione di mainframe Olivetti degli anni Sessanta, oltre alla Calcolatrice Elettronica Pisana, il primo calcolatore scientifico costruito in Italia. Frutto di una joint venture fra Università di Pisa e la stessa azienda di Ivrea, la CEP simboleggia la perfetta integrazione e sinergia tra impegno produttivo, società e cultura nel panorama italiano e internazionale di Olivetti.
Le architetture toscane della Olivetti indagate attraverso immagini – fotografie realizzate da celebri fotografi, istantanee degli architetti ideatori di tali architetture, scatti realizzati per le riviste di settore e non, le raccolte relative all’uso collettivo degli spazi – stimolano un dialogo immediato e diretto. Gli edifici toscani testimoniano, infatti, “l’idea di una comunità concreta” attraverso la loro configurazione architettonica, il loro rapporto con il territorio e la loro organizzazione degli spazi.
Ciò nonostante l’urbanistica e l’architettura costituiscono parte essenziale di un pensiero, quello di Adriano Olivetti, ancora più vasto, che mette al centro l'economia, la società e la comunità.

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Il "viaggio espositivo" si articolerà, dunque, in una serie di percorsi conoscitivi con lo scopo di raccontare temi, eventi, personaggi che hanno segnato intimamente la vicenda di Adriano Olivetti in Toscana: l’incontro con Carlo Ludovico Ragghianti che avviene nel campo della "diffusione della cultura" e tutte le iniziative a esso collaterali, così come la rete delle relazioni che il critico Ragghianti intreccia con studiosi, artisti e personalità legati direttamente o indirettamente all’azienda Olivetti. E ancora, i Centri comunitari della Valdera dove gli “urbanisti condotti” affrontano i temi dell’urbanistica fra gli operai e i contadini, o il Laboratorio di Ricerche Elettroniche Olivetti ospitato nelle immediate vicinanze di Pisa dove un gruppo di giovani ricercatori guidati da Mario Tchou lavora alla realizzazione dell’Elaboratore Elettronico Aritmetico - Elea.
La ricerca, tuttora in corso all’Associazione Archivio Storico Olivetti, alla Fondazione Ragghianti di Lucca e ad altri archivi, arricchirà di significato le immagini in mostra, ricostruendo l’esperienza toscana di Adriano Olivetti con materiali documentari inediti e rivelando inaspettati risvolti sociali e culturali propri dell'esperienza del grande industriale di Ivrea.

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Foto in alto: la professoressa Ulivieri alla conferenza di presentazione del progetto tenuta a Milano negli scorsi giorni.
Foto al centro: l'Olivetti Programma 101, da molti considerato il primo esempio di personal computer.
Foto in basso: Officine ICO, Ivrea, architetti Luigi Figini, Gino Pollini, foto di Gianluca Giordano.

disturbi_neurosviluppo_galanti_copertina_inside_copy.jpgMaria Antonella Galanti, docente di pedagogia al dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Ateneo, e Bruno Sales, neuropsichiatra dell’età evolutiva presso l’AUSL Toscana Centro, sono gli autori di «Disturbi del neurosviluppo e reti di cura. Prospettive neuropsichiatriche e pedagogiche in dialogo» (Edizioni ETS, Pisa, 2017). Il volume, appena pubblicato, tratta dei principali disturbi del neurosviluppo, come disabilità intellettive, neuromotorie e dello spettro autistico.

Pubblichiamo qui alcuni brani tratti dall’introduzione del volume a firma dei due autori.

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Il concetto di rete di cura è la cornice all’interno della quale sono inquadrati i diversi temi di questo libro, nella consapevolezza che la cura non può essere un prodotto spontaneo della rete, ma piuttosto il frutto della sinergia tra le persone che di tale rete fanno parte e che sono disposte a condividere diverse e complementari conoscenze, prassi, intelligenze, sensibilità. [...]

