Al via il corso di inglese per apprendenti con dislessia organizzato dal CLi
Sta per partire all’Università di Pisa la seconda edizione del corso di inglese rivolto a studenti con dislessia evolutiva, organizzato dal Centro linguistico d’Ateneo (CLi) in collaborazione con lo Sportello DSA. L’iniziativa ha visto lo scorso anno una grande partecipazione di allievi da vari corsi di laurea, che hanno potuto così raggiungere il livello di inglese richiesto in uscita dai loro corsi di studio per il conseguimento del titolo. Nel 2017 il corso partirà il 28 febbraio.
Le lezioni, due incontri settimanali di due ore ciascuno, si svolgeranno presso il Centro Linguistico d’Ateneo e prevedono l’utilizzo di tecniche sperimentali volte a favorire gli apprendimenti linguistici in studenti con DSA. Saranno tenute da due CEL (collaboratori ed esperti linguistici) madrelingua appositamente formati, in collaborazione con Gloria Cappelli e Sabrina Noccetti, ricercatrici di Lingua e Traduzione inglese del dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica.
Il corso nasce all’interno di un percorso di ricerca su dislessia e apprendimento dell’inglese nei giovani adulti intrapreso negli ultimi due anni da un gruppo di ricerca dell’Università di Pisa in collaborazione con la IRCCS Fondazione Stella Maris e del Centro per la Neurocognizione, Epistemologia e Sintassi teorica dello IUSS di Pavia. «Malgrado si siano fatti molti passi in avanti in ambito neuro cognitivo e glottodidattico, l’impatto della dislessia sulle abilità linguistiche su cui l’apprendimento delle lingue straniere si fonda è un ambito ancora poco esplorato – spiegano le ricercatrici È dunque ormai essenziale cercare di unire i vari settori della ricerca teorica e le pratiche riabilitative per arrivare a una didattica che, riconoscendo le difficoltà del soggetto dislessico, riesca a proporre metodi tali da consentirgli l’apprendimento della lingua straniera».
Nella prima fase del progetto, il gruppo di ricerca dell’Università di Pisa ha adattato i test esistenti e sviluppato materiale didattico da utilizzare all’interno del corso proposto lo scorso anno agli studenti, fondandosi su tecniche riabilitative mirate a ridurre le difficoltà legate ai deficit insiti nel disturbo. Parallelamente è stato condotto uno studio sulle abilità mnesiche e pragmatiche degli apprendenti che ha portato a primi interessanti risultati.
La ricerca sperimentale continuerà anche nei prossimi anni, con l’obiettivo di riuscire a capire i meccanismi che sono alla base delle difficoltà attestate nell’apprendimento della lingua straniera da parte di studenti con dislessia evolutiva e di trovare le strategie e le metodologie più adatte per superarle. «I positivi risultati ottenuti dai partecipanti alla prima edizione sono senza dubbio incoraggianti e ci spingono a continuare in questo lavoro, dove è prezioso il contributo e il sostegno dei colleghi di tutti i dipartimenti che accolgono studenti con DSA e degli uffici preposti che ci hanno sempre fornito un grande aiuto», concludono Cappelli e Noccetti.
Gli studenti interessati possono rivolgersi allo Sportello DSA (https://www.unipi.it/index.php/servizi-e-orientamento/item/1174) o alle docenti per avere informazioni.
Al via il corso di inglese per apprendenti con dislessia organizzato dal CLi
Sta per partire all’Università di Pisa la seconda edizione del corso di inglese rivolto a studenti con dislessia evolutiva, organizzato dal Centro linguistico d’Ateneo (CLi) in collaborazione con lo Sportello DSA. L’iniziativa ha visto lo scorso anno una grande partecipazione di allievi da vari corsi di laurea, che hanno potuto così raggiungere il livello di inglese richiesto in uscita dai loro corsi di studio per il conseguimento del titolo. Nel 2017 il corso partirà il 28 febbraio.
Le lezioni, due incontri settimanali di due ore ciascuno, si svolgeranno presso il Centro Linguistico d’Ateneo e prevedono l’utilizzo di tecniche sperimentali volte a favorire gli apprendimenti linguistici in studenti con DSA. Saranno tenute da due CEL (collaboratori ed esperti linguistici) madrelingua appositamente formati, in collaborazione con Gloria Cappelli e Sabrina Noccetti, ricercatrici di Lingua e Traduzione inglese del dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica.

