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ContinentalUn accordo da 5,3 milioni di euro per sviluppare iniettori di nuova generazione. Con un protocollo d'intesa firmato da Università di Pisa, Regione Toscana, Polo di innovazione – Polo 12 e Continental Automotive Spa, parte un progetto di ricerca che favorirà lo sviluppo di nuove soluzioni industriali per la multinazionale tedesca leader nel settore dei motori, presente sul territorio con i due stabilimenti di Fauglia e San Piero a Grado. Alla firma dell'accordo erano presenti, oltre al presidente della Regione Enrico Rossi, Nicoletta De Francesco, prorettore vicario dell'Università di Pisa, Alberto Marinai, amministratore delegato di Continental, e Maurizio Buratti, presidente della capofila Compolab del Polo 12.

"L'Università di Pisa collabora al progetto per la simulazione numerica e gli studi sulla combustione", spiega Roberto Gentili, docente di Macchine a fluido e responsabile scientifico del progetto per l'Ateneo pisano. "Lo sviluppo di iniettori di nuova generazione ha come obiettivo il miglioramento delle prestazioni dei motori, nell'ottica della riduzione dei consumi e delle emissioni".

Il progetto attiverà, in due anni, investimenti per 5,3 milioni di euro, di cui 3,5 a carico della Regione e i rimanenti dei soggetti privati. La Continental si avvarrà infatti dei laboratori di ricerca e delle strutture dedicate all'innovazione e al trasferimento delle competenze tecnologiche dei partner scientifici del progetto, tra cui quelli dell'Università di Pisa.

Continental Automotive Italy S.p.A nasce nel 1987 da un'iniziativa del gruppo Siemens che, volendo entrare nel mercato degli iniettori per motori a benzina, individua nella costa toscana un ambito propizio per le esistenti competenze di meccanica fine e componentistica auto e per la vicinanza del prestigioso Ateneo pisano. L'iniziativa ha successo e in pochi anni il piccolo gruppo di ingegneri toscani si trasforma in una grande azienda che, nel 2007, entra a far parte del gruppo Continental nell'ambito dell'acquisizione da parte di quest'ultima della Divisione Automotive del gruppo Siemens. Con gli oltre 300 milioni di euro investiti a Pisa negli ultimi 10 anni Continental è una delle multinazionali straniere che hanno più investito in Italia. Continental serve le più note marche automobilistiche come BMW, Porsche, Audi, Renault, Volkswagen, Hyundai, coprendo prevalentemente il mercato europeo ma anche quello dell'Estremo Oriente.

vitiÈ uno strumento pensato per gli addetti ai lavori, ma consultabile anche dagli appassionati del mondo del vino, curiosi di scoprire quali differenze ci siano tra il vitigno di Sangiovese e di Vermentino, conoscere la loro diffusione e storia, districarsi tra i nomi usati per indicare le piante e i vini da loro derivati. Nasce all'Università di Pisa "VitisDB", il primo database viticolo italiano, una banca dati on line che raccoglie e descrive le varietà di vitigni diffusi sul territorio nazionale. "Con un numero stimato di 2.300 vitigni, l'Italia è tra i paesi più ricchi in biodiversità viticola – spiega Claudio D'Onofrio (nella foto in basso a sinistra), ricercatore del dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali dell'Università di Pisa e amministratore del database – Con il nostro progetto, abbiamo voluto creare uno strumento di supporto nel lavoro di caratterizzazione e recupero delle varietà viticole condotto nell'ambito del territorio regionale e nazionale, che allo stesso tempo è una "mappa" dei vitigni consultabile da tutti".

Claudio D'OnofrioLa particolarità del database, sviluppato con il finanziamento della ColleMassari s.p.a, Fondazione Bertarelli, Ager - Agroalimentare e Ricerca, e la collaborazione di oltre 20 istituzioni nazionali che svolgono attività di ricerca in viticoltura, è avere più livelli di accessibilità: VitisDB è stato progettato in modo che possa essere implementato con il contributo di studiosi di università, istituti e centri di ricerca che, con un'apposita password, possono accedere al sito per inserire i propri dati. Oppure un utente può mettere in comunicazione i propri dati con quelli delle unità che aderiscono al progetto al fine di effettuare studi e confronti, prima di renderli visibili al pubblico. Infine c'è il livello visibile al pubblico più ampio, quello che permette di navigare tra le varietà di vitigni, per scoprirne i dettagli scientifici e curiosità.

