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Si svolgerà sabato 29 e domenica 30 ottobre 2011, al My One Hotel Galilei di Pisa, la quarta edizione delle Giornate internazionali di posturologia. Come in passato, l'evento vuole confermarsi come punto di riferimento per professionisti e studiosi della materia. Ancora una volta, con il prezioso contributo dell'Università di Pisa, si alterneranno rappresentanti autorevoli delle principali associazioni nazionali e internazionali che, attraverso la loro esperienza clinica e in base alla loro casistica, evidenzieranno la necessità di una visione globale nel riconoscimento delle problematiche posturali.

Le relazioni si rivolgeranno a una platea di medici composta da odontoiatri, fisiatri, ortopedici, fisioterapisti, podologi e altri specialisti nel campo dell'osteopatia, fisioterapia e posturologia. Si formeranno gruppi di studio per incentivare e dare più spazio alla ricerca e per sollecitare la comunicazione dei risultati ottenuti agli organismi ufficiali.

Il programma dell'iniziativa prevede di dare ampia importanza all'aspetto pratico, attraverso una sezione dedicata a work-shop su tre tematiche: la syndrome disharmonieux, l'osteopatia pediatrica, la visione e postura.

Si svolgerà venerdì 7 ottobre 2011, all'Ospedale didattico veterinario "Mario Modenato" di San Piero a Grado dalle ore 9.30, il seminario su "L'uso delle placche a stabilità angolare LCP in veterinaria".

Il corso, a cui parteciperanno medici veterinari da tutt'Italia, studenti del quinto anno e tecnici di sala operatoria, sarà coordinato dal professor Fabio Carlucci, ordinario di Clinica chirurgica dell'Ateneo pisano. Si avvarrà degli interventi del professor Bruno Peirone, associato dell'Università di Torino, e del dottor Paolo Gabellieri, direttore dell'Unità operativa di ortopedia dell'ospedale di Livorno e Cecina, che riferiranno sulla loro reciproca esperienza sia in medicina veterinaria sia in medicina umana per portare così solide basi per una fattiva discussione sull'impiego di questa nuova osteosintesi in due settori distanti, ma accomunati dai principi attuati per l'impiego delle placche LCP.

L'evoluzione della fissazione interna in traumatologia ha consentito di mutuare il tradizionale approccio meccanico in un approccio più biologico. Le " Locking Compression Plate" (LCP Synthes) presentano caratteristiche innovative che ne consentono l'impiego sia come placca a compressione dinamica, che come fissatore interno utilizzando tecniche mininvasive. Proprio per queste ragioni si è sentita la necessità di organizzare al dipartimento di Clinica veterinaria dell'Università di Pisa un corso specifico, che serva per fornire ai partecipanti una conoscenza iniziale sull'applicazione clinica delle placche a stabilità angolare nei piccoli animali, mostrando casi clinici esplicativi e dando la possibilità di mettere in pratica, con l'ausilio di modelli ossei, strumenti e impianti, quanto appreso nella parte teorica.

robot Da VinciUn altro traguardo è stato messo a segno nel Centro interdipartimentale di chirurgia robotica dell'Azienda ospedaliero-universitaria pisana. Nei giorni scorsi è stata infatti effettuata con successo, per la prima volta al mondo, un'isterectomia "single port" (singola via d'accesso) attraverso l'ombelico, utilizzando il sistema robotico "Da Vinci" in dotazione all'ospedale di Pisa. L'intervento è stato eseguito dall'èquipe del Dr. Vito Cela, coadiuvato dal Dr. Nicola Pluchino, dell'Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia I universitaria diretta dal Prof. A.R. Genazzani. La paziente, una signora sessantenne affetta da tumore dell'endometrio, è stata dimessa e sta bene.

