Queer & Rom e Sinti - Alleanze e complicità queer
Giovedì 24 Novembre alle 18.30, nell'aula 1 del Polo Carmignani (Piazza dei Cavalieri 8), si tiene l'incontro "Queer & Rom e Sinti", primo appuntamento del ciclo Alleanze e complicità queer, organizzato da Glauco - Associazione LGBTQI+ Universitaria e Pinkriot Arcigay Pisa. Gli incontri sono dedicati alla connessione intersezionale fra le storie, le pratiche e le azioni dei movimenti LGBTQIA+ con altri movimenti sociali o identitari.
Il tema di questo primo appuntamento sarà la relazione fra le istanze LGBT+ e quelle delle persone Rom e Sinti nel contesto italiano: si parlerà di doppia discriminazione, ma anche di obiettivi e pratiche comuni. Verranno approfonditi alcuni concetti di base che informano la cultura Rom e Sinti, per promuovere una riflessione sulla postura e il posizionamento del movimento LGBTQI+ nei confronti di altre minoranze.
Lo faremo grazie al Movimento Khetane - Rom e Sinti per l’Italia, rappresentato da Ervin Bajrami, attivista LGBT e responsabile Advocacy del movimento, e Noell Maggini, Fashion designer, attivista e responsabile team di comunicazione.
L'iniziativa, finanziata con i fondi di ateneo per le attività studentesche, è a ingresso libero e per la sua partecipazione verranno rispettate le misure espresse dal Vademecum operativo per lo svolgimento in sicurezza delle attività dell’Ateneo.
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Per Zerynth, azienda spin-off dell’Università di Pisa, arriva un investimento da 5.3 milioni di euro
Zerynth, spin-off dell’Università di Pisa che supporta le aziende nella digitalizzazione dei processi produttivi attraverso soluzioni di Industrial IoT, ha ottenuto da United Ventures, gestore italiano di Venture Capital specializzato in investimenti in startup tecnologiche, un aumento di capitale di 5,3 milioni di euro. Dopo aver raccolto 2 milioni di euro nel 2020 dal fondo Vertis Venture 3 Tech Transfer, Zerynth porta a 7,3 milioni di euro il totale del capitale raccolto e da S.r.l. diventa S.p.A.
“Siamo orgogliosi di annunciare questo investimento, tra i più grandi in Italia in ambito industriale IoT. È un grande riconoscimento del lavoro fatto in questi anni: con le nostre soluzioni abbiamo permesso ad ogni macchinario – vecchio e nuovo, professionale e industriale – di ‘parlare’ la lingua dell’Industria 4.0 e del management, evidenziando gli obiettivi che si possono raggiungere con le nostre soluzioni”, sottolinea Gabriele Montelisciani, CEO di Zerynth. “Da sempre la nostra sfida è rendere accessibile l’Internet of Things e l’Intelligenza Artificiale alle PMI, per far sì che possano affrontare il mercato in maniera competitiva, migliorando sia l’efficienza dei processi aziendali che la sostenibilità ambientale grazie ai nuovi modelli di business abilitati dalle tecnologie IoT, AI e dalla digitalizzazione”.
“Il finanziamento acquisito da Zerynth è un riconoscimento per le loro soluzioni IoT ed è per noi un vanto che conferma ancora una volta la qualità e il valore che l’Università di Pisa produce sul territorio, non solo in termini socio-economici, ma anche culturali – commenta il professor Corrado Priami, delegato per la valorizzazione della ricerca e per le nuove iniziative imprenditoriali dell’Università di Pisa – La maggioranza del personale di Zerynth si è formato nel nostro Ateneo dimostrando che la preparazione e il supporto al trasferimento tecnologico fornito dall’Università di Pisa sono di primissimo livello. Complimenti a tutta la squadra di Zerynth e un augurio per molti altri successi”.
L’aumento di capitale servirà a supportare per il prossimo triennio il processo di espansione nazionale e internazionale della società. Le risorse saranno inoltre investite per assumere nuovi talenti e rafforzare il team, così da sostenere lo sviluppo e il potenziamento del prodotto, anche attraverso l’introduzione di nuove funzionalità e l’ampliamento del set di app Industrial IoT sfruttando le opportunità delle tecnologie IoT e AI; infine parte delle risorse saranno dedicate a realizzare nuove partnership strategiche con i principali player in ambito industriale.