"Il database raccoglie diverse classi di dati – spiega D'Onofrio – di cui la più importante è il vitigno, cioè l'inventario delle singole varietà della vite europea, dall'Aleatico alla Vernaccia, dalla Malvasia al Trebbiano, solo per citarne alcuni. Alla varietà sono associate tutta una serie di descrittori, tra cui le caratteristiche ampelografiche delle viti, cioè la descrizione morfologica dei grappoli, delle foglie, dell'acino (tutto corredato di foto), e i profili dei loci microsatelliti, cioè i marcatori molecolari del DNA dei vitigni inseriti nel database".

vitisDBOltre a dare informazioni sulle caratteristiche qualitative e produttive delle varietà viticole, VitisDB aiuta anche a decifrare la variegata terminologia linguistica che caratterizza questo settore: "La vite è una coltura antichissima e nei secoli sono stati coniati moltissimi sinonimi e omonimi per indicare le diverse varietà – aggiunge D'Onofrio – Grazie all'interattività con gli utenti, il database indica accanto al nome ufficiale tutte le varianti usate per indicare la stessa pianta". Si scopre così che Sangiovese, Brunello e Morellino appartengono tutti alla stessa varietà (il Sangiovese appunto) – e che ad esempio il Ciliegiolo e Morellino pizzuto, in passato considerati come sinonimi del Sangiovese, sono effettivamente delle denominazioni errate.


Ne hanno parlato:
Ansa.it 
Tirreno Pisa
NazionePisa.it 
OgniSette.it
Corriere Fiorentino 
InToscana.it
Corriere di Siena
 

Mauro Rosi Per il professor Mauro Rosi, ordinario di Vulcanologia all'Università di Pisa, arriva un incarico di prestigio: la Presidenza del Consiglio dei Ministri lo ha appena nominato Direttore generale, con la mansione di Direttore dell'Ufficio III - Rischio sismico e Vulcanico, del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile. L'ufficio, composto da sessanta persone, ha il compito di valutare la pericolosità sismica e vulcanica, avvalendosi della collaborazione delle migliori competenze scientifiche nazionali e internazionali attive sia nel campo del monitoraggio, sia in quello degli studi orientati alla definizione della pericolosità e dei potenziali scenari di rischio. Mauro Rosi, che succede nel ruolo al professor Mauro Dolce, lascia l'incarico di direttore del dipartimento di Scienze della terra dell'Ateneo.

Mauro Rosi è stato prescelto per l'esperienza maturata nello studio dei vulcani attivi e nella valutazione della pericolosità vulcanica. Nel corso della propria carriera ha visitato e studiato vulcani italiani e numerosi vulcani attivi situati in numerosi paesi del mondo. Ha partecipato in qualità di esperto alla gestione di crisi vulcaniche operando come consigliere scientifico in materia di pericolosità vulcanica per organismi nazionali e internazionali (Nazioni Unite). Il professor Rosi è anche Presidente eletto della Federazione Italiana di Scienze della Terra per il biennio 2013-2014 e membro del Consiglio Scientifico dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

L'istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia che si occupa in Italia del monitoraggio dei vulcani attivi è il principale partner scientifico dell'ufficio III del Dipartimento. Oltre all'INGV l'ufficio III ha rapporti di collaborazione con numerosi altri soggetti scientifici, e con la Commissione Grandi Rischi (sezione sismica e sezione vulcanica). La CGR fornisce al Dipartimento, e quindi all'ufficio, pareri e valutazioni da parte di esperti di alta qualifica professionale.

Le valutazioni prodotte dall'ufficio sono messe a disposizione del Dipartimento della Protezione Civile per dare supporto decisionale alle attività operative e di informazione alla popolazione, nonché per attivare a livello periferico i soggetti locali del sistema nazionale di protezione civile (Regioni, Prefetture, Province e Comuni) in rapporto alle situazioni emergenziali.