È la prima volta in assoluto che viene utilizzata con successo, con il robot, questa tecnica chirurgica mini-invasiva detta "single port", che consiste nell'introdurre tutti gli strumenti chirurgici nell'addome attraverso l'ombelico. In questo caso si tratta di strumenti da 5 mm, introdotti attraverso una microincisione di appena 2 cm, con il risultato finale di evitare cicatrici sull'addome grazie al vantaggio di utilizzare solo l'ombelico come porta di accesso chirurgico. Già utilizzata in laparoscopia, questa tecnica però finora era di uso limitato per le notevoli difficoltà tecniche dovute ai limitati movimenti per la singola porta di entrata e alla collisione degli strumenti per lo spazio di azione ridotto.

L'utilizzo del robot ha permesso di superare tutti i limiti della chirurgia laparoscopica aggiungendo i vantaggi propri della chirurgia robotica come la visione tridimensionale, la mancanza di tremore ed il controllo degli strumenti, che non rischiano appunto di urtarsi fra di loro. Grazie a questo traguardo da oggi, nel centro interdipartimentale di chirurgia robotica dell'Aoup, coordinato dalla Dr.ssa Franca Melfi – dove si effettuano quotidianamente interventi di chirurgia toracica, urologica, ginecologica, bariatrica e trapianti - è possibile trattare anche patologie ginecologiche benigne e oncologiche utilizzando il robot attraverso una micro-incisione dell'ombelico. (Ufficio stampa AOUP) 

mucco PisanoÈ un laboratorio a cielo aperto, dove gli studenti e i ricercatori lavorano a diretto contatto con animali, piante e terreni, sperimentando le più moderne tecniche di allevamento, coltivazione e produzione agro-zootecnica. Il Centro interdipartimentale di ricerche agro-ambientali "Enrico Avanzi" (CIRAA) dell'Università di Pisa è una realtà unica nel suo genere e ha deciso di aprire le sue porte a tutto il personale dell'Ateneo – docenti e tecnici-amministrativi – con visite e seminari periodici, guidati dal direttore Marco Mazzoncini.

Un'opportunità unica per conoscere da vicino la vita di un Centro la cui missione principale è fare didattica e ricerca, ma anche offrire supporto e consulenza agli operatori del mondo agricolo, che periodicamente possono seguire workshop e incontri di aggiornamento sugli argomenti di maggiore interesse per le loro attività. "Qui al Centro facciamo una didattica funzionale allo sviluppo di competenze pratiche da spendere nel mondo del lavoro, gli studenti delle facoltà di Agraria e Veterinaria frequentano il Centro per lo svolgimento dei loro tirocini – spiega Mazzoncini – ma gran la parte delle nostre attività sono rivolte alla ricerca applicata allo sviluppo e al collaudo di nuove tecnologie. Visitare il Centro dà la possibilità di seguire diversi itinerari, da quelli di interesse storico e culturale (sulle tracce della bonifica medicea), agronomico (con la visita ai campi coltivati), zootecnico (visita agli allevamenti di bovini da latte e da carne) e ambientale (visita alle zone boscate), in un territorio molto vasto.

viti Centro AvanziIl Centro si estende infatti nell'area dell'antica Tenuta del Tombolo, che nel 1963 fu data in concessione all'Università di Pisa per "scopi didattici e scientifici", nel 2004 la proprietà è passata all'Ateneo: circa 1700 ettari di terreno, di cui 1000 di zone boschive e non coltivabili, 700 seminativi, 30 destinati alla pioppicoltura da energia. Appezzamenti di terreno in cui convivono tecniche di coltivazione diverse, da quella tradizionale, a quella integrata e biologica, aperti anche a esperienze di agricoltura sociale, per facilitare percorsi di inclusione sociale di soggetti a bassa contrattualità, elementi vulnerabili, a rischio di marginalizzazione. "Le nostre principali coltivazioni sono le colture foraggere, i cereali e le leguminose da granella– precisa il professor Mazzoncini – inoltre produciamo ortaggi "bio", che un giorno speriamo di poter vendere al pubblico".

macchinario CRIBE al Centro AvanziEsperienze di produzione e vendita sono già attive da alcuni anni, soprattutto per il latte crudo, proveniente da un allevamento di 120 capi di razza frisona che ogni giorno producono circa 1200 litri di latte di altissima qualità. Grazie al "bancolat" posizionato all'esterno della stalla, i consumatori possono acquistare un litro di latte fresco al prezzo di un euro: "Con il bancolat vendiamo circa 300 litri di latte al giorno, il resto è destinato alla grande distribuzione tramite la Centrale di Firenze".