Fondata nel 2015 da un team nato nei laboratori dell’Università di Pisa e costituito da Gabriele Montelisciani, Giacomo Baldi, Daniele Mazzei e Gualtiero Fantoni, Zerynth supporta le aziende nella digitalizzazione dei processi produttivi. Attraverso i propri dispositivi IoT plug-and play e la propria piattaforma abilita qualsiasi macchinario all’industria 4.0. La tecnologia IoT brevettata di Zerynth è di facile implementazione, scalabile e flessibile e consente di acquisire dati da macchinari di vecchia e nuova generazione, monitorare in tempo reale la produzione, misurare i consumi energetici, prevedere malfunzionamenti, ottenere notifiche in tempo reale: in tal modo, permette una riduzione dei costi energetici fino al 40%, una diminuzione dei tempi di downtime fino al 70% e un abbattimento dei costi di manutenzione fino al 30%.
Zerynth, che ha sede a Pisa ma che rafforza la propria presenza anche in progetti internazionali, conta oggi un team di oltre 35 persone, con una profonda esperienza in ambito IoT, ed oltre 100 aziende clienti in tutti i settori industriali dalla manifattura all’agricoltura, dall’energia alla logistica.
All’aumento di capitale, che si attesta come tra i più grandi round in Italia in ambito Industrial IoT, ha preso parte anche un pool di selezionati investitori e business angels italiani e internazionali, tra cui Vertis SGR con Venture Factory tramite il Fondo VV3TT, LIFTT e CDP Venture Capital con il Comparto IndustryTech del Fondo Corporate Partners.
Per Zerynth, azienda spin-off dell’Università di Pisa, arriva un investimento da 5.3 milioni di euro
Zerynth, spin-off dell’Università di Pisa che supporta le aziende nella digitalizzazione dei processi produttivi attraverso soluzioni di Industrial IoT, ha ottenuto da United Ventures, gestore italiano di Venture Capital specializzato in investimenti in startup tecnologiche, un aumento di capitale di 5,3 milioni di euro. Dopo aver raccolto 2 milioni di euro nel 2020 dal fondo Vertis Venture 3 Tech Transfer, Zerynth porta a 7,3 milioni di euro il totale del capitale raccolto e da S.r.l. diventa S.p.A.

Nella foto, tre dei fondatori di Zerynth, da sinistra: Giacomo Baldi, Daniele Mazzei, Gabriele Montelisciani.
“Siamo orgogliosi di annunciare questo investimento, tra i più grandi in Italia in ambito industriale IoT. È un grande riconoscimento del lavoro fatto in questi anni: con le nostre soluzioni abbiamo permesso ad ogni macchinario – vecchio e nuovo, professionale e industriale – di ‘parlare’ la lingua dell’Industria 4.0 e del management, evidenziando gli obiettivi che si possono raggiungere con le nostre soluzioni”, sottolinea Gabriele Montelisciani, CEO di Zerynth. “Da sempre la nostra sfida è rendere accessibile l’Internet of Things e l’Intelligenza Artificiale alle PMI, per far sì che possano affrontare il mercato in maniera competitiva, migliorando sia l’efficienza dei processi aziendali che la sostenibilità ambientale grazie ai nuovi modelli di business abilitati dalle tecnologie IoT, AI e dalla digitalizzazione”.
“Il finanziamento acquisito da Zerynth è un riconoscimento per le loro soluzioni IoT ed è per noi un vanto che conferma ancora una volta la qualità e il valore che l’Università di Pisa produce sul territorio, non solo in termini socio-economici, ma anche culturali – commenta il professor Corrado Priami, delegato per la valorizzazione della ricerca e per le nuove iniziative imprenditoriali dell’Università di Pisa – La maggioranza del personale di Zerynth si è formato nel nostro Ateneo dimostrando che la preparazione e il supporto al trasferimento tecnologico fornito dall’Università di Pisa sono di primissimo livello. Complimenti a tutta la squadra di Zerynth e un augurio per molti altri successi”.