Ne hanno parlato:
Tirreno Pisa
Nazione Pisa
PisaInformaFlash.it
TirrenoPisa.it
OgniSette.it
GreenReport.it

Logo TucaheaSi chiama «TuCAHEA» ed è un progetto finanziato dalla Commissione Europea nel quadro del programma Tempus, che vede coinvolti Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan, Turkmenistan e Uzbekistan, le cinque repubbliche dell'area ex-sovietica, ciascuna con la sua cultura, la sua storia e la sua lingua. Coordinato dall'Università di Pisa, il progetto mira a trovare modi per riformare i modelli organizzativi e normativi dei sistemi universitari in Asia Centrale per renderli compatibili tra di loro e allineati con quelli europei.

Proprio in queste settimane avrà luogo il lancio del progetto nei paesi coinvolti: "Obiettivo di «TuCAHEA» è creare un'area dell'istruzione superiore (CAHEA, Central Asian Higher Education Area) compatibile con l'area europea (EHEA, European Higher Education Area), utilizzando la metodologia "Tuning" – spiega la professoressa Ann Katherine Isaacs, che coordina il progetto assistita dalla dottoressa Viktoriya Kolp Panchenko - Il responsabile amministrativo e primo firmatario del contratto è l'Università di Groningen, mentre la nostra università è responsabile per il coordinamento scientifico ed accademico".

Programma TempusIl consortium comprende 47 partner, fra cui i cinque Ministeri delle cinque repubbliche, 8 partner europei, e 35 università dell'Asia Centrale. Il progetto, che ha avuto un finanziamento di 1.3 milioni di euro, è iniziato nell'ottobre del 2012 e continuerà fino a ottobre 2015. Fra la seconda settimana di febbraio e l'inizio di marzo verranno organizzati cinque meeting nei cinque paesi, ad Almaty (KZ), Bishkek (KG), Dushanbe (TJ), Ashgabat (TM) e Tashkent (UZ). Ogni riunione avrà una parte pubblica e una parte dedicata al lavoro dei partner, che saranno chiamati a elaborare nuovi criteri condivisi e basati sulle competenze che gli studenti dovranno sviluppare durante i loro studi.

"Tuning", grazie a numerosi progetti dei quali l'Università di Pisa è stato membro, è diventato il processo cui partecipano università in tutto il mondo, dall'Europa, all'Africa, all'America Latina, agli USA.

 

mappa meeting TUCHAEA

Martedì, 05 Febbraio 2013 16:04

Enzimi per pulire graffiti e vernici spray

gruppo di ricerca prf.ssa colombiniUsare gli enzimi per rimuovere scritte e graffiti fatti con vernici spray sulle superfici in pietra. Lo studio di questa innovativa tecnica è uno degli obiettivi del progetto di ricerca di interesse nazionale (Prin) "Sostenibilità nei beni culturali: dalla diagnostica allo sviluppo di sistemi innovativi di consolidamento, pulitura e protezione" coordinato dalla Prof.ssa Maria Perla Colombini del dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell'Università di Pisa. Il progetto, che si è appena aggiudicato un finanziamento del MIUR di circa 820mila euro, durerà tre anni e oltre all'Ateneo pisano i partner della ricerca sono l'Istituto di scienze e tecnologie molecolari del Cnr di Perugia e le università di Torino, Milano-Bicocca, Palermo, Cagliari, Firenze e Bari.

"In generale il progetto di ricerca – spiega Maria Perla Colombini professoressa di Chimica analitica dell'Università di Pisa – si propone di studiare metodologie innovative ed ecocompatibili per il consolidamento e la pulitura di manufatti artistici. Nello specifico, l'uso di enzimi sulle superfici in pietra permetterà di superare gli svantaggi che derivano dai metodi di pulitura tradizionali di natura meccanica o chimica che comportano la formazione di microfratture ed abrasioni, la permanenza di residui anche tossici, oltre ai tempi lunghi e ai costi elevati degli interventi".

La sfida è dunque di mettere a punto dei sistemi di nuova generazione atossici, biocompatibili, e a basso costo per il consolidamento, la protezione e la pulitura di diversi supporti e manufatti storico-artistici: dal legno archeologico degradato alle superficie pittoriche e lapidee.

"Tutte le tecnologie proposte troveranno un efficace banco di prova nell'ambito dei partenariati con musei a cominciare dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e da altre realtà che individueremo nel corso del progetto – conclude la professoressa Colombini - i risultati della ricerca saranno quindi sfruttabili ai fini di orientare sempre di più le strategie conservative verso una filosofia di conservazione preventiva, più sostenibile dal punto di vista dei costi e dei rischi rispetto a interventi di restauro generalmente invasivi e costosi".