Per quanto riguarda la carne, il Centro Enrico Avanzi, grazie a una grande operazione di recupero di una razza in via di estinzione, il "Mucco Pisano" ha oggi un allevamento di circa 110 capi, e vende circa 25 vitelli l'anno, diventati un prodotto di nicchia per il settore agro-alimentare della provincia. E vicino alla stalla, c'è il laboratorio chimico, dove si effettuano analisi relative alla qualità del terreno, dell'acqua, dei vegetali e dell'ambiente in genere. mucche Stalla centro Avanzi"Accanto ai laboratori tradizionali, al Centro Enrico Avanzi convivono strutture dedicate alla ricerca, come il Cribe, il centro che studia come ottimizzare la produzione di energia da biomasse, o il Toscovit dove si coltiva una grande varietà di vitigni italiani, per produrre non uva ma materiale di propagazione esente da malattie da vendere ai vivaisti", dice Mazzoncini.

Le visite riservate ai dipendenti dell'Università di Pisa proseguiranno nei prossimi mesi con cadenza mensile (il 1° giovedì del mese). Per partecipare è necessario effettuare una prenotazione via e-mail indirizzata a Massimo Biagioni (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).

tessuto CuoreHeart tissue is being recreated in laboratories at the University of Pisa through the development of a polymeric support that can regenerate infarction of the myocardium. This is the result (still partial but of great importance) of research carried out by the 'Bio-materials' group from the Department of Chemical Engineering. Their work was presented at the recent European 'bio-materials' Congress held in Dublin. The event aroused a strong interest in the subject; so much so that it was reported on the front page of 'The Irish Times'.

This support consists of highly innovative materials based on a combination of two organic polymers – alginate (which is a polysaccheride extracted from seaweed) and collagen (which is the main structural protein of the human body) - and a synthetic polymer able to provide the bio-artificial system deriving from it with the elasticity necessary for sustaining cardiac activity. The results obtained so far are very promising since they have demonstrated a high degree of similarity with the elasticity of natural tissue.

Research on cardiac tissue is one of the subjects of the activities of the European 'BIOSCENT' project established via collaboration between the University of Pisa and the 'Sorin Biomedica Cardio Srl', a leading company in the cardiovascular sector. Coordinated by Elisabetta Rosellini, a young post graduate researcher, this project has an international feel about it, for eleven universities and four companies from eight countries are involved (as well as Italy the countries included are: Denmark, France, Germany, Holland, the UK, the Czech Republic and Romania).

A multidisciplinary project employing engineers, doctors and scientists, it has been financed through the 7th Framework Programme of the European Commission for a total of 6.5 million euros to be subdivided in the five year period of 2009 – 2013.

The aim of 'BIOSCENT' is the development of scaffold multifunctional polymers which, thanks to the bio-activity provided by the presence of 'signal' molecules, are able to control cardiovascular (myocardium vessels and valves) tissue development starting with adult stem cells. Two diverse strategies are currently being investigated. The first regards the in vitro engineering, which involves the cultivation of cells on polymer scaffolds in a bioreactor and the subsequent implantation of the newly formed tissue as a real prothesis. The second aims at the in vivo engineering, whereby the supporting polymeric structure is inserted into the patient's body where it recruits the stem cells and guides their growth towards the appropriate tissue. This latter approach is particularly attractive for the bio-medical industry since stem cell manipulation in the lab is not necessary and thus all ethical problems and connected technical difficulties are eliminated.

Elisabetta RoselliniIn the first two years of activity, scientists working at this project concentrated on identifying the fundamental components of engineered tissue, i.e. polymeric material, the 'signal' molecules able to guide tissue growth and the sources of more adaptable adult stem cells. At the same time, dynamic culture environments were designed, the so called bio-reactors, whereby tissue will be able to be cultivated before being implanted. The attention now turns towards the integration of these components for the development of engineered biometrical scaffolds, able to promote in vitro and/or in vivo regeneration of myocardium blood vessels and cardiac valves.