Il corso nasce all’interno di un percorso di ricerca su dislessia e apprendimento dell’inglese nei giovani adulti intrapreso negli ultimi due anni da un gruppo di ricerca dell’Università di Pisa in collaborazione con la IRCCS Fondazione Stella Maris e del Centro per la Neurocognizione, Epistemologia e Sintassi teorica dello IUSS di Pavia. «Malgrado si siano fatti molti passi in avanti in ambito neuro cognitivo e glottodidattico, l’impatto della dislessia sulle abilità linguistiche su cui l’apprendimento delle lingue straniere si fonda è un ambito ancora poco esplorato – spiegano le ricercatrici È dunque ormai essenziale cercare di unire i vari settori della ricerca teorica e le pratiche riabilitative per arrivare a una didattica che, riconoscendo le difficoltà del soggetto dislessico, riesca a proporre metodi tali da consentirgli l’apprendimento della lingua straniera».
Nella prima fase del progetto, il gruppo di ricerca dell’Università di Pisa ha adattato i test esistenti e sviluppato materiale didattico da utilizzare all’interno del corso proposto lo scorso anno agli studenti, fondandosi su tecniche riabilitative mirate a ridurre le difficoltà legate ai deficit insiti nel disturbo. Parallelamente è stato condotto uno studio sulle abilità mnesiche e pragmatiche degli apprendenti che ha portato a primi interessanti risultati.
La ricerca sperimentale continuerà anche nei prossimi anni, con l’obiettivo di riuscire a capire i meccanismi che sono alla base delle difficoltà attestate nell’apprendimento della lingua straniera da parte di studenti con dislessia evolutiva e di trovare le strategie e le metodologie più adatte per superarle. «I positivi risultati ottenuti dai partecipanti alla prima edizione sono senza dubbio incoraggianti e ci spingono a continuare in questo lavoro, dove è prezioso il contributo e il sostegno dei colleghi di tutti i dipartimenti che accolgono studenti con DSA e degli uffici preposti che ci hanno sempre fornito un grande aiuto», concludono Cappelli e Noccetti.
Gli studenti interessati possono rivolgersi allo Sportello DSA (a questo link i contatti) o alle docenti per avere informazioni.
Con il bando BIHO l’Ateneo investe nella ricerca 1,5 milioni di euro
Per incrementare il numero di progetti finanziati e la competitività dell’Ateneo a livello nazionale e internazionale, l’Università di Pisa ha deciso di investire 1,5 milioni di euro nel settore della ricerca. Con decreto rettorale n. 77 del 25 gennaio 2017, l'Ateneo pisano ha infatti emanato BIHO - Bando Incentivi di Ateneo per le presentazione di proposte Horizon, i cui contenuti sono stati illustrati a professori e ricercatori in un incontro al Polo Carmignani mercoledì 25 gennaio. Dopo i saluti del rettore Paolo Mancarella, sono intervenuti il professor Lisandro Benedetti Cecchi, prorettore per la Ricerca in ambito europeo e internazionale, e i responsabili del Settore Ricerca Unipi, che hanno fatto il punto sulle opportunità di finanziamento in Horizon per l'anno 2017 e sui servizi dell'Università a supporto della progettazione europea.
Le azioni di incentivazione alla partecipazione a Horizon 2020 sono di tre tipi: la prima prevede il finanziamento di meeting internazionali volti alla costituzione del partenariato di progetto, per i professori e i ricercatori a tempo indeterminato e a tempo determinato “senior” che hanno intenzione di presentare, come coordinatori o partner, una proposta Horizon 2020; la seconda è un contributo alle attività di ricerca di professori e ricercatori a tempo indeterminato e a tempo determinato “senior” che hanno presentato, come coordinatori, una proposta Horizon 2020 che ha superato la soglia minima di valutazione ma non è stata finanziata; la terza è un contributo a professori e ricercatori a tempo indeterminato e a tempo determinato “senior” che hanno ottenuto, come coordinatori, il finanziamento di un progetto Horizon 2020.
