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Si è conclusa con la cerimonia di consegna dei diplomi ai 24 allievi la prima edizione del master universitario in CyberSecurity, che aveva preso il via nel febbraio 2017 grazie alla collaborazione tra il dipartimento di Ingegneria dell’informazione dell’Università di Pisa e l’Istituto di informatica e Telematica del Cnr (Iit-Cnr) di Pisa. Alla presenza dei direttori dei due istituti e di diverse aziende che hanno investito nell’iniziativa, è stato anche dato il via ufficiale alla seconda edizione. Scopo del master è formare i nuovi “guardiani del web”, fornendo le competenze per riconoscere e intervenire in modo efficace contro le minacce informatiche che possono interessare privati cittadini, imprese e le istituzioni.

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“Questo corso orientato nello specifico alla CyberSecurity – commenta Gianluca Dini, docente al dipartimento di Ingegneria dell’informazione e direttore del master – è il primo in Toscana, e risponde all’esigenza sempre più pressante, da parte di aziende e istituzioni, di avere figure professionali in grado di operare nel campo della sicurezza informatica, dove si stimano, a livello globale, 1,5 milioni di posti di lavoro vacanti. Proprio questa richiesta ha portato la prima e soprattutto la seconda edizione del master, appena partita, ad avere un numero di domande di ammissione molto superiore ai posti disponibili, con candidati provenienti da tutta Italia”.

Domenico Laforenza, direttore dello Iit-Cnr, dichiara: “La cybersecurity era un argomento fantascientifico fino a pochi anni fa, mentre oggi è uno degli asset strategici in ogni organizzazione su cui si concentrano investimenti in infrastrutture tecnologiche, sviluppo di competenze, definizione di profili professionali. È un settore in continua evoluzione destinato a crescere enormemente e sinergicamente anche con le prospettive di Industria 4.0. Pisa passa da essere culla dell’informatica, a protagonista del presente e del futuro delle applicazioni internet più evolute e dagli orizzonti più futuribili; il tutto non perdendo mai di vista le necessità occupazionali che esigono una formazione multidisciplinare come quella realizzata nel master appena conclusosi e che va a colmare un gap di preparazione per il “nuovo” mondo del lavoro”.

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"Il tema della CyberScurity - aggiunge Giuseppe Anastasi, direttore del dipartimento di Ingegneria dell’informazione - è una delle chiavi nella nuova rivoluzione industriale, e aziende e amministrazioni sono pronte a investire in questo settore, come dimostra la nascita, lo scorso 27 febbraio, del centro regionale per la CyberSecurity, con sede proprio a Pisa. Il Centro, frutto della collaborazione tra Regione Toscana, le Università di Pisa, Firenze e Siena, il Cnr e l’IMT di Lucca, avrà il compito di proteggere dagli attacchi i sistemi informatici di Comuni, Asl, centri dell'amministrazione pubblica, ma anche le piccole e medie imprese della Toscana. Un passaggio importante nella strategia di concretizzazione del piano Industria 4.0.”.

"Oltre alle istituzioni - conclude Dini - anche le aziende, sia piccole che grandi, sono consce che uno dei nodi fondamentali per l’innovazione è la sicurezza informatica. Il master ha visto la sponsorizzazione di diverse imprese, che erano presenti alla cerimonia. Nell’immediato futuro i diplomati del master potrebbero diventare figure professionali chiave in moltissime realtà, sia pubbliche che private”.

 

Martedì 20 marzo, alle ore 15, alla Gipsoteca di Arte Antica (Piazza San Paolo all’Orto 20, Pisa) si svolge “Una lunga conversazione”, convegno in memoria del professore Lorenzo Calabi a un anno dalla sua scomparsa. L’iniziativa è organizzata dal Seminario di Filosofia e dal Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa. Il programma prevede interventi di Alfonso Maurizio Iacono, Emanuela Conversano, Biagio Sarnataro, Andrea Civello ed Elisa Bertò coordinati da Pierluigi Barrotta e Leonardo Amoroso
“Il ricordo di Lorenzo tra i suoi colleghi ed allievi è sempre vivo – dice il direttore del dipartimento di Civiltà e forme del sapere Pierluigi Barrotta - Non voglio qui rammentare i numerosi incarichi che Lorenzo ha ricoperto in Ateneo ma piuttosto ricordarlo per la sua attività come presidente del Seminario di Filosofia, alla cui organizzazione si è impegnato negli ultimi anni di vita. Grazie alla sua operosità, l’area filosofica del nostro Dipartimento si è arricchita di un’intensa attività seminariale, che ha anche avuto il risultato di farci meglio conoscere l’uno con l’altro. Il convegno che il Dipartimento organizza martedì 20 marzo è una testimonianza di affetto, ma anche il tentativo di mantenere viva la tradizione di ricerca e di divulgazione culturale, a cui Lorenzo ha così tanto contribuito”.

