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sale iodatoRicercatori del gruppo di ricerca di Aldo Pinchera (docente di Endocrinologia) dell'Università di Pisa e della Scuola Superiore Sant'Anna, coordinati da Pierdomenico Perata (docente di Fisiologia vegetale), hanno pubblicato sulla rivista "Scientific Reports", appartenente al prestigioso gruppo editoriale "Nature.com", la scoperta del meccanismo attraverso il quale è possibile far accumulare una maggior quantità di iodio alle piante. La carenza di iodio costituisce, infatti, una delle più importanti componenti di malnutrizione a livello mondiale. Per merito di questa scoperta si aprono nuove prospettive per prevenire le malattie da carenza iodica, grazie a una dieta a base vegetale - senza ricorrere a vegetali geneticamente modificati - per aumentare la quantità dell'importante elemento. La principale strategia di prevenzione finora utilizzata, basata sull'impiego di sale arricchito con iodio, si è rivelata infatti efficace in parte ed è ormai sempre più in conflitto con le politiche sanitarie di numerosi paesi che spingono verso una riduzione del consumo di sale, per prevenire ipertensione e malattie cardiovascolari.

"La pubblicazione di questa ricerca apre nuove prospettive per la iodoprofilassi", sottolinea Massimo Tonacchera, medico e docente dell'Università di Pisa, che collabora da anni con il gruppo di ricerca di Pierdomenico Perata, confermando che la collaborazione tra scienziati di aree molto diverse può portare a un reale avanzamento delle conoscenze scientifiche, come dimostra il fatto che nei laboratori della Scuola Superiore Sant'Anna sono già allo studio pomodori che accumulano quantità di iodio sufficienti ad apportare l'intera dose giornaliera di iodio, contenuta in un pomodoro soltanto.

AlimentiLo iodio è abbondante nel pesce e nelle alghe, ma queste ultime non fanno parte della dieta dei paesi occidentali. "Lo iodio in frutta e verdura è presente in quantità veramente basse", spiega Pierdomenico Perata, coordinatore del gruppo di ricerca che ha studiato i meccanismi di accumulo di iodio nelle piante. Le piante assorbono iodio ma, come hanno dimostrato i ricercatori pisani, lo riemettono nell'atmosfera in forma gassosa. "Si tratta di una forma metilata dello iodio, dannosa per lo strato dell'ozono: siamo riusciti ad aumentare il contenuto di iodio nelle piante eliminando la funzione di un gene responsabile della metilazione dello iodio. Abbiamo dimostrato – continua Pierdomenico Perata - come il problema della bassa quantità di iodio nei vegetali non derivi dall'incapacità di assorbirlo, ma piuttosto di trattenerlo nei tessuti vegetali".

I ricercatori, infatti, hanno simulato il funzionamento della tiroide umana in un sistema vegetale, constatando che la proteina NIS, responsabile dell'assorbimento dello iodio nella tiroide, è in grado di funzionare anche nelle piante. Ma senza portare a un reale aumento del contenuto di iodio nella pianta, che si libera dell'eccesso di iodio emettendolo di nuovo in forma gassosa nell'atmosfera. "Questo risultato dimostra come sia possibile arricchire di iodio le piante senza ricorrere agli 'ogm' - precisa Pierdomenico Perata - anche se l'ingegneria genetica si è nuovamente dimostrata fondamentale per spiegare le basi molecolari dei processi viventi".

Silvia_Gonzali"Lo iodio – afferma il professor Massimo Tonacchera dell'Università di Pisa – è un componente essenziale degli ormoni tiroidei tiroxina e triiodotironina, che regolano la crescita, lo sviluppo del sistema nervoso centrale e il metabolismo basale e la sua carenza provoca diversi effetti negativi sulla crescita e sullo sviluppo negli animali e nell'uomo. Questi sono definiti disordini da carenza iodica e rappresentano una delle più importanti e comuni malattie umane". La formazione del gozzo e dei noduli tiroidei sono la conseguenza più comune della carenza iodica negli adulti. Tuttavia, i bambini e le donne in gravidanza risultano più vulnerabili nei confronti degli effetti avversi della carenza iodica, poiché in queste fasi della vita il fabbisogno di iodio è maggiore. Nelle aree a carenza iodica, anche lieve o moderata, il suo apporto si rivela spesso insufficiente a coprire l'aumento: ciò si traduce nella comparsa di gozzo con vari gradi di ipotiroidismo nella donna in stato interessante, e nei casi di maggiore carenza, in una aumentata frequenza dell'aborto, del parto prematuro e della mortalità perinatale. La carenza iodica della madre durante la gravidanza e l'allattamento può avere ripercussioni sulla funzione tiroidea del feto e del neonato, con lo sviluppo di gozzo e ipotiroidismo di solito transitorio. Quando il grado di carenza iodica è molto pronunciato, si possono avere anche conseguenze sullo sviluppo cerebrale del feto e del neonato che è particolarmente sensibile alla mancata azione degli ormoni tiroidei: ciò può portare a difetti di vario grado delle funzioni cognitive. Per questo motivo la prevenzione e la correzione del deficit nutrizionale di iodio nella donna in stato interessante rappresenta un obiettivo primario.