"Cardiovascular diseases," recalls Elisabetta Rosellini, a thirty year old Pisan woman with a First Class Honours 'cum laude' degree in Biomedical Engineering and a PhD in Bio-materials, "are the main cause of death and hospitalisation today in industrialised countries. They are the prime cause of death for people over the age of 65. This is most probably destined to worsen in the near future due to the progressive ageing of the population. The interest aroused by our research, which could offer new therapeutic opportunities for the repair and regeneration of damaged cardiovascular tissue, is therefore immediately understandable, both for its clinical implications and for the bio-medical market."

Gruppo ricerca cuoreNei laboratori dell'Università di Pisa si sta ricreando il tessuto del cuore, attraverso lo sviluppo di un supporto polimerico che possa rigenerare il miocardio infartuato. È questo il risultato, ancora parziale ma già di grande rilievo, di una ricerca condotta dal gruppo di Biomateriali del dipartimento di Ingegneria chimica, che è stata presentata al recente congresso della società europea di biomateriali tenuto a Dublino, dove ha destato un forte interesse, tanto da essere riportata sulla prima pagina dell'"Irish Times".

Il supporto è costituito da materiale altamente innovativo, basato sulla combinazione di due polimeri biologici - l'alginato, che è un polisaccaride estratto dalle alghe, e il collagene, che è la principale proteina strutturale del corpo umano - e di un polimero di sintesi, in grado di fornire al sistema bioartificiale che ne deriva l'opportuna elasticità necessaria per sostenere l'attività cardiaca. I risultati finora ottenuti sono molto promettenti, avendo dimostrato una elevata similarità con il tessuto naturale.

La ricerca sul tessuto cardiaco è una delle linee di attività del progetto europeo "BIOSCENT", nato dalla collaborazione tra l'Università di Pisa e Sorin Biomedica Cardio Srl, azienda leader nel settore cardiovascolare. Coordinato da Elisabetta Rosellini, giovane assegnista di ricerca, il progetto ha un carattere internazionale, riguardando undici università e quattro industrie di otto Paesi europei (oltre all'Italia, Danimarca, Francia, Germania, Olanda, Regno Unito, Repubblica Ceca e Romania), ed è fortemente multidisciplinare, coinvolgendo ingegneri, medici e scienziati. È stato finanziato nell'ambito del VII Programma Quadro della Commissione Europea, per un totale di 6.5 milioni di euro da suddividere nel quinquennio 2009-2013.

Lo scopo di "BIOSCENT" è quello di sviluppare scaffold polimerici multifunzionali che, grazie alla bioattività fornita dalla presenza di molecole segnale, siano in grado di guidare lo sviluppo di tessuti cardiovascolari (miocardio, vasi e valvole) a partire da cellule staminali adulte. Due diverse strategie sono attualmente in fase di studio. La prima riguarda l'ingegnerizzazione in vitro, che prevede la coltivazione delle cellule sullo scaffold polimerico all'interno di un bioreattore e il successivo impianto del tessuto neoformato come una vera e propria protesi. La seconda punta sull'ingegnerizzazione in vivo, secondo cui la struttura polimerica di supporto non seminata viene inserita all'interno del corpo del paziente, dove recluta le cellule staminali e ne guida la crescita verso il tessuto di interesse. Quest'ultimo approccio risulta essere particolarmente attraente per l'industria biomedica, in quanto non comporta la manipolazione in laboratorio di cellule staminali e quindi elimina tutte le problematiche etiche e le difficoltà tecniche ad essa connessa.

Elisabetta RoselliniNel primo biennio di attività, gli scienziati del progetto si sono concentrati sull'individuazione dei componenti fondamentali dei tessuti ingegnerizzati, ovvero i materiali polimerici, le molecole segnale capaci di guidare la crescita dei tessuti e le sorgenti di cellule staminali adulte più idonee. Contemporaneamente sono stati progettati gli ambienti di coltura dinamici, i cosiddetti bioreattori, nei quali i tessuti potranno essere coltivati prima dell'impianto. L'attenzione è ora rivolta all'integrazione di queste componenti per lo sviluppo di scaffold biomimetici ingegnerizzati, capaci di promuovere in vitro e/o in vivo la rigenerazione di miocardio, vasi sanguigni e valvole cardiache.

