Avviso di fabbisogno interno per il progetto “ Paesaggi funerari tra rito e società. Nuovi approcci allo studio delle necropoli nel mondo antico ”
Avviso di fabbisogno interno per il progetto "Indagine sul fenomeno dei nuovi razzismi e della radicalizzazione dell'intolleranza nella regione toscana"
Avviso di fabbisogno interno per il progetto “La mutevole ambivalenza epistemologica delle immagini. Invenzione, espressione, comunicazione ”.
Avviso di fabbisogno interno per il progetto " Generazioni a confronto. Eredità, persistenze, tradizioni e tradimenti sulla scena moderna e contemporanea"
Selezione per un contratto di categoria C presso il Centro Dipartimentale di medicina riabilitativa "Sport and anatomy" - scad. 8/1/2019
Scadenza 8 gennaio 2019
https://www.unipi.it/ateneo/bandi/conc-pub/categoriac/Selezione-23/index.htm
Acque reflue: dal mondo vegetale un aiuto per ridurre la concentrazione di inquinanti organici e composti farmaceutici
Dal mondo vegetale può arrivare un valido aiuto per ridurre la concentrazione di inquinanti organici e composti farmaceutici negli impianti di trattamento delle acque reflue, come conferma lo studio – appena pubblicato sulla rivista internazionale “Environmental Science and Pollution Research” da ricercatori del dipartimento di Biologia dell'Università di Pisa e dell'Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant'Anna - che ha dimostrato l'efficacia di salici e cannucce di palude per diminuire la presenza di queste sostanze. Nuove classi di inquinanti organici e numerosi composti farmaceutici sono presenti in maniera costante, seppure a bassissime concentrazioni, negli impianti per il trattamento delle acque reflue. I metodi di depurazione convenzionali non risultano in grado di rimuovere in maniera efficiente tutte le classi di questi nuovi microinquinanti. Essi, infatti, possono persistere nell'acqua anche dopo aver concluso il ciclo di depurazione. Questo problema si presenta su scala globale e genera una crescente attenzione e una viva preoccupazione per i possibili effetti negativi sull'ambiente e sulla salute pubblica.

Grazie ai risultati dello studio, i ricercatori pisani hanno adesso dimostrato come sia possibile eliminare con successo i microinquinanti dalle acque, utilizzando piante di salice e di cannuccia di palude. In particolare, lo studio ha valutato l'efficacia di specie erbacee (Phragmites australis L.) e arboree (Salix matsudana Koidz.) nel rimuovere composti organici utilizzandoli in sistemi di fitodepurazione, collegati al ciclo tradizionale di depurazione delle acque reflue.
“La rimozione dei composti si è focalizzata sui farmaceutici come il diclofenac, il ketoprofene, e l'atenololo e su altri inquinanti come i nonilfenoli e il triclosano. Queste sostanze sono presenti come principio attivo in farmaci antidolorifici e antiinfiammatori e in tensioattivi assai diffusi”, afferma Lorenzo Mariotti, attualmente ricercatore junior al dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali dell'Università di Pisa.
“Per quanto riguarda la capacità di queste macrofite, ovvero piante di grandi dimensioni, di bioaccumulare, cioè accumulare all'interno del loro organismo, e degradare tali prodotti, la ricerca ha dimostrato che sia P. australis che S. matsudana meglio conosciute come salici e cannucce, sono in grado di farlo e anche in modo efficiente”, sottolineano Simona Di Gregorio e Andrea Andreucci del dipartimento di Biologia dell'Università di Pisa.
“La complessità del refluo nella sua composizione in microinquinanti suggerisce che la consociazione di specie vegetali diverse permetta una migliore fitodepurazione delle acque reflue”, commentano Luca Sebastiani e Alessandra Francini, rispettivamente direttore e ricercatrice dell'Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant'Anna.
Dello studio sono co-autori Alessandra Francini, Lorenzo Mariotti, Simona Di Gregorio, Luca Sebastiani e Andrea Andreucci.
La pubblicazione è disponibile su https://doi.org/10.1007/s11356-018-3582-x
Insegnare a insegnare
Insegnare a insegnare è un progetto di Faculty Development che mira a rafforzare le competenze didattiche dei docenti dell’ateneo pisano per innalzare la qualità degli insegnamenti e incoraggiare una didattica innovativa. Il progetto fa affidamento alle più recenti teorie della ricerca in campo didattico, valorizzando l’apprendimento attivo (active learning) e puntando alla centralità di chi apprende attraverso modelli riflessivi (reflective learning), esperienziali (experiential learning) e trasformativi (trasformative learning). Esso persegue due obiettivi fondamentali:
- fornire ai partecipanti le competenze di base per progettare, condurre, comunicare e valutare l’attività di insegnamento e apprendimento svolta in classe con gli studenti;
- costruire una comunità professionale che, interagendo attivamente al suo interno, elabori approcci, strategie, metodologie e pratiche volte a migliorare costantemente la propria pratica didattica.