L’aumento di capitale servirà a supportare per il prossimo triennio il processo di espansione nazionale e internazionale della società. Le risorse saranno inoltre investite per assumere nuovi talenti e rafforzare il team, così da sostenere lo sviluppo e il potenziamento del prodotto, anche attraverso l’introduzione di nuove funzionalità e l’ampliamento del set di app Industrial IoT sfruttando le opportunità delle tecnologie IoT e AI; infine parte delle risorse saranno dedicate a realizzare nuove partnership strategiche con i principali player in ambito industriale.
Fondata nel 2015 da un team nato nei laboratori dell’Università di Pisa e costituito da Gabriele Montelisciani, Giacomo Baldi, Daniele Mazzei e Gualtiero Fantoni, Zerynth supporta le aziende nella digitalizzazione dei processi produttivi. Attraverso i propri dispositivi IoT plug-and play e la propria piattaforma abilita qualsiasi macchinario all’industria 4.0. La tecnologia IoT brevettata di Zerynth è di facile implementazione, scalabile e flessibile e consente di acquisire dati da macchinari di vecchia e nuova generazione, monitorare in tempo reale la produzione, misurare i consumi energetici, prevedere malfunzionamenti, ottenere notifiche in tempo reale: in tal modo, permette una riduzione dei costi energetici fino al 40%, una diminuzione dei tempi di downtime fino al 70% e un abbattimento dei costi di manutenzione fino al 30%.

Zerynth, che ha sede a Pisa ma che rafforza la propria presenza anche in progetti internazionali, conta oggi un team di oltre 35 persone, con una profonda esperienza in ambito IoT, ed oltre 100 aziende clienti in tutti i settori industriali dalla manifattura all’agricoltura, dall’energia alla logistica.
All’aumento di capitale, che si attesta come tra i più grandi round in Italia in ambito Industrial IoT, ha preso parte anche un pool di selezionati investitori e business angels italiani e internazionali, tra cui Vertis SGR con Venture Factory tramite il Fondo VV3TT, LIFTT e CDP Venture Capital con il Comparto IndustryTech del Fondo Corporate Partners.
La Filarmonica di Cracovia in concerto nella chiesa di Santa Caterina
In occasione della Settimana del servizio diplomatico polacco, la Fondazione Kristina Bronislava Przyiemska Sbranti dell’Università di Pisa organizza un concerto del coro e dell'orchestra della Filarmonica "Karol Szymanowski" di Cracovia, che si esibirà giovedì 17 novembre alle 18 nella chiesa di Santa Caterina d'Alessandria (Piazza Santa Caterina 5). L’ingresso è libero e gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili.
L’evento nasce dalla volontà di celebrare la Festa Nazionale Polacca dell’Indipendenza (11 novembre) e i 200 anni dalla scomparsa di Józef Wybicki, compositore dell’Inno nazionale polacco.
A dirigere coro e orchestra Sebastian Perłowski. Si esibiranno Lidia Sosnowska, soprano, Dobromiła Lebiecka, contralto, Tomasz Świerczek, tenore, e Viktor Yankovsky, basso. Preparazione del coro a cura di Piotr Piwko.
Il programma vede l’esecuzione dell’Inno Bogurodzica, l’Inno Gaude Mater Polonia, lo Stabat Mater, n. 4 Spraw niech płaczę (Fac me tecum pie flere) di Karol Szymanowski, la Messa in fa maggiore di Józef Michał Ksawery Poniatowski e l’Inno nazionale polacco.
La Fondazione Sbranti sostiene gli studi e la ricerca di studenti polacchi presso l’Università di Pisa e promuove insegnamenti di polonistica da oltre trent’anni. Il concerto è organizzato in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica di Polonia a Roma, a cui la Fondazione è collegata fin dalla sua costituzione.
Unipi: otto ricercatori del dipartimento di Scienze veterinarie fra i più influenti al mondo nel loro settore
Otto ricercatori del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa sono fra i più citati e influenti al mondo nel loro settore per il 2021. Si tratta di Mario Giorgi, Simone Mancini, Chiara Mariti, Angelo Gazzano, Francesca Mancianti, Filippo Fratini, Valentina Ebani e Fabrizio Bertelloni.