È stato finanziato con oltre un milione di euro UTOFPET, il progetto coordinato dall’Università di Pisa il cui obiettivo è sviluppare nuove tecnologie nel campo della sensoristica fotonica per rivelatori PET, che consentano di ottenere immagini più nitide con minori dati a disposizione. La PET, tomografia a emissione di positroni, è la tecnologia che, nell’ambito della ricerca clinica, aiuta a rivelare il funzionamento e il metabolismo di organi e tessuti.
Combinando tecnologie fotoniche innovative (come i sensori MultiDigital-Silicon Photomultipliers (MD-SiPM), i cristalli fotonici e sistemi di acquisizione dati intelligenti), i ricercatori lavoreranno allo sviluppo di un prototipo di rivelatore che possa essere utilizzato come elemento fondante per le future generazioni di scanner PET, che potrebbero offrire prestazioni fino a 100 volte superiori agli attuali.
«I dispositivi MD-SiPM sono generalmente più complessi da usare dei comuni sensori utilizzati nei rivelatori PET e richiedono architetture di acquisizione dati più avanzate di quelle convenzionali, ma sono anche molto più precisi – spiega Nicola Belcari, docente di Fisica dell’Ateneo pisano e coordinatore di UTOFPET – L’utilizzo sinergico con i cristalli fotonici, ovvero sottili strati nanostrutturati di un materiale otticamente trasparente ad alto indice di rifrazione, richiede competenze multidisciplinari negli ambiti della simulazione di sensoristica fotonica, della progettazione di rivelatori ed integrazione, sia hardware che software di sistemi di imaging PET». Per questo, nel progetto UTOFPET, sono state coinvolti partner internazionali sia accademici (Universiteit Gent e École polytechnique fédérale de Lausanne) che industriali (AGE Scientific di Capezzano Pianore (LU) e la Molecube NV (Gent)) con competenze altamente complementari.
“La tecnologia sviluppata in questo progetto consentirà il raggiungimento della risoluzione spaziale e della sensibilità richiesta dalle attuali e future applicazioni nel campo dell’imaging molecolare – conclude Nicola Belcari - mantenendo al contempo un favorevole rapporto costo-beneficio”. UTOFPET, che durerà 36 mesi, è stato finanziato complessivamente con 1.119.500 euro dal consorzio Photonic Based Sensing (PhotonicSensing) del programma ERA-NET Cofund - Horizon 2020.

È volato in prestito al Museo nazionale del Bardo, in Tunisia, il ritratto di Giovanni Pagni che normalmente è esposto nella Sala dei Mappamondi di Palazzo alla Giornata, sede del rettorato dell'Università di Pisa. L'opera d'arte resterà a Tunisi dal 18 marzo al 30 settembre come emblema della mostra "Antichità d'Africa alla Galleria degli Uffizi. Giovanni Pagni, medico e archeologo pisano nella Tunisia del XVII secolo".
La mostra del Bardo - organizzata a tre anni dall’attentato del 18 marzo 2015 in cui hanno perso la vita 24 persone, in gran parte turisti, tra i quali anche quattro italiani - presenta un nucleo di antichità provenienti dalla Tunisia raccolte nel 1677 dal medico e archeologo Giovanni Pagni, illustre professore dell'Università di Pisa. Questi, oltre a raccogliere un vasto materiale in Tunisia studiando in particolare le rovine di Cartagine, fu per un anno al servizio del Bey Murad II che, riconoscente per la guarigione ottenuta grazie al suo intervento, gli dette in dono diversi reperti preziosi. Fra questi vi era una raccolta di oltre venti opere fra epigrafi, stele funerarie e stele votive di età imperiale, che da subito entrarono nelle collezioni delle Gallerie degli Uffizi e del Museo Archeologico Nazionale di Firenze. I rilievi e le iscrizioni, fra le prime testimonianze dell’Africa romana che era possibile ammirare in Europa, sono stati per due secoli al centro dell’interesse degli studiosi internazionali. Tornano ora in Tunisia per iniziativa della Regione Toscana, in collaborazione con il ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, il ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, l’Ambasciata italiana e l’istituto Italiano di Cultura a Tunisi, i musei degli Uffizi e del Bardo.
Il dipinto di Giovanni Pagni, realizzato dall'artista Giovanni Stella, faceva parte della serie dei ritratti realizzati alla fine del XVIII secolo per la Sala delle Lauree nel Palazzo Arcivescovile, dal quale fu poi trasferito all’Università di Pisa. La scheda del quadro per la mostra è stata redatta dal professor Alessandro Tosi, tra i massimi esperti italiani di storia dell'arte moderna. La consegna della tela alla Società Cooperativa A.R.A., in qualità di ditta incaricata del trasporto, è avvenuta lo scorso 9 marzo, alla presenza della dottoressa Donatella Montanari, in rappresentanza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della provincia di Pisa, e della dottoressa Aurelia De Simone, in qualità di Economo dell’Università di Pisa.