Riferimenti della pubblicazione:

M. Landini, S. Gonzali, C. Kiferle, M. Tonacchera, P. Agretti, A. Dimida, P. Vitti, A. Alpi, A. Pinchera, P. Perata. Metabolic engineering of the iodine content in Arabidopsis. Scientific Reports - 2 : 338 (2012)


Ne hanno parlato:
Ansa
Ansa.it - Scienza e tecnica 
Asca
TirrenoPisa.it 
Corriere.it 
Unità.it
PisaInformaFlash.it
InToscana.it 
PianetaUniversitario.com 
 

molecole2L'Università di Pisa è stata la culla della patologia molecolare in Italia, il settore di ricerca e di applicazione clinica che si basa sulle conoscenze dei meccanismi molecolari delle malattie. A sua volta, il nostro Paese è stato tra i primi in Europa a puntare sullo sviluppo di quella "rivoluzione molecolare" che ha portato a conoscere in dettaglio le alterazioni di geni e proteine causa di numerose e gravi patologie, quali i tumori, le malattie neurodegenerative, quelle metaboliche e quelle cardiovascolari.

A conferma della centralità di Pisa nel settore, la nostra città è stata scelta come sede del "Molecular Pathology Program" (www.escop-molecularpathologyprogram.org) della European School of Pathology, la struttura che coordina le attività culturali e formative della European Society of Pathology. Il programma, nato in collaborazione con l'Ateneo pisano e diretto dal professor Generoso Bevilacqua, si articola in una serie di corsi ed eventi culturali. Il primo corso, svolto dal 18 al 23 marzo nella struttura di Santa Croce in Fossabanda, è stato dedicato al tema "Molecular Biology for Pathologists" ed è stato diretto dai professori Fred Bosman, dell'Università di Maastricht, e Giorgio Stanta, dell'Università di Trieste. A maggio e in autunno seguiranno altri corsi sulla patologia mammaria e sull'apparato respiratorio e cardiovascolare e così di seguito con un programma pluriennale. Tutti si avvalgono della collaborazione di docenti ed esperti del settore provenienti da tutta Europa e riconosciuti a livello internazionale.

bevilacqua

Il programma della European School of Pathology mira a sviluppare un processo educativo che innalzi il livello culturale dell'ambiente bio-medico, facendo acquisire, in particolar modo agli operatori sanitari, familiarità con geni, proteine e vie molecolari. La medicina molecolare, che si basa sullo stesso metodo scientifico che ha portato alla nascita della medicina moderna nel XVIII secolo, si articola in quattro settori: la medicina predittiva, che analizza le caratteristiche genetiche dell'individuo, permettendo di valutare una predisposizione verso lo sviluppo di malattie; la diagnosi di malattia, basata sul riconoscimento di alterazioni molecolari specifiche; la prognosi, cioè la previsione della evoluzione della malattia, attraverso, per esempio, la individuazione di cellule neoplastiche disseminate nell'organismo; la terapia a bersaglio molecolare, con lo sviluppo di farmaci in grado di bloccare in modo specifico le proteine anomale, causa della malattia.

foto_cervelloIn nature fast perception of movement is crucial for survival. An area in the posterior part of the brain, called hMT+ in humans and V5 in non-human primates, is selectively activated by motion. When we look around, the visual information that hits the retina travels to the lateral geniculate nuclei in the thalami, then reaches the primary visual cortex (V1) and from there is spread to the different association visual cortical areas - including V5 – where the brain puts together the whole picture of what we saw. However, the observation that individuals who become totally blind due to the complete destruction of V1 are still able to unconsciously discriminate colors and directions well above chance in forced-choice tests, has prompted scientists for a long time to suspect that alternative routes might exist. Now, in a study just released by the journal NeuroImage, a group of researchers led by Pietro Pietrini in Pisa, Italy, has shown that hMT+ receives direct information by the thalamus that by-passes the primary visual cortex during visual motion detection tasks. That is, this motion-sensitive area is activated before and independently from response in primary visual cortex (V1).