Certo, le questioni politiche o sociologiche dovrebbero esulare dagli argomenti trattati in questo libro: tuttavia, l’attuale crisi socio-economica, che riguarda una parte consistente dell'umanità priva di potere e benessere, finisce con il ripercuotersi in misura considerevole proprio sulla salute di quanti abitano il pianeta. Sappiamo da tempo, infatti, in quale misura i determinanti della salute siano connessi con lo status socio-economico e quanto la povertà rappresenti una condizione che di per sé può generare malattia, fisica e mentale. La ripresa di una progettualità politica più ampia di quella finalizzata a garantire la mera sopravvivenza quotidiana (e più lungimirante delle leggi che pretenderebbero di ristrutturare le risorse pubbliche a costo zero) potrebbe allora dare senso concreto alla cosiddetta traslazione, cioè al trasferimento delle acquisizioni scientifiche teoriche sulle pratiche cliniche connesse con la salute pubblica.

E’ questa necessaria premessa iniziale che rende ragione della scelta, anche scientifica, all’origine di questo testo: quella del dialogo tra specializzazioni diverse in funzione del miglioramento della qualità della vita dei soggetti con disturbo dello sviluppo, dei quali si occupa, e della comunità di persone a vario titolo coinvolte nelle relazioni affettive, educative e di cura che li riguardano. [...] In questo senso ci piace sottolineare come la dialettica scaturita dall'incontro tra neuropsichiatria dell’età evolutiva e pedagogia, legata anche a pregresse esperienze di condivisione in ambito clinico, si sia rivelata un’importante sollecitazione reciproca, fungendo da stimolo alla riflessione sulle attuali concezioni e prassi nell'ambito del neurosviluppo. [...]

Crediamo che il grado di una civiltà si misuri dalla sua capacità di farsi carico dei soggetti più deboli e con scarsa contrattualità sociale. E’ una disponibilità solidale che si è espressa, in anni abbastanza recenti, anche con le difficili conquiste dell’inclusione scolastica, ma che rischia oggi di essere erosa dalla paura legata alla perdita di molte certezze, a partire da quella del lavoro o da quella identitaria. Forse bisogna ripartire proprio da qui: dall’idea che lo stare bene possa essere tanto più profondo e gratificante se condiviso con quante più persone possibili e non ottenuto in virtù di egoismo, cinismo e indifferenza.

Maria Antonella Galanti
Bruno Sales

L’Università di Pisa ha attivato un gruppo di lavoro per la gestione delle proprie aree verdi. Ne fanno parte il professore Walter Salvatore, prorettore per l’Edilizia e il Patrimonio, l’ingegnere Simona Burchi, il geometra Federico Soldani e tre docenti del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali, Cristina Nali, Giacomo Lorenzini e Damiano Remorini.

studenti unipi area studio via buonarroti

”E’ noto che l’Ateneo dispone di ampi e pregiati spazi verdi liberamente fruibili da studenti e personale, per lo più concentrati nel centro storico cittadino - spiega Walter Salvatore – solo per dare qualche numero parliamo di 1.500 alberi di alto/medio fusto, non pochi dei quali di elevato valore paesaggistico, 7 km di siepi, 19 ettari di prati e superfici erbose, ai quali si aggiungono i dati dell’Orto Botanico, degli insediamenti di San Piero a Grado, della Certosa di Calci e del Centro Enrico Avanzi, senza tenere conto nel computo le aree coltivate e quelle destinate alla ricerca in campo”.

Si tratta, dunque, di un patrimonio immenso che necessita di un monitoraggio approfondito e costante da parte di specialisti del settore, che conoscano le esigenze ecologiche e manutentive del verde orizzontale e verticale e che possano quindi fornire un supporto per la sua salvaguardia e valorizzazione.

“Il nostro dipartimento – sottolinea Giacomo Lorenzini - ha un’esperienza ventennale di percorsi formativi nel campo della gestione del verde urbano e dispone di tutte le risorse umane, dei laboratori e della strumentazione necessari: i settori spaziano dalla arboricoltura ornamentale ai tappeti erbosi, dalla floricoltura alla meccanica, dall’idraulica alla difesa degli organismi nocivi”.