Il percorso formativo si struttura secondo un’organizzazione modulare costituita da incontri frontali condotti in forma interattiva e workshop pratici finalizzati alla sperimentazione di procedure, tecniche e strumenti per l’azione didattica. La proposta formativa è rivolta principalmente ai ricercatori a tempo determinato junior ma è aperta a tutti i docenti interessati a migliorare la qualità didattica e professionale; possono fare domanda anche i dottorandi e gli assegnisti di ricerca, ammissibili in caso di disponibilità residua di posti.
Dallo scorso anno, il progetto si articola in due fasi complementari ma indipendenti. Dopo un primo incontro di presentazione comune, che si terrà il 7 febbraio, il percorso sarà suddiviso in un Corso base e un Corso avanzato, da febbraio a maggio, ciascuno di 35 ore circa. Il monte ore è stato reso più leggero rispetto al passato in modo da facilitare la partecipazione e la frequenza. Ciò non esclude la possibilità di seguire entrambi i corsi nello stesso a.a..Gli argomenti trattati nel corso avanzato saranno approfondimenti di secondo livello rispetto agli elementi di base.
Ci sono poi alcune novità nei contenuti, con dei moduli introdotti o rinnovati anche grazie alla disponibilità di alcuni docenti della nostra Università che si sono aggiunti ai più esperti e ai docenti di altri Atenei con le loro specifiche competenze (ad esempio, le didattiche disciplinari, le risorse digitali per la didattica).
Viene inoltre proposta ai partecipanti una sperimentazione, da condurre nel corso della loro attività didattica, con l’obiettivo di tradurre nella prassi d’insegnamento gli orientamenti presentati durante il corso.
Insegnare è una componente fondamentale dell’azione dei professori e dei ricercatori universitari. Ogni docente ha sviluppato proprie tecniche per svolgere al meglio questo compito, ma nella maggior parte dei casi ha costruito la propria competenza in solitudine. Sovente manca un momento di confronto comune con i colleghi, uno scambio di idee sulle metodologie adottate, una condivisione di pratiche e strumenti utili a innalzare la qualità della didattica e dell’apprendimento degli studenti. Ciò vale in generale per tutti i docenti ma assume una particolare rilevanza per i ricercatori a tempo determinato junior, che devono affrontare un impegno didattico avendo alle spalle scarsa esperienza di insegnamento e nessuna preparazione nel campo della didattica universitaria.
L’iniziativa Insegnare a insegnare è nata proprio per rispondere a queste esigenze, e intende fornire un supporto a docenti meno esperti, affinché siano sostenuti nel loro processo di qualificazione dell’attività di insegnamento e apprendimento.
Il Ciclo di incontri
Il ciclo di incontri formativi, che si svolgeranno da febbraio 2025, è coordinato dal prof. Raffaele Ciambrone dell'Università di Pisa, con la collaborazione del prof. Ettore Felisatti dell’Università di Padova e di numerosi esperti, italiani e stranieri, accademici e non accademici.
Scarica le slides del primo incontro di presentazione nella sezione Allegati
Come partecipare
Trattandosi di un’iniziativa in cui la didattica laboratoriale assume un ruolo cruciale, la partecipazione all’edizione 2024/25 è stata limitata a 70 persone per il Corso base e a 35 persone per il Corso avanzato.
Per partecipare al corso è necessario presentare la domanda d’iscrizione, compilando il modulo che troverete a questo link e selezionando il corso che vi interessa (base, avanzato o entrambi):
https://forms.office.com/e/1hY2rDCAxk
Le iscrizioni sono aperte dal 23 gennaio e verranno chiuse il 7 febbraio 2025.
Per informazioni:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Conferenza "Padroni a casa loro"
Giovedì 15 Novembre alle 16, nell'aula autogestita Break Now al Polo Piagge, l'Associazione Mohamed Bouazizi organizza una conferenza su migrazioni, guerra e razzismo dal titolo "Padroni a casa loro".
Il mito degli “italiani brava gente” continua a infestare una cattiva coscienza di questo paese. Non siamo stati razzisti perché “laggiù abbiamo costruito ponti e strade”, non siamo razzisti ma.... continuiamo ad esserlo. C’è una memoria storica rimossa del passato coloniale italiano che occorre riesumare e ricostruire per dare un profilo materiale si fenomeni migratori contemporanei: non invasioni ma prodotti di una storia coloniale e di un presente di sfruttamento neocoloniale al di là del Mediterraneo.
Intervengono
Gabriele Proglio
Università di Coimbra
Francesco Tamburini
Docente di Equilibri geopolitici dell’Asia e dell’Africa in epoca postcoloniale, UNIPI.
L'evento è organizzato con i fondi di ateneo per le attività studentesche.