Pietrini_1Anna Gaglianese, a Ph. D. student in the Pietrini's lab, and her colleagues used functional magnetic resonance imaging (fMRI) to examine brain activity while ten healthy subjects underwent two distinct optic flow experiments, in which they looked at patterns of moving dots on a screen. In addition to the "classical" visual pathway that goes from the lateral geniculate nuclei in the thalami to V1 and then to hMT+, results showed a significant direct influence of the BOLD fMRI signal recorded in lateral geniculate nuclei over that in hMT+, not mediated by V1 activity. Furthermore, activation in hMT+ preceded response in V1, indicating an earlier peak of response in this motion sensitive area. Altogether, these findings strongly indicate the existence of a bilateral pathway that connects the lateral geniculate nuclei directly to hMT+ and allows for a faster visual motion processing, bypassing the primary visual cortex. "This direct pathway may play a significant functional role for the faster detection of motion and may contribute to explain persistence of unconscious motion detection in individuals with severe destruction of primary visual cortex, a phenomenon known as blindsight" explains Pietro Pietrini, the senior author of the study.

A few years ago the same authors demonstrated that hMT+ is also developed in congenitally blind individuals and responds to tactile motion perception under the individual fingertips in both sighted and blind subjects, suggesting that hMT+ is supramodal in nature, that is, this cortical area discriminates movement independently from the sensory modality that carries the motion information to the brain.

The study was conducted at the Laboratory of Clinical Biochemistry and Molecular Biology, University of Pisa Medical School, Pisa, Italy.


Evidence of a direct influence between the thalamus and hMT+ independent of V1 in the human brain as measured by fMRI
Anna Gaglianese, Mauro Costagli, Giulio Bernardi, Emiliano Ricciardi, Pietro Pietrini
Laboratory of Clinical Biochemistry and Molecular Biology, University of Pisa, Pisa, Italy. Neuroimage. 2012 Jan 26. [Epub ahead of print]

foto_cervelloIn natura la capacità di percepire rapidamente il movimento è fondamentale per la sopravvivenza dell'individuo. Il riconoscimento di stimoli visivi di movimento avviene in un'area del cervello chiamata hMT+ nell'uomo, corrispondente all'area V5 nei primati non umani. Quando ci guardiamo attorno, gli stimoli visivi che colpiscono la retina arrivano al nucleo genicolato laterale nel talamo, quindi raggiungono la corteccia visiva primaria (V1) e da qui infine arrivano alle aree visive associative, compresa hMT+, ove il cervello forma la rappresentazione cosciente di ciò che abbiamo visto. Per lungo tempo, tuttavia, gli scienziati hanno ipotizzato l'esistenza di connessioni alternative dirette tra i nuclei del talamo e le aree visive associative, anche a seguito dell'osservazione clinica che individui divenuti ciechi a causa della distruzione completa della corteccia visiva primaria, ad esempio per un ictus, mantengono tuttavia la capacità di discriminare correttamente il colore o la posizione di un oggetto nello spazio quando forzati a scegliere tra due possibilità, fenomeno noto con il nome di visione cieca (blindsight).

Pietrini_1

Uno studio realizzato da un gruppo di ricercatori dell'Università di Pisa, appena pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica NeuroImage, ha dimostrato che quest'area del cervello riceve informazioni dirette dal talamo, aggirando la corteccia visiva primaria. Questa scoperta rivela che l'area hMT+, deputata alla percezione del movimento, risponde per prima e in maniera indipendente dall'attivazione della corteccia visiva primaria.

Anna Gaglianese, una giovane dottoranda del laboratorio diretto dal Prof Pietro Pietrini presso l'Università di Pisa, e i suoi colleghi, hanno utilizzato la risonanza magnetica cerebrale (fMRI) per esaminare la risposta nel cervello di dieci volontari sani mentre essi guardavano diversi pattern di puntini che si muovevano sullo schermo (flusso ottico). In aggiunta al percorso visivo classico, per il quale l'attività cerebrale parte dai nuclei genicolati laterali del talamo, arriva alla corteccia visiva primaria e infine raggiunge hMT+, lo studio ha rilevato un'influenza diretta del segnale fMRI misurato nel talamo su quello registrato in hMT+, non mediato dall'attività in V1. Tale influenza indica l'esistenza di un percorso alternativo che collega il talamo direttamente a hMT+. Inoltre, lo studio ha messo in evidenza una risposta precoce dell'attività di hMT+ rispetto a quella in V1, il che suggerisce l'utilizzo di questa via alternativa per la percezione ed elaborazione rapida degli stimoli visivi di movimento.