Giunta alla terza edizione, la classifica mondiale del top 2% degli scienziati per settore è stilata annualmente dal professore John P. A. Ioannidis della Stanford University a partire della banca dati Scopus, un database bibliografico citazionale della casa editrice Elsevier. In particolare, per quanto riguarda le scienze veterinarie e delle produzioni animali, sono censiti 166.000 scienziati nel top 2% dei quali ci sono 98 ricercatori che afferiscono a centri di ricerca italiani, di cui 8 appunto al Dipartimento Scienze Veterinarie di Pisa.
“Si tratta di un risultato di tutto rilievo che in parte contribuisce a spiegare il fatto che il nostro dipartimento è salito nelle classifiche internazionali, siamo primi in Italia nell’ultimo QR ranking e inoltre in sede di valutazione ANVUR siamo rientrati tra i 350 dipartimenti di eccellenza consentendoci di concorrere alla selezione finale dei migliori 180 in Italia - afferma il professore Francesco Di Iacovo (foto), direttore del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Ateneo Pisano - Il settore delle scienze veterinarie è in una fase di forte evoluzione nella società e nella ricerca. Saper cogliere domande e opportunità emergenti, tanto nel contesto locale quanto in quello internazionale, è di primaria importanza per lavorare bene e avere un impatto sulla società in un’ottica di One health-One welfare”.
Studiare e laurearsi in carcere, rinnovato accordo per Polo universitario penitenziario
Studiare e laurearsi mentre si sta scontando la pena prevista dalla legge. Questa opportunità, avviata in Toscana da oltre venti anni, si rinnova e si potenzia: è stato infatti sottoscritto a Palazzo Strozzi Sacrati, presso la presidenza della Regione Toscana, il nuovo accordo triennale per le attività del Polo Universitario Penitenziario della Toscana.
Grazie a questo patto di collaborazione potrà proseguire la collaborazione esistente tra la Regione, le Università toscane (Atenei di Firenze, Pisa, Siena e Università per stranieri di Siena) e il Prap (Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria). La Regione destinerà alle attività del polo un contributo di 120.000 euro.
L’accordo è stato firmato martedì 15 novembre, alla presenza del presidente della Regione Eugenio Giani, dall’assessora alle politiche sociali Serena Spinelli, dai rettori delle università toscane: Alessandra Petrucci per l’Università degli Studi di Firenze, Tomaso Montanari per l’Università per Stranieri di Siena, Riccardo Zucchi per l’Università di Pisa, e infine Gianluca Navone, come delegato del rettore Roberto Di Pietra, Università degli Studi di Siena, e dal Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria per la Toscana e l'Umbria rappresentato dal Provveditore Pierpaolo D'Andria. Presente alla firma anche il Garante dei Diritti dei Detenuti della Toscana Giuseppe Fanfani.

"La firma di oggi - ha commentato il presidente Giani – dà sostanza a un diritto fondamentale, il diritto allo studio, consentendo di poter raggiungere il diploma di laurea anche se si è detenuti. È quindi un accordo che riprende in pieno lo spirito della Costituzione italiana. Inoltre questa firma esprime una volta di più la capacità di collaborazione fra la Regione, le Università e l’istituzione carceraria: istituzioni diverse che, con il Polo penitenziario, diventano un soggetto unitario”.
“ Mi preme sottolineare l’importanza di questa intesa sotto il profilo sociale – aggiunge l’assessora regionale alle politiche sociali Serena Spinelli – Grazie alle opportunità offerte dal polo universitario penitenziario, infatti, si possono aprire per il detenuto di oggi nuovi orizzonti di possibilità per il domani, quando avrà terminato di scontare la sua pena. Avere questa prospettiva alimenta di gran lunga le possibilità di reinserimento sociale. Un impegno che si rinnova, dando continuità e rafforzando le attività. Ringrazio per questo tutti i soggetti coinvolti e il Garante regionale dei diritti dei detenuti, che ha condiviso il lavoro di definizione del nuovo accordo”.
Polo Universitario penitenziario, il bilancio dell’ultimo triennio
Complessivamente la popolazione carceraria in Toscana è composta da oltre 3.000 persone detenute nelle carceri, e da quasi 7.000 in esecuzione esterna.