Ne hanno parlato anche:

Il Tirreno
Il Tirreno Pisa
Tirreno.it
Nazione.it
AdnKronos
Greenreport.it
Lettera43.it
LagazzettadiFirenze.it
Ognisette.it
NovedaFirenze.it
GoNews.it
PisaInformaFlash.it
Impress.it
Ilmessaggero.it
Intoscana.it

Lunedì 4 febbraio 2013 si è spento il professor Giuseppe Pierazzini, ordinario di Fisica sperimentale a riposo e già direttore della Sezione pisana dell'INFN. Come presidente del Centro SerRA, il professor Pierazzini può essere considerato come il "padre" della rete in fibra ottica dell'Ateneo. Lo ricordiamo pubblicando il profilo del professore scritto dall'amico e allievo Flavio Costantini.

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pierazziniIl professor Giuseppe Pierazzini, già ordinario di Fisica al dipartimento di Fisica dell'Università di Pisa, era in quiescenza da poco più di un anno.

Nel corso della sua lunga carriera ha svolto un ruolo molto attivo nella Fisica sperimentale delle particelle elementari agli acceleratori. Responsabile di gruppi di ricerca inseriti in collaborazioni internazionali, prima presso il Laboratorio Internazionale di Protvino, vicino Mosca, e successivamente al Cern di Ginevra. Ha svolto la sua attività di ricerca nell'ambito dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, inizialmente come responsabile scientifico locale di una linea di ricerca della Sezione INFN di Pisa e successivamente come direttore dal 1992 al 1998.

In qualità di direttore ha contribuito in modo rilevante allo sviluppo della Sezione INFN di Pisa con una forte e decisiva spinta iniziale per la realizzazione del laboratorio di ricerca per la rivelazione di onde gravitazionali Virgo a Cascina, che attualmente è il più grande in Europa. In quegli anni ha inoltre potenziato la Sezione INFN dotandola di laboratori tecnologicamente avanzati per la costruzione di moderni rivelatori al Silicio.

Il professor Giuseppe Pierazzini si è sempre profuso nel trasferire all'insegnamento, in particolare nei corsi di Laboratorio di Fisica, l'esperienza accumulata nella ricerca, e spesso anche la strumentazione utilizzata.

Organizzatore instancabile, come esperto di calcolatori e di reti, è stato il principale animatore e promotore del Progetto SerRA che, precorrendo i tempi, ha progettato e realizzato una rete in fibra ottica di collegamento tra le strutture universitarie pisane, quelle cittadine come il Comune e l' ASL, e le reti di ricerca nazionali e internazionali.

Negli ultimi anni si è inoltre interessato allo sviluppo della Ludoteca Scientifica (LUS) di Pisa, per dotare la città di una struttura concepita per avvicinare alla scienza gli studenti delle scuole inferiori e superiori, in modo diverso e complementare alla didattica tradizionale.

Grazie alla sua straordinaria capacità organizzativa, il professor Pierazzini è riuscito in questi ultimi anni a dirigere e far crescere la LUS come istituzione presso la quale molti ricercatori hanno potuto sperimentare nuovi modi di divulgazione scientifica, offrendo un esempio di riuscita alleanza tra Accademia e territorio.

Fa piacere ricordare il professor Pierazzini con le parole usate dal direttore di GARR (La rete Nazionale della Ricerca): "La carica, l'entusiasmo e la lungimiranza del professor Pierazzini sono indimenticabili e hanno lasciato segni tangibili in molti aspetti tra cui certamente quelli della storia e dell'evoluzione delle reti."