"Le malattie cardiovascolari – ricorda Elisabetta Rosellini, trentenne pisana con alle spalle la laurea con lode in Ingegneria biomedica e il dottorato in Biomateriali - sono oggi la principale causa di morte e di ospedalizzazione nei Paesi industrializzati, costituendo in assoluto la prima causa di decesso per le persone al di sopra dei 65 anni. Questa situazione sarà destinata con ogni probabilità ad aggravarsi nel prossimo futuro per il progressivo invecchiamento della popolazione. Risulta quindi immediatamente comprensibile l'interesse, sia clinico che del mercato biomedicale, per le nostre ricerche, che potrebbero offrire nuove opportunità terapeutiche per la cura e la rigenerazione dei tessuti cardiovascolari danneggiati".

Ne hanno parlato:

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Tirreno Pisa

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percezione VisivaImmaginiamo di chiudere per alcune ore l'occhio che vede meno con un patch, quella sorta di pezzuola usata dagli oculisti. Quando lo riportiamo alla visione sarà così bramoso di informazioni, da rafforzarsi al punto di vincere la competizione con l'occhio sano per effetto della corteccia visiva che, nella persona adulta, ha un grado di plasticità molto più elevata di quanto si pensasse. La scoperta è frutto della ricerca condotta da Claudia Lunghi, del gruppo di ricerca supervisionato da Maria Concetta Morrone (Università di Pisa e Irccs Fondazione Stella Maris). e David Charles Burr (Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche In-Cnr di Pisa e Università degli Studi di Firenze). Lo studio, finanziato da fondi europei Erc e pubblicato su 'Current Biology', apre la strada a nuove e importanti applicazioni in ambito diagnostico e terapeutico, in particolare nell'ambito del trattamento dell'ambliopia (o 'occhio pigro'), in età pediatrica.

"Negli anni '60 – spiega Burr, ricercatore dell'In-Cnr - i premi Nobel David Hubel e Torsten Wiesel hanno dimostrato come un periodo di stimolazione visiva anomala anche breve abbia conseguenze sull'organizzazione della corteccia visiva. Se, per esempio, viene a mancare l'input proveniente da un occhio (deprivazione monoculare), la corteccia si sviluppa in maniera abnorme e tutte le cellule rispondono all'occhio aperto, mentre il deprivato rimane inesorabilmente deficitario (ambliope). Questo è vero anche per gli esseri umani: se una cataratta monoculare congenita non viene operata nei primissimi anni di vita l'occhio rimane per sempre ambliope. Si pensava però che, una volta causati i danni da input visivo anomalo, la plasticità corticale della corteccia visiva fosse praticamente ridotta a zero: il nostro studio mette in discussione tale convinzione"

I risultati ottenuti dimostrano infatti "il grande potenziale plastico della corteccia visiva adulta", prosegue Lunghi, dottoranda presso l'Università di Firenze, "e che la rivalità binoculare (per cui, quando le immagini provenienti dai due occhi sono molto differenti, il cervello non le fonde ma preferisce sopprimerne una), può essere un metodo rapido e non invasivo per misurare la plasticità del sistema visivo in maniera sensibile e accurata. Il risultato, inoltre, è clinicamente importante, in quanto la terapia occlusiva dell'occhio 'buono' (il patch) è comunemente utilizzata per il trattamento dell'ambliopia nei bambini ma non esistono Linee Guida, né Protocolli che diano indicazioni scientificamente provate sul suo utilizzo".

A questo proposito è in corso di preparazione una ricerca in collaborazione tra Stella Maris e Azienda ospedaliero-universitaria Meyer di Firenze per monitorare, utilizzando la rivalità binoculare, i cambiamenti plastici durante il trattamento dell'ambliopia anisometrope in età pediatrica.