“Le attività di consulenza, per cui il dipartimento si è reso disponibile – conclude Lorenzini - rappresentano dunque un’opportunità unica di formazione sul campo per gli studenti e un autentico ‘biglietto da visita’ sul territorio”.

L’Università di Pisa ha attivato un gruppo di lavoro per la gestione delle proprie aree verdi. Ne fanno parte il professore Walter Salvatore, prorettore per l’Edilizia e il Patrimonio, l’ingegnere Simona Burchi, il geometra Federico Soldani e tre docenti del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali, Cristina Nali, Giacomo Lorenzini e Damiano Remorini.
”E’ noto che l’Ateneo dispone di ampi e pregiati spazi verdi liberamente fruibili da studenti e personale, per lo più concentrati nel centro storico cittadino - spiega Walter Salvatore – solo per dare qualche numero parliamo di 1.500 alberi di alto/medio fusto, non pochi dei quali di elevato valore paesaggistico, 7 km di siepi, 19 ettari di prati e superfici erbose, ai quali si aggiungono i dati dell’Orto Botanico, degli insediamenti di San Piero a Grado, della Certosa di Calci e del Centro Enrico Avanzi, senza tenere conto nel computo le aree coltivate e quelle destinate alla ricerca in campo”.
Si tratta, dunque, di un patrimonio immenso che necessita di un monitoraggio approfondito e costante da parte di specialisti del settore, che conoscano le esigenze ecologiche e manutentive del verde orizzontale e verticale e che possano quindi fornire un supporto per la sua salvaguardia e valorizzazione.
“Il nostro dipartimento – sottolinea Giacomo Lorenzini - ha un’esperienza ventennale di percorsi formativi nel campo della gestione del verde urbano e dispone di tutte le risorse umane, dei laboratori e della strumentazione necessari: i settori spaziano dalla arboricoltura ornamentale ai tappeti erbosi, dalla floricoltura alla meccanica, dall’idraulica alla difesa degli organismi nocivi”.
“Le attività di consulenza, per cui il dipartimento si è reso disponibile – conclude Lorenzini - rappresentano dunque un’opportunità unica di formazione sul campo per gli studenti e un autentico ‘biglietto da visita’ sul territorio”.

“La Città dei Saperi” torna ancora una volta alla ribalta mondiale, grazie all’unione tra le sue prestigiose università e centri di ricerca, che daranno vita, a partire dal 7 al 13 settembre, al primo “Festival Internazionale della Robotica”. Dai contenuti del ricco programma definitivo, presentato questa mattina, si evince la vocazione di unire la storia della nostra città, a coloro che operano, attraverso le loro riconosciute competenze, per costruire un futuro migliore. Non è un caso, infatti che la molteplicità degli eventi trovi collocazione in luoghi simbolo della Città, quali, ad esempio, gli Arsenali Repubblicani e soprattutto che sia aperta al pubblico.

L’offerta del Festival (leggi il programma) sarà inoltre arricchita da una serie di numerosi eventi che affiancheranno il percorso più strettamente espositivo e che sono pensati per coinvolgere attivamente i visitatori. Durante il corso del Festival verranno organizzati convegni e dibattiti, sia di taglio più scientifico, che divulgativo, una rassegna cinematografica, laboratori di robotica educativa per bambini e adulti, mostre e dimostrazioni di robotica applicata. Il culmine dell’offerta culturale sarà presso il Teatro Verdi di Pisa, che ospiterà un concerto del Maestro Andrea Bocelli con il soprano Maria Luigia Borsi.