La possibilità di seguire i corsi universitari è destinata ai detenuti e ai soggetti in esecuzione penale esterna presenti sul territorio della Regione che siano in possesso dei requisiti previsti. Il trend di partecipazione è in costante crescita: nell’ultimo triennio, nonostante le limitazioni imposte dal periodo di emergenza sanitaria, gli immatricolati sono stati oltre 400, con un record di 151 nell’anno accademico 2020-2021.
L’area degli studi di scienze politiche e quella di studi umanistici e della formazione è la più richiesta dagli studenti che negli ultimi anni hanno incrementato la loro presenza anche nelle discipline economiche e nelle scienze naturali, fisiche e matematiche.
Complessivamente nell’ultimo triennio gli studenti hanno sostenuto quasi 850 esami (record di 259 nel 2021) mentre 15 sono stati i laureati, 6 a Firenze e Siena e 3 a Pisa.
Polo Universitario penitenziario, la genesi del percorso e le novità del nuovo accordo
L'esperienza dell'Università per i detenuti è partita a Firenze nel 2000, poi nel 2003 si è allargata Pisa e Siena. Nel 2010 le tre Università si sono consorziate, con il supporto della Regione. Infine nell'ottobre 2017 è stato firmato l'Accordo di Collaborazione tra il Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria, la Regione Toscana e le Università, accordo che ora è stato rinnovato.
Tra le novità del nuovo schema di accordo l’impegno a promuovere la creazione di sale studio e luoghi funzionali ai colloqui con gli studenti negli istituti, e ancora l’impegno a sviluppare un polo bibliotecario universitario che, avvalendosi anche della rete delle biblioteche, valorizzi le esperienze già in essere con l’obiettivo di promuovere la lettura in carcere e di valorizzare le competenze di ricerca informativa.
Infine il nuovo schema di accordo promuove l'organizzazione di attività di comunicazione del progetto formativo, incluso un evento annuale di restituzione delle attività svolte con il coinvolgimento dei direttori degli istituti, degli operatori e degli studenti.
Polo Universitario penitenziario, il rapporto tra università e studenti detenuti
Ogni singola Università organizza e gestisce in autonomia i propri percorsi formativi. Una segreteria regionale, che ha sede presso l'Università di Firenze, svolge un ruolo di coordinamento e supporto. Le Università garantiscono la didattica per tutti i corsi di studio attivati, compatibilmente con le risorse logistiche offerte dai singoli istituti penitenziari, impegnando personale docente e amministrativo secondo le necessita e adottando metodiche formative flessibili.
Si tratta di un incontro particolare, quello tra Università e carcere, dove la prima istituzione è costretta a rivedere completamene la gestione degli spazi e dei tempi. Qui non è l’allievo che si presenta nel luogo e nei tempi definiti dall’istituzione universitaria, bensì è l’Università che si rende disponibile a entrare in contatto con lo studente nei tempi e luoghi stabiliti dall'amministrazione penitenziaria.
(fonte: Toscana Notizie)
33 ore. Diario di viaggio dall'Ucraina in guerra
Il 18 novembre alle 15 nell'aula magna di Palazzo Boilleau (Via Santa Maria, 85), si svolge la presentazione del volume "33 ore. Diario di viaggio dall'Ucraina in guerra" di Edoardo Crisafulli, direttore dell'Istituto Italiano di cultura di Kiev. Il libro racconta l'evacuazione forzata a febbraio dalla capitale ucraina attraverso la Moldavia.
Dialogheranno con l’autore Alberto Casadei, presidente ICoN, Stefano Garzonio e Giovanna Tomassucci, docenti di Slavistica, Michelangelo Zaccarello, professore di Filologia Italiana e il prorettore vicario Giuseppe Iannaccone.
L'incontro è organizzato dal consorzio ICON (Italian Culture on the Net) e dal Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’Università di Pisa. Il Consorzio ICON donerà all'Istituto di Kiev i materiali didattici necessari a erogare online la didattica attualmente bloccata dall'emergenza.