L'immediata ricaduta che questa scoperta può avere è la possibilità di delineare un Protocollo terapeutico che indichi come, quando e in quali situazioni utilizzare la tecnica della deprivazione di visione (il patch) e in base al quadro clinico, delinerare anche i "dosaggi", ossia per quanto tempo utilizzare questa metodica. Attualmente infatti non esistono Linee Guida, né Protocolli che possano dare indicazioni scientificamente provate.

"La nostra scoperta", conclude Morrone, "si innesta nella tradizione che da anni caratterizza con grandi risultati sia la Fondazione Stella Maris, sia la Scuola di visione del Cnr di Pisa nell'ambito delle ricerche sulla plasticità cerebrale e della corteccia visiva".

(Ufficio stampa CNR)

Sono stati 1.770 gli aspiranti dottori che, lunedì 5 settembre 2011, si sono presentati nella sede Expo di Ospedaletto di Pisa per sostenere il test di accesso ai corsi di laurea in Medicina e chirurgia e in Odontoiatria e protesi dentaria attivati all'Ateneo pisano per l'anno accademico 2011/2012. In totale, le domande di partecipazione al concorso erano state 2.094, di cui 1.926 ammesse dopo il pagamento della tassa concorsuale. Vista la partecipazione, sarà dunque un ragazzo su sette ad aggiudicarsi uno dei 250 posti in palio per Medicina e dei 14 per Odontoiatria.

I ragazzi sono stati chiamati a svolgere un questionario di 80 domande a risposta multipla che, rispetto allo scorso anno, contenevano meno quesiti di tipo nozionistico e più quiz di logica, risoluzione di problemi e comprensione di testi. In particolare, la metà delle domande riguardava nozioni di cultura generale e ragionamento logico, 18 la biologia, 11 fisica e matematica e 11 la chimica. Proprio queste ultime sembrano aver creato le maggiori difficoltà nei candidati, come confermano molti dei ragazzi sentiti all'uscita dalla prova.

"Il test non era particolarmente complicato – dice Nicoletta, studentessa della provincia di Ragusa – ma certo ho trovato qualche difficoltà nel rispondere alle domande di chimica". La conferma arriva da Eleonora, di Pontedera, che un giorno sogna di diventare pediatra per curare i bambini malati di cancro: "La prova di ammissione richiedeva la conoscenza mnemonica della tavola degli elementi e io, pur essendomi preparata per l'intera estate, non sono sicura di aver risposto in modo corretto a tutte le domande di chimica". Qualche problema lo hanno creato anche i quesiti di cultura generale: secondo Giulia, studentessa di La Spezia, il test conteneva domande troppo particolari, soprattutto per quanto riguarda la storia. "Va bene quelle sull'Unità d'Italia, ma forse è pretendere troppo chiedere le motivazioni dell'esilio di Anita Garibaldi", aggiunge Gianluca, candidato di Massa che è comunque soddisfatto della sua prova.

Era già al secondo tentativo Marco, studente di Lucca, che la scorsa settimana aveva partecipato alla prova d'ingresso per il San Raffaele di Milano: "Oggi sono più soddisfatto delle risposte che ho dato e spero davvero di poter realizzare presto il mio sogno di diventare dottore".

È un sogno condiviso, questo, che accomuna le migliaia di ragazzi che hanno preso parte al concorso, ma anche le rispettive famiglie. "Sono partito da Manduria, in provincia di Taranto, per accompagnare mia figlia Claudia – dice il papà Claudio, che la sta aspettando subito fuori dalla sede dell'Expo – Sono già due estati che mia figlia si impegna per preparare questa prova". Riguardo alla scelta di Pisa, il papà rivela che sono stati tre i fattori determinanti: "La presenza di un Ateneo prestigioso, la vivibilità della città e un'attenta analisi delle statistiche di valutazione delle diverse sedi concorsuali". Daniele, invece, aspetta sia la figlia Greta che la nipote Kinzica, due ragazze di Lari che hanno studiato assieme alle Superiori e che ora sperano di poter continuare gli studi in parallelo.