Il bando BIHO rimarrà aperto per l’intero 2017 ed è consultabile al link: https://www.unipi.it/index.php/unione-europea/itemlist/category/990-biho-bando-incentivi-di-ateneo-proposte-horizon
Ecco il kit per aspiranti imprenditori frutto del progetto europeo ENDuRE
Sviluppato un kit per aspiranti imprenditori. E’ questo il frutto di ENDuRE (European Network of Design for Resilient Entrepreneurship), un progetto appena giunto a conclusione e finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito dell’Erasmus+ “Knowledge Alliances”. Il progetto ha visto l’Università di Pisa come capofila in partenariato per l’Italia con il Polo Tecnologico di Navacchio e l'agenzia formativa CEDIT, insieme a università e aziende della Danimarca e del Regno Unito.
Ideato come approccio innovativo per educare all’imprenditorialità, ENDuRE si è posto l’obiettivo di accrescere la resilienza e la competitività delle start-up europee. I partner accademici e aziendali hanno sviluppato un programma olistico per trasformare le idee imprenditoriali in attività tecnicamente ed economicamente solide.
Le metodologie e i materiali sviluppati in questi due anni di attività, sono ora disponibili sul sito ufficiale del progetto (http://www.endureproject.eu/) . “Start-upper, imprenditori, università, parchi tecnologici e tutti gli altri attori rilevanti dell’ecosistema imprenditoriale potranno accedere liberamente ai materiali. Queste risorse, create per studenti universitari, laureati e potenziali imprenditori, sono scalabili, trasferibili e adattabili a start-up a vari livelli di sviluppo e maturità” ha dichiarato il professore Gualtiero Fantoni, coordinatore scientifico del progetto.
Tra i vari materiali fruibili si distingue il primo volume di una collana di ebook sull’imprenditorialità. Questo ambizioso progetto editoriale raccoglie finora i contributi di 37 esperti sul tema dell’imprenditorialità provenienti da tutto il mondo. Nei mesi scorsi è stato completato e pubblicato il primo volume (Social), mentre i due successivi (Knowledge e Business, rispettivamente) sono in preparazione e saranno disponibili entro l’anno, ma sono ancora aperti ad accogliere il contributo di docenti, imprenditori o altri attori dell’ecosistema dell’imprenditorialità.
Un progetto per portare in tavola il pane della salute
Sviluppare un sistema modello per produrre diversi tipi di pane ad elevato valore salutistico per la catena alimentare italiana. E’ questo l’obiettivo del progetto di ricerca “Processing for healthy cereal foods”, appena finanziato dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e di cui l’Università di Pisa è capofila.
L’idea del progetto è di selezionare cereali integrali, lieviti e batteri lattici per ottenere pani con elevate proprietà nutraceutiche, capaci ad esempio di incidere positivamente sull’indice glicemico e sulle attività antiossidanti e antiinfiammatorie.
“Nel corso del progetto valuteremo queste proprietà mediante test in vitro e pre-clinici, per identificare le più efficienti combinazioni tra farine, microrganismi e processi produttivi ai fini del miglioramento della salute umana. In particolare saranno analizzate le farine ottenute da 5 diversi cereali, fermentate con lieviti e batteri lattici selezionati da un pool di oltre 350 ceppi” spiega la professoressa Manuela Giovannetti, microbiologa presso il dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa e direttore del Centro di Ricerca Nutrafood, che coordina il progetto nazionale.
Le proprietà funzionali dei grani integrali possono essere migliorate, oltre che attraverso processi tecnologici, utilizzando la fermentazione naturale con lieviti e batteri lattici, capaci di degradare fattori antinutrizionali, migliorare la qualità delle fibre e aumentare la biodisponibilità di fitochimici.
Finanziato con circa 380mila euro, il progetto “Processing for healthy cereal foods” durerà tre anni e oltre all’Ateneo pisano i partner sono le università di Torino, Milano, Firenze, Bari, Politecnico delle Marche e l’Istituto di Scienze dell’Alimentazione del CNR.