Flavio Costantini
docente di Fisica sperimentale 

Lunedì, 04 Febbraio 2013 11:51

Quando l’Erasmus ti cambia la vita

Francesco CappèPer lui è stata sicuramente un'esperienza "cambia vita" che, dopo la laurea all'Università di Pisa e 12 anni come funzionario dell'ONU, lo ha ispirato a sviluppare "garagErasmus", la prima Fondazione europea che mira a mettere in rete oltre 3 milioni di ex Erasmus: Francesco Cappè (a destra), 41 anni, insieme al co-fondatore Marco Mazzini (in basso a destra) e a un gruppo di ex Erasmus e professionisti, ha creato un progetto la cui sfida è ora legare il "network Erasmus" a processi di innovazione e sviluppo in Europa. "Se l'Erasmus è stato protagonista assoluto e unico dell'educazione della prima generazione di cittadini europei - spiega Cappé - allora ha tutte le carte in regola per essere un processo di aggregazione e sviluppo economico formidabile in un'Europa politica che balbetta e con la più grave crisi economica del dopo guerra in corso. La Fondazione ha l'obiettivo di far sprigionare questa energia presente nella nostra società".

"garagErasmus", nata ufficialmente a dicembre 2012 dopo la presentazione al Parlamento Europeo e con il sostegno decisivo della Presidenza della Regione Toscana, ha già lanciato alcune iniziative di grande richiamo e attualità, come #erasmusvote, una raccolta fondi per far rientrare gli Erasmus italiani affinché possano votare alle prossime elezioni, e l'applicazione Check-In Europe (visibile su www.garagerasmus.org) che mira a spettacolarizzare e rendere visibile ovunque il formarsi del network degli ex Erasmus e di chi ha usufruito di mobilità studentesca in Europa.

logo garagErasmus Francesco Cappè ha studiato presso l'Università di Pisa, ha fatto l'Erasmus presso l'Università di Deusto a Bilbao e ha fatto la tesi di diritto internazionale in Irlanda. Si è poi specializzato in relazioni internazionali all'Università di Firenze. I primi passi professionali Cappè li ha però mossi proprio con l'Ateneo pisano, dove, nel 1999 ha ideato e sviluppato, con contratto di ricerca, il progetto congiunto con il Comune, dello sportello dei diritti umani/Human rights center, trasferendo l'idea dai modelli presenti in Irlanda. Ha ricoperto poi l'incarico di vice direttore del Centro fino al 2003, autorizzato nell'incarico dalle Nazioni Unite di cui nel frattempo era diventato funzionario.

Marco MazziniMa dove è nata l'idea di "garagErasmus"? "L'iniziativa prende le mosse dal libro "Generazione Erasmus: l'Italia dalle nuove idee" pubblicato da un gruppo di ex Erasmus nel maggio 2011 – spiega Cappè - Questo fu il primo libro in Italia che parlò in chiave sociale e politica di "Generazione Erasmus". I feedback ricevuti furono tanti e tali che ci si rese conto che mancava in tutta Europa un database di chi aveva fatto l'Erasmus, contemporaneamente furono confermati un fortissimo spirito europeista e di appartenenza tra chi aveva vissuto questa esperienza".

Francesco Cappè, Marco Mazzini, anche lui studente dell'Università di Pisa ed ex Erasmus a Parigi, supportati da un gruppo di ex Erasmus con esperienze professionali diverse, hanno creato quindi i presupposti per la nascita della Fondazione garagErasmus. A questa avventura hanno partecipato anche Marcello Di Filippo, docente di Diritto internazionale all'Università di Pisa, Erasmus nel 1992 e co-autore del libro, e la professoressa Ann Katherine Isaacs, Ambasciatrice Erasmus per l'Italia nel 2012, consigliere del CDA della Fondazione.

Lunedì, 04 Febbraio 2013 11:24

Le donne nell'Università di Pisa

Convegno donneSi è svolto lunedì 4 febbraio, nell'Aula Magna del dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali, il convegno dal titolo "I numeri delle donne nell'Università di Pisa. carriere, rappresentanza e saperi". La giornata, a cui hanno partecipato figure istituzionali della politica nazionale e locale, esponenti delle università italiane e straniere ed esperti del settore, si è incentrata, tra l'altro, sulla presentazione del volume "Le pioniere del sapere agrario", quasi una storia al femminile della facoltà pisana di Agraria, e sulla consegna degli attestati di merito ai giovani talenti femminili dell’Ateneo. 
Pubblichiamo di seguito un estratto della relazione della professoressa Rita Biancheri, che ha presentato i dati aggiornati del monitoraggio delle carriere femminili nell'Università di Pisa.