A fine mattinata il bilancio del concorso è stato più che positivo: le prove si sono svolte regolarmente, anche grazie all'esperienza maturata negli ultimi anni dallo staff di persone preposte all'organizzazione e alla sorveglianza. Al lavoro vi erano circa 120 persone, suddivise tra personale tecnico-amministrativo dell'Ateneo, dipendenti della facoltà di Medicina e membri della cooperativa Colser. La commissione, di cui era segretario Roberto Pasquini, era composta dal presidente Amelio Dolfi, dai professori Corrado Blandizzi, Umberto Montali e Marco Nigro, dal dottor Leonardo Rossi. La prova è stata coordinata dall'Ufficio Studenti, di cui è responsabile Luigi Rivetti, e più in particolare dall'Unità Concorsi, di cui è responsabile Cristiana Bertini, con la collaborazione di Valerio Palla, responsabile del procedimento dei concorsi a programmazione nazionale, e di Gabriella Gheri, responsabile del procedimento dei concorsi a programmazione locale.

Test MedicinaSono stati 1.770 gli aspiranti dottori che, lunedì 5 settembre 2011, si sono presentati nella sede Expo di Ospedaletto di Pisa per sostenere il test di accesso ai corsi di laurea in Medicina e chirurgia e in Odontoiatria e protesi dentaria attivati all'Ateneo pisano per l'anno accademico 2011/2012. In totale, le domande di partecipazione al concorso erano state 2.094, di cui 1.926 ammesse dopo il pagamento della tassa concorsuale. Vista la partecipazione, sarà dunque un ragazzo su sette ad aggiudicarsi uno dei 250 posti in palio per Medicina e dei 14 per Odontoiatria.

I ragazzi sono stati chiamati a svolgere un questionario di 80 domande a risposta multipla che, rispetto allo scorso anno, contenevano meno quesiti di tipo nozionistico e più quiz di logica, risoluzione di problemi e comprensione di testi. In particolare, la metà delle domande riguardava nozioni di cultura generale e ragionamento logico, 18 la biologia, 11 fisica e matematica e 11 la chimica. Proprio queste ultime sembrano aver creato le maggiori difficoltà nei candidati, come confermano molti dei ragazzi sentiti all'uscita dalla prova.

nicoletta"Il test non era particolarmente complicato – dice Nicoletta, studentessa della provincia di Ragusa – ma certo ho trovato qualche difficoltà nel rispondere alle domande di chimica". La conferma arriva da Eleonora, di Pontedera, che un giorno sogna di diventare pediatra per curare i bambini malati di cancro: "La prova di ammissione richiedeva la conoscenza mnemonica della tavola degli elementi e io, pur essendomi preparata per l'intera estate, non sono sicura di aver risposto in modo corretto a tutte le domande di chimica". Qualche problema lo hanno creato anche i quesiti di cultura generale: secondo Giulia, studentessa di La Spezia, il test conteneva domande troppo particolari, soprattutto per quanto riguarda la storia. "Va bene quelle sull'Unità d'Italia, ma forse è pretendere troppo chiedere le motivazioni dell'esilio di Anita Garibaldi", aggiunge Gianluca, candidato di Massa che è comunque soddisfatto della sua prova.

marcoEra già al secondo tentativo Marco, studente di Lucca, che la scorsa settimana aveva partecipato alla prova d'ingresso per il San Raffaele di Milano: "Oggi sono più soddisfatto delle risposte che ho dato e spero davvero di poter realizzare presto il mio sogno di diventare dottore".

È un sogno condiviso, questo, che accomuna le migliaia di ragazzi che hanno preso parte al concorso, ma anche le rispettive famiglie. "Sono partito da Manduria, in provincia di Taranto, per accompagnare mia figlia Claudia – dice il papà Claudio, che la sta aspettando subito fuori dalla sede dell'Expo – Sono già due estati che mia figlia si impegna per preparare questa prova". Riguardo alla scelta di Pisa, il papà rivela che sono stati tre i fattori determinanti: "La presenza di un Ateneo prestigioso, la vivibilità della città e un'attenta analisi delle statistiche di valutazione delle diverse sedi concorsuali". Daniele, invece, aspetta sia la figlia Greta che la nipote Kinzica, due ragazze di Lari che hanno studiato assieme alle Superiori e che ora sperano di poter continuare gli studi in parallelo.claudio