“La creazione di una rete di “expertise” rappresenterà il punto di riferimento nazionale per lo sviluppo e la produzione di pani ad alto valore salutistico” afferma la Prof.ssa Giovannetti, che coordinerà anche le azioni per la costituzione di una banca del germoplasma di lieviti e batteri lattici selezionati per le loro specifiche funzionalità nutraceutiche.
Presto in tavola il pane della salute
Sviluppare un sistema modello per produrre diversi tipi di pane ad elevato valore salutistico per la catena alimentare italiana. È questo l’obiettivo del progetto di ricerca “Processing for healthy cereal foods”, appena finanziato dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e di cui l’Università di Pisa è capofila.
L’idea del progetto è di selezionare cereali integrali, lieviti e batteri lattici per ottenere pani con elevate proprietà nutraceutiche, capaci ad esempio di incidere positivamente sull’indice glicemico e sulle attività antiossidanti e antiinfiammatorie.
“Nel corso del progetto valuteremo queste proprietà mediante test in vitro e pre-clinici, per identificare le più efficienti combinazioni tra farine, microrganismi e processi produttivi ai fini del miglioramento della salute umana. In particolare saranno analizzate le farine ottenute da 5 diversi cereali, fermentate con lieviti e batteri lattici selezionati da un pool di oltre 350 ceppi” spiega la professoressa Manuela Giovannetti, microbiologa presso il dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa e direttore del Centro di Ricerca Nutrafood, che coordina il progetto nazionale.
Le proprietà funzionali dei grani integrali possono essere migliorate, oltre che attraverso processi tecnologici, utilizzando la fermentazione naturale con lieviti e batteri lattici, capaci di degradare fattori antinutrizionali, migliorare la qualità delle fibre e aumentare la biodisponibilità di fitochimici.
Finanziato con circa 380mila euro, il progetto “Processing for healthy cereal foods” durerà tre anni e oltre all’Ateneo pisano i partner sono le università di Torino, Milano, Firenze, Bari, Politecnico delle Marche e l’Istituto di Scienze dell’Alimentazione del CNR.
“La creazione di una rete di “expertise” rappresenterà il punto di riferimento nazionale per lo sviluppo e la produzione di pani ad alto valore salutistico” afferma la professoressa Giovannetti, che coordinerà anche le azioni per la costituzione di una banca del germoplasma di lieviti e batteri lattici selezionati per le loro specifiche funzionalità nutraceutiche.
Nota dell'Università di Pisa in relazione all'articolo 'L'anzianità negata riconosciuta dal giudice del lavoro'
L'articolo "L'anzianità negata riconosciuta dal giudice del lavoro", pubblicato nell'edizione de "La Nazione" di martedì 31 gennaio, riguarda una vertenza di due dipendenti contro l'Università di Pisa per il mancato riconoscimento al personale neoassunto, ai fini della progressione di carriera, dei periodi di lavoro a tempo determinato. Al riguardo, l'Ateneo comunica di aver applicato in maniera corretta quanto previsto dalla contrattazione collettiva, che non riconosce ai fini della progressione di carriera l'attività di lavoro a tempo determinato prestata prima dell'assunzione a tempo indeterminato. La decisione del giudice del lavoro è la conseguenza della giurisprudenza della Corte Europea di Giustizia, riferita ad altro comparto e per altro applicata in modo difforme dalla Corte di Cassazione, in linea con il comportamento seguito dall'Ateneo.
Un ebook e materiali formativi per aspiranti imprenditori
Il Progetto ENDuRE - European Network of Design for Resilient Entrepreneurship – è giunto alla conclusione. ENDuRE è stato finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito dell’Erasmus+ “Knowledge Alliances”, che ha visto l’Università di Pisa capofila di un partenariato che per l’Italia ha coinvolto anche il Polo Tecnologico di Navacchio e l'agenzia formativa CEDIT, insieme a università e aziende della Danimarca e del Regno Unito.
Ideato come approccio innovativo per educare all’imprenditorialità, ENDuRE si è posto l’obiettivo di accrescere la resilienza e la competitività delle start-up europee. I partner accademici e aziendali hanno sviluppato un programma olistico per trasformare le idee imprenditoriali in attività tecnicamente ed economicamente solide.