 

nicola belcariÈ stato finanziato con oltre un milione di euro UTOFPET, il progetto coordinato dall’Università di Pisa il cui obiettivo è sviluppare nuove tecnologie nel campo della sensoristica fotonica per rivelatori PET, che consentano di ottenere immagini più nitide con minori dati a disposizione. La PET, tomografia a emissione di positroni, è la tecnologia che, nell’ambito della ricerca clinica, aiuta a rivelare il funzionamento e il metabolismo di organi e tessuti.

Combinando tecnologie fotoniche innovative (come i sensori MultiDigital-Silicon Photomultipliers (MD-SiPM), i cristalli fotonici e sistemi di acquisizione dati intelligenti), i ricercatori lavoreranno allo sviluppo di un prototipo di rivelatore che possa essere utilizzato come elemento fondante per le future generazioni di scanner PET, che potrebbero offrire prestazioni fino a 100 volte superiori agli attuali.

«I dispositivi MD-SiPM sono generalmente più complessi da usare dei comuni sensori utilizzati nei rivelatori PET e richiedono architetture di acquisizione dati più avanzate di quelle convenzionali, ma sono anche molto più precisi – spiega Nicola Belcari, docente di Fisica dell’Ateneo pisano e coordinatore di UTOFPET (a destra nella foto) – L’utilizzo sinergico con i cristalli fotonici, ovvero sottili strati nanostrutturati di un materiale otticamente trasparente ad alto indice di rifrazione, richiede competenze multidisciplinari negli ambiti della simulazione di sensoristica fotonica, della progettazione di rivelatori ed integrazione, sia hardware che software di sistemi di imaging PET». Per questo, nel progetto UTOFPET, sono state coinvolti partner internazionali sia accademici (Universiteit Gent e École polytechnique fédérale de Lausanne) che industriali (AGE Scientific di Capezzano Pianore (LU) e la Molecube NV (Gent)) con competenze altamente complementari.

“La tecnologia sviluppata in questo progetto consentirà il raggiungimento della risoluzione spaziale e della sensibilità richiesta dalle attuali e future applicazioni nel campo dell’imaging molecolare – conclude Nicola Belcari - mantenendo al contempo un favorevole rapporto costo-beneficio”. UTOFPET, che durerà 36 mesi, è stato finanziato complessivamente con 1.119.500 euro dal consorzio Photonic Based Sensing (PhotonicSensing) del programma ERA-NET Cofund - Horizon 2020.

È stato costituito per iniziativa del dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Pisa il "Team Coste", che ha come obiettivo lo studio della dinamica dei sistemi costieri toscani. Il gruppo di ricerca è nato grazie alla firma di un protocollo d'intesa tra le Università di Pisa, Firenze e Siena, rappresentate rispettivamente dai dipartimenti pisani di Scienze della Terra, Biologia e Ingegneria dell’Informazione, dal dipartimento fiorentino di Scienze della Terra e da quello senese di Ingegneria dell’informazione e Scienze Matematiche.