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Introduzione

Al fine di fornire un quadro il più possibile completo della distribuzione per sesso e per carriere nei diversi ambiti lavorativi dell’Ateneo di Pisa, è necessaria una prima indagine quantitativa di tipo conoscitivo delle distinte componenti presenti nella nostra università: personale docente e tecnico-amministrativo. I dati ottenuti ci permettono di cogliere la presenza femminile nel suo complesso, pari al 47% (1.474 donne su un totale di 3.163 persone) e di verificare la diversa distribuzione per profili professionali.

Se per la categoria docenti è maggioritaria la componente maschile su quella femminile (pari al 33%), per quella del personale tecnico-amministrativo è vero l’inverso, si presenta un alto tasso di femminilizzazione e una evidente disomogeneità tra i due sottouniversi.


Il personale docente

Il personale docente delle università italiane è composto per circa il 60% di docenti di ruolo e per il restante 40% di docenti a contratto. Tra i docenti di ruolo di distinguono le tre categorie dei professori e delle professoresse di I fascia (ordinari e straordinari), dei professori e delle professoresse di II fascia (associati) e dei ricercatori e delle ricercatrici. Questi ultimi costituiscono il 43,2% del personale docente di ruolo e registrano un aumento negli ultimi anni, parallelo alla diminuzione dei docenti ordinari e associati.

La presenza delle donne nel mondo accademico è in progressiva crescita (dal 2000 al 2010 si registra un aumento del 36%), nonostante queste rappresentino soltanto un terzo circa del personale docente. Significative le differenze tra le tre qualifiche: a risultare più alta è l’incidenza delle donne tra i ricercatori, mentre scende tra gli associati e gli ordinari. Anche il confronto internazionale rispetto a questo indicatore pone l’Italia all’ultimo posto, insieme alla Francia.

Situazione analoga si registra per l’Ateneo pisano. Nella fascia dei ricercatori le donne rappresentano il 43%, in quella degli associati il 34%, mentre in quella degli ordinari soltanto il 17%, una netta asimmetria a sfavore della componente femminile.

Se confrontiamo la presenza femminile del personale docente nelle università italiane e nell’Ateneo pisano, registriamo un leggero ritardo del nostro Ateneo nel processo di parificazione, in particolar modo si evidenzia una più alta crescita delle donne tra la fascia degli ordinari a livello nazionale (dal 19% del 2008 si passa al 35% nel 2011), mentre a livello locale l’aumento registrato è soltanto di 3 punti percentuali.

Salendo il vertice della piramide universitaria e verificando la presenza delle donne tra i direttori di dipartimento, il Senato accademico e il Consiglio di amministrazione, viene avvalorata la presenza preoccupante di una segregazione verticale. Si tratta di un fenomeno diffuso nel mondo del lavoro dove le donne stentano ad affermarsi nelle posizioni apicali e di potere all’interno delle organizzazioni in cui sono inserite, si tratta del “tetto di cristallo” che impedisce loro di accedere al raggiungimento di posizioni di leadership.

La distribuzione per classi di età e genere evidenzia una prevalenza degli uomini che aumenta con il

progredire dell’età e, probabilmente, della carriera, a livello nazionale, mentre nell’Ateneo pisano sembra crescere, se pur di poco, la presenza femminile tra i docenti di ruolo, in parallelo ad una decrescita di quella maschile, in particolare nella categoria dei ricercatori.Convegno donne 1


Il personale tecnico-amministrativo

Diversamente dal personale docente che si caratterizza al maschile, il personale tecnico-amministrativo di ruolo si configura invece con una forte componente femminile, sia a livello nazionale che locale. Nell’Ateneo di Pisa si registra un'identica percentuale femminile sia per il personale tecnico-amministrativo assunto a tempo indeterminato, sia per quello con contratto di lavoro a tempo determinato.

Se distinguiamo la distribuzione del personale per categorie, si nota una più elevata percentuale di donne nella categoria D e in quella C, mentre minore la loro presenza nei ruoli apicali, così come nei ruoli meno qualificati.

Distinguendo ulteriormente la distribuzione del personale T.-A. per aree funzionali, la più alta percentuale femminile si registra nell’area delle biblioteche (85%), in quella amministrativa e amministrativo-gestionale (79%) (in cui la percentuale supera la media nazionale), dei servizi generali e tecnici (62%) e infine nell’area sanitaria, medico-odontoiatrica e socio-sanitaria (55%) , minore tuttavia nell’ambito della dirigenza amministrativa.