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«Quando Paolo Dario, mi prospettò l’idea di realizzare una serie di eventi per valorizzare un patrimonio di così larga portata, quale la robotica, non ci pensai più di tanto. La scintilla era scoccata e in poco tempo siamo riusciti ad approntare un qualcosa di unico di cui non solo la comunità scientifica mondiale dovrà, d’ora in avanti, tenere conto». Così il professor Franco Mosca, presidente della Fondazione Arpa, motore propulsivo di questo evento e Coordinatore del Comitato Organizzativo, che non ha dubbi. Esprimendosi a margine della presentazione ricorda «come assieme al prof. Paolo Dario (Coordinatore del Comitato Scientifico), siamo riusciti a dare corpo e sostanza a quello che da queste parti, e di questi tempi, potrebbe sembrare a dir poco utopico».

«La robotica caratterizza Pisa in Italia e nel mondo – afferma il sindaco Marco Filippeschi - Il primo festival ha già una dimensione di vasto respiro. Con approfondimenti sulle evoluzioni della disciplina, che fonde tanti saperi, e delle tecnologie. Ma anche con una proiezione delle implicazioni sociali ed economiche degli sviluppi. Si tratta di temi di grandissima attualità. Ringrazio i professori Franco Mosca e Paolo Dario e tutti i collaboratori. Il Comune affianca e sostiene l'iniziativa. Robotica, dopo Dante, Internet e Pisa Book Festival. Siamo a quattro. In pochi anni gli eventi ricorrenti della città si sono moltiplicati. Segno di vitalità e di capacità di collaborazione fra le istituzioni e le forze culturali. Spero che si possa anche potenziare Piasinfiore, per fare un festival annuale del verde urbano e della progettazione delle infrastrutture fatte di verde delle città. Pisa anche da questo punto di vista ha esperienze esemplari e può essere luogo di esposizioni e confronti».

 Spot Festival Internazionale della Robotica

 

«Dobbiamo renderci conto che Pisa è una delle realtà dove la robotica non solo è nata ma è ormai assurta a ruolo di leader mondiale» afferma il prof. Paolo Dario e prosegue: «Abbiamo i migliori ricercatori del settore, e siamo riusciti a realizzare progetti unici per funzionalità, qualità ed efficienza. I nostri giovani adesso dovranno imparare a fare gli imprenditori di loro stessi anche se il gap con i giovani Usa, è assai difficile da colmare. Abbiamo a disposizione tutto quanto ci necessita, anche le semplificazioni e facilitazioni burocratiche per l’istituzione di nuove società composte da giovani, Noi, e per noi intendo l’Europa, siamo ancora troppo lenti nel realizzare le nostre idee che poi altri realizzano. Quindi, parola d’ordine: velocizzare il percorso produttivo. In poche parole - conclude Dario – dobbiamo mantenere cervello e cuore europei con gambe statunitensi».

L’evento, organizzato dalla Fondazione Arpa, e dall’Istituto di Biorobotica della Scuola Sant’Anna, con il prezioso supporto del Comune di Pisa e della Regione Toscana, si avvale della fattiva collaborazione dell’Università di Pisa, della Scuola Normale Superiore, Scuola Sant’Anna, del Consiglio Nazionale delle Ricerche, del Centro di Ricerca Piaggio, dell’IRCCS Stella Maris, del Centro di Eccellenza ENDOCAS.

All’evento aderiscono quali co-promotori: ABF (Andrea Bocelli Foundation), AssoFly Onlus, Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana, Camera di Commercio di Pisa, CESVOT, ConfCommercio Pisa, Confesercenti Pisa, Convention Bureau Tuscany, Fondazione Carnevale di Viareggio, Fondazione Italia Giappone, Fondazione Palazzo Blu, Fondazione Teatro Di Pisa, Gruppo Chirurgia d’urgenza - Protezione Civile Pisa, Medical Micro Instruments (MMI), Museo della Grafica di Pisa, Parco Regionale Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli, “Scienzia Machinale” srl, Toscana Aeroporti, Unione Industriali Pisana, 46° Brigata Aerea. (Comunicato dell'Amministrazione comunale).

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