Le metodologie e i materiali sviluppati in questi due anni di attività, sono ora disponibili sul sito ufficiale del progetto. “Start-upper, imprenditori, università, parchi tecnologici e tutti gli altri attori rilevanti dell’ecosistema imprenditoriale potranno accedere liberamente ai materiali. Queste risorse, create per studenti universitari, laureati e potenziali imprenditori, sono scalabili, trasferibili e adattabili a start-up a vari livelli di sviluppo e maturità” ha dichiarato il professore Gualtiero Fantoni, coordinatore scientifico del progetto.
Tra i vari materiali fruibili si distingue il primo volume di una collana di ebook sull’imprenditorialità. Questo ambizioso progetto editoriale raccoglie finora i contributi di 37 esperti sul tema dell’imprenditorialità provenienti da tutto il mondo. Nei mesi scorsi è stato completato e pubblicato il primo volume (Social), mentre i due successivi (Knowledge e Business, rispettivamente) sono in preparazione e saranno disponibili entro l’anno, ma sono ancora aperti ad accogliere il contributo di docenti, imprenditori o altri attori dell’ecosistema dell’imprenditorialità.
Tutti i risultati prodotti possono essere riassunti in due categorie principali:
Materiali per la creazione di un percorso formativo
• ENDuRE Program - Step-by-step Guide: abbiamo sviluppato la metodologia ENDuRE e la mettiamo a disposizione delle università europee e di tutte le organizzazioni interessate
• ENDuRE Program - Experience and Findings: abbiamo riportato le esperienze dei partner universitari nella realizzazione dei corsi di formazione e le principali lezioni che abbiamo imparato
• ENDuRE Mobility - Report and Findings: la nostra metodologia comprende un periodo di formazione all’estero di due mesi per alcune start-up selezionate che vengono ospitate da un’azienda matura. Abbiamo voluto raccontare come tale attività potrebbe essere replicata da altre organizzazioni
Materiali e contenuti per la formazione
• Materiali utilizzati durante il corso: abbiamo raccolto tutte le risorse, metodologie e strumenti adottati durante i corsi ENDuRE organizzati dai tre atenei che sono facilmente scaricabili
• Primo volume dell’e-book (Social): il primo volume è disponibile gratuitamente online. I successivi due volumi (Knowledge e Business, rispettivamente) sono in preparazione.
• Research & Reports: entra in contatto con i nostri esperti e lasciati ispirare dalle loro esperienze
Inchiostro di grafene per stampare circuiti e dispositivi elettronici
Ricercatori dell’Università di Manchester e dell’Università di Pisa hanno dimostrato la possibilità di realizzare circuiti e dispositivi elettronici con una nuova tecnologia basata sulla stampa a getto di inchiostro di grafene e altri materiali bidimensionali. Il gruppo di ricerca dell’Università di Manchester, guidato dalla professoressa Cinzia Casiraghi, ha sviluppato un metodo per la produzione di inchiostri a base d’acqua contenenti materiali bimensionali, che potrebbero trasformare le eterostrutture di cristalli bidimensionali da prodotti di laboratorio in prodotti commerciali. Con tali inchiostri, i ricercatori dell’Università di Pisa e di Manchester hanno creato memorie digitali.
Il grafene è il primo materiale bidimensionale: 200 volte più forte dell’acciaio, leggero, flessibile e più conduttivo del rame. Da quando è stato isolato, nel 2004, la famiglia dei materiali bidimensionali è diventata molto numerosa. Usando il grafene e altri materiali bidimensionali, gli scienziati possono affiancare e sovrapporre strati come fossero mattoncini Lego in una sequenza desiderata, chiamata “eterostruttura”, per realizzare dispositivi dedicati ad applicazioni specifiche.
“Con eterostrutture verticali e laterali è possibile ottenere un numero enorme di combinazioni tra cui selezionare le proprietà e le geometrie più adatte per ogni uso – dice il professor Giuseppe Iannaccone, docente di Elettronica al dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa – Stiamo esplorando con attenzione e pragmatismo le potenzialità applicative dei materiali bidimensionali, tenendo presente che storicamente l’introduzione di nuovi materiali e nuove tecnologie di produzione ha continuamente ampliato gli impieghi dell’elettronica”.