Info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Il tempo, la storia e la percezione del cambiamento: il dipartimento di Civiltà presenta il suo progetto di eccellenza
Il tempo e la storia, tra innovazioni e persistenze, tra progressi e crisi, e la percezione del cambiamento nell'area dell'Europa mediterranea sono i temi generali intorno ai quali il dipartimento di Civiltà e forme del sapere dell'Università di Pisa ha costruito il suo "progetto di eccellenza". Il dipartimento è stato infatti una delle 180 migliori strutture selezionate in tutta Italia dal ministero, ottenendo un finanziamento di oltre 8 milioni di euro per il quinquennio 2018–2022.
Martedì 13 novembre la Gipsoteca di Arte Antica ha ospitato una giornata di presentazione alla comunità universitaria e alla città intera del progetto di eccellenza, che ha come titolo: "I tempi delle strutture. Resilienze, accelerazioni e percezioni del cambiamento nello spazio euro-mediterraneo". Dopo i saluti del rettore Paolo Mancarella, dell'assessore comunale con delega alle Politiche integrate con le università, Paolo Pesciatini, e del direttore del dipartimento, Pierluigi Barrotta, sono intervenuti i referenti delle quattro linee di ricerca del progetto: Marilina Betrò per l'area antica, Giuseppe Petralia per l'area medioevale, Cinzia Maria Sicca per l'area moderna e Alberto Mario Banti per l'area contemporanea. Erano inoltre presenti i professori Simone Collavini, vice direttore del dipartimento, e Federico Cantini, responsabile della Commissione comunicazione dello stesso dipartimento. In Gipsoteca sono stati anche esposti, e lo saranno fino al 17, alcuni poster che illustrano le varie attività collegate al progetto.
All’interno delle quattro linee di ricerca gli studiosi del dipartimento esamineranno specifici momenti e processi caratterizzati dalla compresenza dei due aspetti, della resilienza e dell’accelerazione, colti nelle diverse forme della loro relazione.
L’area antica vuole indagare le dinamiche di espansione e i processi di crescita negli Early States e negli imperi del mondo antico, differenziando geograficamente e cronologicamente. Nel concreto la ricerca si rivolgerà all’identificazione dei fenomeni di crescita facendo uso di "misuratori", alla cui definizione è imprescindibile il contributo dell’indagine archeologica.
L’area medioevale mira a ripensare la nozione di Rivoluzione feudale, indagando l’individuazione di un fattore decisivo nel riconfigurare il sistema delle strutture delle società medievali dopo l'anno Mille. L’asincronia delle trasformazioni, le diverse opzioni fra rapide e accelerate innovazioni ed evoluzioni graduali, la percezione variabile dei contemporanei del carattere rivoluzionario dei cambiamenti fanno del tema un buon caso di studio delle tematiche generali: il cambiamento storico tra resilienze e accelerazioni; la percezione del mutamento e il suo influsso sui processi storici.
La terza linea ha l’obiettivo generale di restituire la complessità dei processi di cambiamento in età moderna, utilizzando i due strumenti costituiti dalla polarità accelerazione/resilienza e dalla dimensione della percezione del cambiamento. Essere moderni significa già essere consapevoli della diversità storica di un’epoca che, entro certi limiti, si contrappone al passato e ciò comporta un mutamento nel rapporto tra tempo storico e tradizione, una trasformazione nella direzione dello sguardo verso il futuro. Per studiare questa trasformazione di concetti e paradigmi ci si propone di elaborare un “Lessico europeo del cambiamento”, dedicato alle idee chiave che definiscono in età moderna il rapporto con il tempo e la storia.
La quarta linea di ricerca incentra la sua attenzione sulla comunicazione e la propaganda in età contemporanea. Mira in particolare a riflettere sul progressivo affermarsi della società di massa, con la costruzione di un campo comunicativo che si articola attorno a quattro fondamentali strutture: quelle tecnologiche e comunicative, con una sequenza continua di innovazioni mediatiche; quelle istituzionali, con modalità pubblicamente regolate di presa di parola; quelle discorsive e simboliche; quelle infine ideali, legate a ideologie e valori, con i relativi conflitti e mutamenti.
"Questo progetto di ricerca - ha commentato il direttore Pierluigi Barrotta - impegnerà tutto il dipartimento, a cui si sono recentemente aggiunti docenti di elevata qualifica internazionale grazie al finanziamento del MIUR. Sempre in vista dello svolgimento del progetto, saranno dati 32 assegni di ricerca con cui attrarre i migliori giovani ricercatori dall’Italia e dall’estero. I risultati della ricerca saranno via via pubblicati in una collana curata dalla casa editrice accademica Carocci di Roma. La qualifica di dipartimento di eccellenza conferma il profilo internazionale della tradizione umanistica propria dell’Università di Pisa”.
Nella foto “civiltà1”: da sinistra, Pesciatini, Mancarella e Barrotta.
Nella foto “civiltà2”: da sinistra, Collavini, Sicca, Cantini, Barrotta, Banti, Betrò, Petralia.