Infine un riferimento va al titolo di studio del personale tecnico-amministrativo: i dati evidenziano una più elevata presenza di donne con licenza media superiore e dottorato, confermando il dato nazionale che vuole le donne più capaci in termini di capitale culturale, sebbene a questo non corrisponda un uguale riconoscimento in posizioni dirigenziali e di responsabilità.


Conclusioni

I dati hanno permesso di evidenziare le resistenze presenti nel nostro Ateneo rispetto a un percorso di parificazione di genere nelle carriere universitarie, sia in riferimento al personale docente che al personale tecnico-amministrativo. Complessivamente si è registrata la presenza di una duplice segregazione orizzontale e verticale: si manifesta infatti da un lato una non equa distribuzione delle donne nei settori e negli ambiti occupazionali, dall’altro la difficoltà per le donne di accedere ai ruoli di responsabilità. Riguardo la prima dinamica si nota come il personale docente femminile tenda a concentrarsi nelle facoltà umanistiche, in riferimento alla seconda dinamica invece si è potuto osservare come all’interno del personale tecnico-amministrativo a una più alta preparazione formativa delle donne non corrisponda una loro presenza nei ruoli dirigenziali. Parallelamente se aumentano le ricercatrici, minima è la presenza delle professoresse di I e II fascia rispetto agli uomini.

La lenta ascesa delle donne tra il personale docente che si registra negli ultimi anni sembra incentivare un cambiamento nel sapere che può condurre all'eliminazione delle barriere che ostacolano le carriere femminili. È tuttavia necessario per questo fine che l’Università favorisca strumenti di rilevazione, formazione e divulgazione per l’approfondimento della dimensione di genere e delle problematiche presenti nel mondo accademico in riferimento alle disuguaglianze sociali.

Rita Biancheri
presidente del Comitato Pari Opportunità dell'Ateneo

L'Università di Pisa ha visto accolte in pieno le sue tesi in sede di Tar Toscana, sia per quanto riguarda l'elettività dei componenti del Consiglio di Amministrazione, che per l'istituzione delle Commissioni paritetiche nei corsi di studio. La sentenza del giudice amministrativo regionale, pubblicata giovedì 31 gennaio 2013, ha infatti respinto definitivamente il ricorso promosso dal MIUR, riconoscendo di conseguenza la legittimità di tutte le norme del nuovo Statuto dell'Ateneo e della scelta di procedere già da tempo all'istituzione degli organismi da esso previsti.

La questione centrale riguardava le modalità di individuazione dei componenti del Consiglio di Amministrazione, che, secondo il Ministero, non avrebbero potuto essere individuati attraverso una procedura elettorale, ma soltanto per designazione da parte del rettore. Nello smentire seccamente tale indirizzo, il Tar ha richiamato gli argomenti utilizzati dall'Ateneo nella sua difesa, affermando che "ai fini della scelta dei consiglieri di amministrazione diversi dal rettore e dai rappresentanti degli studenti, l'Università può liberamente prevedere meccanismi di elezione da parte delle proprie componenti". Ha anche aggiunto che tale soluzione "non compromette affatto la tecnicità del Consiglio di Amministrazione".

Il Ministero aveva inoltre contestato la scelta statutaria di prevedere delle Commissioni paritetiche in ciascun corso di studio, in aggiunta a quelle istituite in Ateneo e nei venti dipartimenti. Su questo punto, il Tar ha invece sottolineato che tali Commissioni, ancorché non previste dalla legge Gelmini, rientrano nelle scelte discrezionali che ogni Ateneo è libero di compiere nella più assoluta libertà.

La sentenza del Tar Toscana ha dunque confermato e rafforzato la legittimità di alcune scelte organizzative strategiche compiute dall'Università di Pisa con l'adozione del nuovo Statuto, a cominciare da quella di individuare i componenti dei propri organi di governo attraverso procedure democratiche. Su un piano più generale, essa ha ribadito il principio dell'autonomia di ogni università, affermato già in sede di Costituzione, di darsi un proprio ordinamento nei limiti posti dalla legge.

Ne hanno parlato:
Tirreno Pisa
Nazione Pisa
TirrenoPisa.it
PisaToday.it
PisaInformaFlash.it

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