Sarà possibile seguire l'incontro anche online: https://www.facebook.com/HypermediaDanteNetwork
L’impatto della blockchain sull’ecosistema dell’arte
La tecnologia blockchain può essere fondamentale per la catalogazione, il tracciamento dei passaggi di proprietà, la certificazione dell’autenticità e dell’integrità delle opere d’arte: una garanzia, quest’ultima, estremamente utile nel caso ad esempio di compravendite o di prestiti fra istituzioni per mostre ed esposizioni. Le potenzialità della blockchain applicata all’ecosistema dell’arte sono molteplici; tuttavia si scontrano con un diffuso atteggiamento di resistenza all’innovazione da parte degli operatori. È questo, in estrema sintesi, il quadro che emerge da un primo studio condotto da ricercatori di economia aziendale e management delle università di Pisa, Messina, Salerno e Digione (Francia) pubblicato sulla rivista Consumption Markets & Culture.
Lo studio si basa su una serie di interviste semi-strutturate somministrate a quindici esperti fra il curatore di un importante museo americano (Whitney Museum of American Art), il collection manager del Museo Egizio di Torino, primari operatori del mondo assicurativo, avvocati specializzati del mondo dell'arte, la direttrice di Artissima, la principale fiera d'arte contemporanea in Italia, galleristi, collezionisti, pittori, aziende che offrono servizi per il mondo dell'arte e case d'asta, fra cui Christie's.
“Abbiamo riscontrato una certa riluttanza al cambiamento – spiega Vincenzo Zarone (foto), professore associato del Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa - la blockchain innalza la fiducia tra gli operatori e nelle transazioni e promuove quella che viene definita una forma di “disintermediazione”. Questa peculiare funzione, che ha effetti positivi in termini di efficienza e trasparenza negli scambi, crea d’altro canto perplessità in alcuni operatori, che vedono minacciato il proprio ruolo all’interno dell’ecosistema dell’arte, ad esempio i galleristi o gli esperti in genere, che fondano parte del proprio “potere” sulle asimmetrie informative e sul presidio esclusivo di informazioni e competenze”.
“Da questo punto di vista l'ecosistema dell'arte appare molto tradizionalista – conclude Zarone – dalla mancata comprensione delle potenzialità della blockchain si originano, con molta probabilità, lo scetticismo di alcuni operatori e la dinamica di diffusione “rallentata”. È ancora più evidente rispetto ad altri settori economici, d’altra parte, che nessuna tecnologia, per quanto innovativa e appropriata, potrà mai soppiantare il ruolo essenziale degli esperti, portatori di intuizioni, competenze e saperi che in laboratorio possono essere solo vagamente approssimati”.
La Filarmonica di Cracovia in concerto nella chiesa di Santa Caterina
In occasione della Settimana del servizio diplomatico polacco, la Fondazione Kristina Bronislava Przyiemska Sbranti dell’Università di Pisa organizza un concerto del coro e dell'orchestra della Filarmonica "Karol Szymanowski" di Cracovia, che si esibirà giovedì 17 novembre alle 18 nella chiesa di Santa Caterina d'Alessandria (Piazza Santa Caterina 5). L’ingresso è libero e gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili.
L’evento nasce dalla volontà di celebrare la Festa Nazionale Polacca dell’Indipendenza (11 novembre) e i 200 anni dalla scomparsa di Józef Wybicki, compositore dell’Inno nazionale polacco.
A dirigere coro e orchestra Sebastian Perłowski. Si esibiranno Lidia Sosnowska, soprano, Dobromiła Lebiecka, contralto, Tomasz Świerczek, tenore, e Viktor Yankovsky, basso. Preparazione del coro a cura di Piotr Piwko.
Il programma vede l’esecuzione dell’Inno Bogurodzica, l’Inno Gaude Mater Polonia, lo Stabat Mater, n. 4 Spraw niech płaczę (Fac me tecum pie flere) di Karol Szymanowski, la Messa in fa maggiore di Józef Michał Ksawery Poniatowski e l’Inno nazionale polacco.
La Fondazione Sbranti sostiene gli studi e la ricerca di studenti polacchi presso l’Università di Pisa e promuove insegnamenti di polonistica da oltre trent’anni. Il concerto è organizzato in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica di Polonia a Roma, a cui la Fondazione è collegata fin dalla sua costituzione.