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Il progetto mira a sviluppare sistemi di monitoraggio e di modellazione quantitativa dell’evoluzione dei sistemi costieri toscani, approfondendo in particolare la conoscenza dei processi che governano lo spostamento della sabbia lungo le coste all’interno delle diversità fisiografiche e di quelli che operano trasversalmente alla costa, interessando il sistema bacino fluviale-costa-mare. Esso intende inoltre elaborare una specifica piattaforma informatica, mediante la quale sia possibile mettere a disposizione di tutte le componenti interessate - quella tecnico-scientifica, quella istituzionale e la società civile - le informazioni oggi disponibili e quelle che saranno prodotta in futuro sui sistemi costieri toscani.

Il "Team Coste" si caratterizza per una marcata impronta multidisciplinare, indispensabile per affrontare le complessità dei problemi che affliggono le coste, e intende mettere a disposizione delle istituzioni locali, a partire dalla Regione Toscana, conoscenze tecnico-scientifiche utili a consentire una gestione sempre più efficace delle problematiche poste dal territorio.

Tra i primi firmatari del progetto ci sono, per l'Università di Pisa, i professori Giovanni Sarti e Mauro Rosi e il dottor Duccio Bertoni (Scienze della Terra), la dottoressa Daniela Ciccarelli (Biologia), il professor Andrea Caiti e il dottor Riccardo Costanzi (Ingegneria dell’Informazione); per l'Università di Firenze, i professori Sandro Moretti e Filippo Catani (Scienze della Terra); per l'Università di Siena, il professor Alessandro Mecocci e il dottor Alessandro Pozzebon (Ingegneria dell’informazione e Scienze Matematiche).

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Nella foto il gruppo dei ricercatori pisani: da sinistra, Giovanni Sarti, Andrea Caiti, Daniela Ciccarelli, Mauro Rosi, Duccio Bertoni e Riccardo Costanzi.

Il dipartimento pisano di Scienze della Terra, che è il promotore del "Team Coste", ha organizzato dal 2014 al 2016 tre congressi internazionali a Forte dei Marmi, invitando, grazie alla sovvenzione del Comune di Forte di Marmi e della Federalberghi, esperti da tutto il mondo per confrontarsi sui problemi di gestione delle coste. I congressi sono stati concepiti non solo per esperti del settore, ma sono stati aperti a tutti i portatori di interesse, dalle amministrazioni ai singoli cittadini, con lo scopo di incrementare la consapevolezza e la conoscenza di queste tematiche attraverso uno spirito sinergico e collaborativo. In questo senso sono stati svolti diversi incontri nelle scuole e altri sono già in programma nelle prossime settimane. A partire dall’edizione 2018, che si terrà dal 10 al 14 ottobre, i congressi internazionali di Forte dei Marmi avranno cadenza biennale e si terranno sotto l’egida del "Team Coste", mantenendo e rinforzando la vision nata dal primo congresso del 2001 e sviluppata in modo più organico dopo il 2014.

 

 

 

È volato in prestito al Museo Nazionale del Bardo, in Tunisia, il ritratto di Giovanni Pagni che normalmente è esposto nella Sala dei Mappamondi di Palazzo alla Giornata, sede del rettorato dell'Università di Pisa. L'opera d'arte resterà a Tunisi dal 18 marzo al 30 settembre come emblema della mostra "Antichità d'Africa alla Galleria degli Uffizi. Giovanni Pagni, medico e archeologo pisano nella Tunisia del XVII secolo".

La mostra del Bardo - organizzata a tre anni dall’attentato del 18 marzo 2015 in cui hanno perso la vita 24 persone, in gran parte turisti, tra i quali anche quattro italiani - presenta un nucleo di antichità provenienti dalla Tunisia raccolte nel 1677 dal medico e archeologo Giovanni Pagni, illustre professore dell'Università di Pisa.

Questi, oltre a raccogliere un vasto materiale in Tunisia studiando in particolare le rovine di Cartagine, fu per un anno al servizio del Bey Murad II che, riconoscente per la guarigione ottenuta grazie al suo intervento, gli dette in dono diversi reperti preziosi. Fra questi vi era una raccolta di oltre venti opere fra epigrafi, stele funerarie e stele votive di età imperiale, che da subito entrarono nelle collezioni delle Gallerie degli Uffizi e del Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

I rilievi e le iscrizioni, fra le prime testimonianze dell’Africa romana che era possibile ammirare in Europa, sono stati per due secoli al centro dell’interesse degli studiosi internazionali. Tornano ora in Tunisia per iniziativa della Regione Toscana, in collaborazione con il ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, il ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, l’Ambasciata italiana e l’istituto Italiano di Cultura a Tunisi, i musei degli Uffizi e del Bardo.