Foto risonanza magneticaQuesti risultati dimostrano la coesistenza di una via alternativa che collega direttamente il talamo a hMT+, bypassando la corteccia visiva primaria. "Questa via diretta può giocare un ruolo fondamentale per la detezione rapida del movimento e può contribuire a spiegare la persistenza del riconoscimento inconscio del movimento, in individui che presentano una distruzione della corteccia visiva primaria, come accade nel feonmeno del blindsight " spiega Pietro Pietrini, psichiatra, Ordinario di Biochimica Clinica a Pisa.

Alcuni anni fa una ricerca dello stesso laboratorio pisano dimostrò che hMT+ si sviluppa anche negli individui ciechi congeniti ed è responsabile della percezione del movimento durante la stimolazione tattile sulla punta delle dita, sia in soggetti normovedenti sia in individui ciechi dalla nascita.

La ricerca è stata effettuata presso il Laboratorio di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica dell'Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana (A.O.U.P.) – Università degli Studi di Pisa.

Evidence of a direct influence between the thalamus and hMT+ independent of V1 in the human brain as measured by fMRI
Anna Gaglianese, Mauro Costagli, Giulio Bernardi, Emiliano Ricciardi, Pietro Pietrini
Laboratory of Clinical Biochemistry and Molecular Biology, University of Pisa, Pisa, Italy. Neuroimage. 2012 Jan 26. [Epub ahead of print]


 

Logo ANVURNove docenti dell'Università di Pisa sono stati nominati tra i 450 membri, molti dei quali provenienti da atenei e centri di ricerca stranieri, dei Gruppi di esperti della valutazione che avranno il compito di monitorare, per conto dell'ANVUR, la qualità della ricerca per il periodo 2004-2010. Sono rispettivamente i professori Marco Abate e Giuseppe Mario Buttazzo per quanto riguarda l'Area 1 delle Scienze matematiche e informatiche; il professor Ennio Arimondo per l'Area 2 delle Scienze fisiche; la professoressa Maria Perla Colombini per l'Area 3 delle Scienze chimiche; i professori Uberto Bortolotti e Paolo Miccoli per l'Area 6 delle Scienze mediche; il professor Leonardo Tognotti per l'Area 9 dell'Ingegneria industriale e dell'informazione; il professor Guido Paduano per l'Area 10 delle Scienze dell'antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche; il professor Neri Salvadori per l'Area 13 delle Scienze economiche e statistiche.

A questi docenti va aggiunto un assegnista del dipartimento pisano di Ingegneria dell'informazione, Filippo Costa, che è stato selezionato tra i 14 collaboratori che si occuperanno di supportare il lavoro dei GEV e come unico referente per l'Area 9 dell'Ingegneria industriale e dell'informazione.

La nomina nei GEV, che è sganciata da criteri di appartenenza alle rispettive sedi universitarie, rappresenta di fatto un attestato dell'autorevolezza scientifica dei docenti selezionati, che vengono riconosciuti tra i massimi esperti della disciplina nel cui ambito operano. Per l'Università di Pisa è dunque motivo di grande soddisfazione, accresciuta dal fatto che un altro docente pisano, il professor Andrea Bonaccorsi, è stato nominato già da diversi mesi tra i sette membri del Consiglio direttivo dell'ANVUR e a lui è stato affidato il ruolo di vice coordinatore delle attività di Valutazione della qualità della ricerca (VQR) per il periodo 2004-2010.

I GEV, che costituiscono l'organismo di base del processo valutativo, sono già operativi e impegnati a completare la scelta dei criteri per sottoporre a valutazione i diversi "prodotti" della ricerca. Nei prossimi due mesi, in parallelo con le attività di selezione e di trasmissione da parte degli atenei di tre "prodotti" per ogni docente, i GEV andranno a definire il database dei revisori. A quel punto potrà partire il vero e proprio processo della valutazione, che sarà successivamente integrato con altri indicatori di qualità. Compito finale dei GEV sarà quello di predisporre il rapporto conclusivo, sulla cui base sarà elaborata la relazione finale dell'ANVUR. L'obiettivo è di completare questo iter in circa un anno.