Con l’ecoscandaglio Multibeam i ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra mappano i fondali della Versilia
Con un rilievo topografico ad altissima risoluzione, i ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, in collaborazione con la University of Delaware (Stati Uniti), sono riusciti a mappare con grande precisione le caratteristiche morfologiche di un settore dei fondali antistanti la costa di Forte dei Marmi (LU) e Cinquale (MS), documentando anche la presenza di strutture sommerse e di un relitto di nave adagiato a una profondità di circa 16 metri. Tutto questo grazie al Multibeam, un ecoscandaglio che, per la sua portabilità, può essere installato su imbarcazioni differenti semplicemente adattando le strutture che lo sorreggono e lo fissano al natante stesso.

Nella foto di gruppo, da sinistra a destra: Arthur Trembanis (UDEL), Giovanni Sarti e Duccio Bertoni (UniPI), Leonardo Landi (EOS Marine), Mark Lundine e Grant Otto (UDEL). A destra. l'ecoscandaglio installato sull'imbarcazione.
I rilievi sono stati condotti da Duccio Bertoni e Giovanni Sarti del Dipartimento di Scienze della Terra in collaborazione col professor Arthur Trembanis della University of Delaware (Stati Uniti) e le attività di lavoro sono state finanziate dal programma di mobilità internazionale Erasmus+ KA107 attivo tra le due università. Nel corso di due giorni e mezzo di intenso lavoro il gruppo di ricerca ha coperto un’area ampia più di 130 ettari in acque poco profonde, circa tra -2 e -8 metri, al di fuori delle zone ad accesso ristretto per via della balneazione. I rilievi hanno quindi fornito un dettaglio elevatissimo dei fondali con una risoluzione inferiore a 25 cm/pixel e densità medie di più di 300 punti per metro quadro.
Oltre a rivelare la presenza di barre sottomarine – cumuli di sabbia paralleli alla costa che possono influenzare le tendenze di aumento o diminuzione dei processi erosivi ed energia dell’onda a costa – il gruppo di ricerca ha documentato la presenza dei resti di una serie di strutture ortogonali a costa che si estendono per circa 180 metri fino a una profondità di 4-5 metri. Nel 1999 furono infatti costruiti 4 setti sommersi costituiti da geotubi con l’intento di ridurre l’intensità delle correnti litoranee riducendo l’impatto ambientale rispetto ai classici pennelli e che oggi sono parzialmente sprofondati.

Particolare dell’elaborazione dei dati in una delle zone analizzate. È possibile apprezzare l’alternanza ritmica tra aree depresse ed elevate.
Inoltre, per evidenziare le grandi potenzialità dello strumento Multibeam utilizzato (un Norbit iWBMSe), è stata realizzata la scansione di un relitto adagiato sui fondali antistanti a Cinquale (MS) a una profondità di circa 16 m, la cui posizione era nota a Leonardo Landi, proprietario dell’imbarcazione utilizzata per i rilievi e gestore di EOS Marine. Tale attività non solo ha permesso di mappare con altissima fedeltà la forma e l’orientazione del relitto, cosa che può aiutare a monitorarne il deterioramento nel tempo, ma anche di identificare la presenza di reti da pesca rimaste impigliate nel relitto, che possono provocare pericoli enormi per eventuali operatori subacquei che si avventurassero nell’area. Si tratta del peschereccio “Nuova Anna Maria”, affondato nelle prime ore del mattino del 19 luglio 2019 a causa di una falla che determinò ingresso di acqua all’interno dello scafo; l’incidente per fortuna non provocò vittime.

Scansione ad altissima risoluzione del relitto di un peschereccio sui fondali antistanti Cinquale (MS). Si notano evidenti le reti da pesca ancora impigliate nella struttura del relitto.
Alla spedizione hanno contribuito anche Mauro Rosi, già docente presso il Dipartimento di Scienze della Terra e grande conoscitore della realtà locale, e Riccardo Costanzi, professore presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione ed esperto di robot autonomi. Paola Fabretti di Norbit Italia e Marco Luppichini anche lui del Dipartimento di Scienze della Terra hanno messo a disposizione ulteriori competenze e assistenza tecnica.