Il dipinto di Giovanni Pagni, realizzato dall'artista Giovanni Stella, faceva parte della serie dei ritratti realizzati alla fine del XVIII secolo per la Sala delle Lauree nel Palazzo Arcivescovile, dal quale fu poi trasferito all’Università di Pisa.

La scheda del quadro per la mostra è stata redatta dal professor Alessandro Tosi, tra i massimi esperti italiani di storia dell'arte moderna. La consegna della tela alla Società Cooperativa A.R.A., in qualità di ditta incaricata del trasporto, è avvenuta lo scorso 9 marzo, alla presenza della dottoressa Donatella Montanari, in rappresentanza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della provincia di Pisa, e della dottoressa Aurelia De Simone, in qualità di Economo dell’Università di Pisa.

 

 

 

Il professore Fabrizio Baiardi dell’Università di Pisa è uno degli undici esperti che darà vita a “Cybersecurity”, il primo gruppo di studio costituito a livello nazionale per la difesa dei dati informatici del servizio sanitario italiano. Annunciata nei giorni scorsi e coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, l’iniziativa è nata su impulso del Centro Nazionale di Tecnologie Innovative in Sanità Pubblica.



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Fabrizio Baiardi

 

“Studieremo strategie specifiche – spiega Baiardi - per migliorare costantemente la difesa delle strutture sanitarie del Paese da attacchi informatici di varia natura, con l’obiettivo di sviluppare maggiore consapevolezza dei rischi cyber in sanità, da questo punto di vista infatti è importante sensibilizzare coloro che usano i dispositivi connessi in rete per salvaguardare i dati dei pazienti e dei medici”.

Fabrizio Baiardi è ordinario di informatica all’Università di Pisa e la sua ricerca è focalizzata sulla valutazione del rischio posto da sistemi ICT complessi a partire dallo studio delle vulnerabilità e delle intrusioni in sistemi informatici.

 

Venerdì 16 marzo all'Università di Pisa si svolge l'Unistem day, la mattina dalle 9 alle 13 nella Sala Convegni del Polo Piagge (Via Giacomo Matteotti 11) e il pomeriggio dalle 14,30 alle 16 all'Unità di Biologia Cellulare e dello Sviluppo del Dipartimento di Biologia (Via del Brennero, 4).
Unistem day è un evento divulgativo sulla ricerca e sulle cellule staminali rivolto alle scuole superiori, che coinvolge 74 atenei italiani e centri di ricerca europei. Alla giornata organizzata all'Università di Pisa partecipano le scuole provenienti da Lucca (Liceo Vallisneri), Pisa (Santoni) e Cecina (Liceo Scientifico Fermi) e Pontedera (ITI Marconi).
Nato nel 2009 a Milano da un’idea di Elena Cattaneo, l’evento consolida con la decima edizione la sua dimensione internazionale, raggiungendo il numero record di 10 paesi europei coinvolti, a testimonianza del crescente interesse verso la scienza e la ricerca scientifica.
Quest’anno, l’Università di Pisa sarà presente grazie alla collaborazione di Mario Petrini e Alessandra Salvetti del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Pisa, e di Marco Onorati del Dipartimento di Biologia. La giornata avrà inizio con l’intervento di Claudia Martini, Prorettrice per la ricerca in ambito nazionale. Successivamente, Alessandra Salvetti parlerà di cellule staminali e animali modello per il loro studio, Marco Onorati introdurrà le cellule staminali neurali, il segreto del nostro cervello. Interverranno Sabrina Vagnani (U.O. Reumatologia Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale), che parlerà di cellule staminali mesenchimali nella ricerca di base e Serena Danti, che illustrerà l’uso clinico delle cellule staminali mesenchimali. Nel pomeriggio si passerà al bancone nei laboratori di ricerca: i ragazzi incontreranno i ricercatori dell’Unità di Biologia Cellulare e dello Sviluppo del Dipartimento di Biologia e dell’Unità di Biologia Applicata del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale e osserveranno da vicino i fenomeni di rigenerazione nella planaria, un organismo modello, e le cellule staminali umane in coltura, provando, per un giorno, a mettersi nei panni di un ricercatore.

 

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