A fine mattinata il bilancio del concorso è stato più che positivo: le prove si sono svolte regolarmente, anche grazie all'esperienza maturata negli ultimi anni dallo staff di persone preposte all'organizzazione e alla sorveglianza. Al lavoro vi erano circa 120 persone, suddivise tra personale tecnico-amministrativo dell'Ateneo, dipendenti della facoltà di Medicina e membri della cooperativa Colser. La commissione, di cui era segretario Roberto Pasquini, era composta dal presidente Amelio Dolfi, dai professori Corrado Blandizzi, Umberto Montali e Marco Nigro, dal dottor Leonardo Rossi. La prova è stata coordinata dall'Ufficio Studenti, di cui è responsabile Luigi Rivetti, e più in particolare dall'Unità Concorsi, di cui è responsabile Cristiana Bertini, con la collaborazione di Valerio Palla, responsabile del procedimento dei concorsi a programmazione nazionale, e di Gabriella Gheri, responsabile del procedimento dei concorsi a programmazione locale.

Ne hanno parlato:

NazionePisa.it

TirrenoPisa.it

PisaNotizie.it

Giornale Toscana

Nazione Pisa

 

 

Quando un arbitro fischia con grande convinzione un fuorigioco che non c'è, non è detto che sia stato pagato per farlo. Le ricerche del Pisa Vision Lab, il centro toscano di ricerca sulla percezione, dimostrano che in una situazione confusa, più aumenta il numero degli stimoli visivi, più al sistema decisionale del nostro cervello viene presentata solo una soluzione, che può essere errata, ma che viene mostrata in maniera molto certa.

Perché reagiamo così? Probabilmente perché in certe situazioni è necessario prendere velocemente delle decisioni senza stare troppo tempo a pensare; ma il risultato è che maggiore è la confusione, maggiore è la fiducia nelle nostre percezioni, sbagliate o corrette che siano. Ed è proprio quello che può succedere ad un arbitro che deve prendere una decisione durante una partita importante.

Il Pisa Vision Lab è un centro di ricerca interdisciplinare a cui partecipano il laboratorio di visione della facoltà di Medicina dell'Università di Pisa, l'Istituto di Neuroscienze del CNR, il laboratorio di visione di Psicologia dell'Università di Firenze e la Fondazione Stella Maris. Le ricerche del Vision Lab non riguardano però soltanto i temi dell'attenzione e della certezza: il progetto STANIB (Space, Time and Number in the Brain) – finanziato dall'European Research Council e coordinato dal dipartimento di Psicologia dell'Università di Firenze - indaga la connessione tra spazio tempo e numeri nella nostra percezione, una connessione che risulta essere molto più stretta di quanto prima non si immaginasse.

"Al centro della ricerca" ricorda Maria Concetta Morrone, professoressa di fisiologia alla facoltà di Medicina di Pisa e una dei senior researchers del Vision Lab, "c'è la nostra capacità di costruire una mappa visiva stabile del mondo esterno". Nel continuo lavoro di costruzione e ricostruzione dell'immagine, il cervello anticipa i nuovi dati basandosi su quelli precedenti e colloca i nuovi dettagli in una precisa posizione anche in base al tempo di acquisizione dell'immagine e dello spostamento dello sguardo da un punto ad un altro. Ciò vuol dire che la costruzione della mappa dello spazio viene condotta basandosi anche sulla percezione del tempo.

La percezione di spazio e tempo è legata anche a quella dei numeri: "Apprezzare la numerosità, la quantità degli oggetti" afferma David Burr, professore di psicologia fisiologica all'Università di Firenze, senior researcher del Vision Lab e principal investigator del progetto STANIB "è un fatto anche sensoriale, ha carattere percettivo e non solo cognitivo". Le ricerche di base del Vision Lab hanno inoltre diverse applicazioni, dalle diagnosi in campo clinico alla costruzione di sistemi percettivi artificiali per i robot.

Info: http://www.pisavisionlab.org/

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