Fino ad oggi gli inchiostri per realizzare eterostrutture con metodi semplici e a basso costo erano lontani dall’ideale, perché usavano solventi tossici o richiedevano processi costosi e lenti. “I nuovi inchiostri sviluppati dall’Università di Manchester sono a base d’acqua e biocompatibili e sono adatti a una tecnologia a basso costo come la stampa a getto di inchiostro – aggiunge il professor Gianluca Fiori, anche lui docente di Elettronica al dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa – Per questo motivo stiamo ideando e realizzando con i colleghi di Manchester dispositivi e circuiti elettronici stampati su substrati flessibili per l’uso in etichette intelligenti, beni di consumo e applicazioni biomedicali”.
Genere e storia. Nuove prospettive di ricerca: al via a Pisa il VII congresso della Società Italiana delle Storiche
Tra il 2 e il 4 febbraio più di 200 studiose e studiosi di molte nazionalità si incontreranno nelle aule del Dipartimento Civiltà e forme del sapere dell’Università di Pisa, della Scuola Superiore Sant’Anna e della Scuola Normale Superiore.
Discuteranno delle ricerche più recenti sulla storia delle donne e sugli studi di genere, in un lungo arco cronologico, dall’antichità all’età contemporanea, e in un ampio spazio geografico, dall’Italia all’Europa, all’America Latina e al Medio Oriente.
L’analisi delle realtà e degli stereotipi della differenza di genere sarà la cornice in cui si inseriranno molti degli argomenti trattati: dal livello profondo della storia delle emozioni alla negoziazione di una sessualità femminile lecita nella piccola posta delle riviste femminili; dalla capacità delle donne di cambiare gli statuti interni di alcune professioni, ad esempio quelle mediche, alla loro presenza in reti e istituzioni internazionali e in movimenti politici. Si discuterà dei manuali scolastici e dei libri per l’infanzia, confrontando l’esperienza italiana con quella di altri paesi europei.
Temi di grande attualità saranno affrontati in una prospettiva storica. Ad esempio il tema dei rapporti fra donne e uomini nel mondo arabo e musulmano, che comunemente conosciamo attraverso immagini eccessivamente semplificate. Il Congresso, che ospita 7 panel dedicati ad alcuni paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, rappresenta un’occasione unica per avvicinarsi a queste realtà e conoscerne le implicazioni non solo per le regioni nordafricane e mediorientali, ma anche per l’Italia e per l’Europa.
Un altro tema centrale è la violenza maschile sulle donne nelle relazioni familiari-affettive. Il mondo cambia, ma la violenza di genere resta, seppure in forme diverse. La ritroviamo in luoghi e tempi molto lontani tra loro, in tutti gli ambienti sociali, culturali, religiosi. Uno sguardo di lungo periodo può essere utile a capire l’importanza che ha avuto il diritto romano nell’attribuire al padre di famiglia l’obbligo di correggere, anche con la violenza, moglie, figli e servi da lui dipendenti. Dalla famiglia alla società le gerarchie di potere si sono strutturate intorno alla figura del padre. Ma non tutte le donne subivano passivamente la violenza dei mariti. Alcuni interventi al congresso ci faranno scoprire che tra XII e XVIII secolo la causa di separazione più diffusa era per l’appunto la violenza maritale. Erano le mogli a denunciare mariti troppo maneschi, che oltrepassavano i limiti del loro “diritto di correzione”.
Contribuirà ad approfondire il tema della violenza una mostra fotografica sulle donne egiziane di oggi che sarà inaugurata a Palazzo Vitelli, Lungarno Pacinotti 44, mercoledì 1° febbraio alle ore 17. Le foto, che resteranno esposte fino al 10 febbraio dalle ore 9 alle 17, raccontano le storie di nove giovani donne che, nella loro quotidianità, resistono alle molestie sessuali nell'Egitto in transizione dalla Rivoluzione del 2011 alla controrivoluzione odierna.
Il Congresso della Società Italiana delle Storiche si svolge ogni tre anni. Le ultime edizioni si sono tenute a Napoli e a Padova. Quest’anno è organizzato dal Dipartimento Civiltà e forme del sapere dell’Università di Pisa, in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna e la Scuola Normale Superiore.