Anche la PLUS partecipa alle procedure di valutazione delle università (leggi l'articolo)

Ne hanno parlato:
Tirreno Pisa
Nazione Pisa 
TirrenoPisa.it

cover Cani e BambiniCani e bambini: un'attrazione fatale e irresistibile. Ma quali sono le regole per trasformare l'amico a quattro zampe in un perfetto compagno di giochi, bisognoso anche lui di rispetto e attenzione? Angelo Gazzano, ricercatore della facoltà di Medicina veterinaria dell'Università di Pisa, lo spiega in un libro intitolato "Cani e bambini: istruzioni per l'uso", edito dalle Edizioni Plus, da domani in edicola col quotidiano "Il Tirreno", a 3,50 euro. Nel libro sono illustrate dieci semplici regole che, se applicate in modo corretto, aiuteranno a conoscere meglio il proprio animale e a interpretarne il comportamento in modo da trascorrere insieme a lui un'esistenza serena in famiglia.

Il libro, accompagnato da divertenti illustrazioni di Virginia Chiabotti e Umberto Mangiardi, è stato pensato per essere letto direttamente dai bambini, che troveranno consigli utili per un corretto approccio ai cani: mai disturbarli mentre mangiano o dormono; mai dare troppa confidenza a cani sconosciuti; avvicinarsi sempre agli amici a quattro zampe seguendo regole ben precise. Allo stesso tempo, il volume ha sezioni specifiche riservate ai genitori, a cui viene spiegato come guidare i propri figli alla conoscenza dei cani.

Angelo Gazzano è anche responsabile di ETOVET, il gruppo di ricerca in etologia e fisiologia veterinaria e direttore del master in "Medicina comportamentale degli animali d'affezione".

MatricolandosiLe immatricolazioni all'Università di Pisa per l'anno accademico 2011/2012 sono aumentate di 529 unità e di oltre cinque punti percentuali. I dati elaborati dall'Ufficio programmazione, valutazione e statistica dell'Ateneo confermano la tendenza alla crescita già evidenziata nei mesi precedenti e segnalano, alla stessa data di inizio gennaio, un numero di 10.909 immatricolati contro i 10.380 del 2010/2011. Dopo il calo dello scorso anno, quando gli immatricolati erano scesi da 11.470 a 10.380, il dato segna il ritorno al trend positivo che ha contraddistinto l'ultimo decennio di vita dell'Ateneo e conferma per il sesto anno consecutivo il superamento della quota di 10.000 immatricolazioni.

Nel calcolo degli immatricolati rientrano sia gli studenti che iniziano una carriera ai corsi di laurea triennale o a ciclo unico, sia coloro che scelgono di continuare gli studi iscrivendosi al primo anno dei corsi di laurea magistrale. Il termine per immatricolarsi, fissato al 30 settembre, consentiva fino alla fine di dicembre 2011 la possibilità di immatricolarsi con il pagamento di una mora.

Rispetto allo scorso anno, le facoltà che hanno registrato un incremento maggiore sono Economia, con 252 studenti in più e 20,9 punti percentuali, Scienze matematiche fisiche e naturali (+238 e 17,9%), Ingegneria (+148 e 6,8%) e Scienze politiche (+102 e 17,1%). Significativa è anche la crescita di Lettere e filosofia (+90 e 9,4%), Lingue e letterature straniere (+71 e 11,8%) e Agraria (+59 e 28,1%). In controtendenza sono invece i corsi interfacoltà (-179 e 24,8%), oltre che le facoltà di Medicina e chirurgia (-113 e 11,5%), Giurisprudenza (-64 e 7,3%), Medicina veterinaria (-46 e 21,2%) e Farmacia (-14 e 7,5%).

StudentiIn termini assoluti, Ingegneria rimane la facoltà più grande con 2.318 immatricolati, seguita da Scienze MFN con 1.566, Economia con 1.460, Lettere e filosofia con 1.046, Medicina e chirurgia con 954, Giurisprudenza con 817, Scienze politiche con 699, Lingue e letterature straniere con 672, Agraria con 269, Farmacia con 173 e Medicina veterinaria con 171. I corsi interfacoltà raccolgono 544 nuovi studenti, quelli interuniversità 74 e quelli in convenzione con l'Accademia navale di Livorno 146.

Per quanto riguarda i corsi di laurea, quelli più numerosi sono la laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza con 686, Lingue e letterature straniere con 570, Economia aziendale con 429, Economia e commercio con 373, Ingegneria biomedica con 318, Scienze sociali e del servizio sociale con 293, Ingegneria civile ambientale e edile con 291, Infermieristica con 273, Scienze biologiche con 266, la laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e chirurgia con 233, Banca finanza e mercati finanziari con 222, Discipline dello spettacolo e della comunicazione con 206 e Scienze politiche internazionali e dell'amministrazione con 203.

Ne hanno parlato:
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PisaNotizie.it
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LifeVest_jpgÈ in tutto simile a un giubbotto antiproiettile, come quelli che indossano le forze dell'ordine, e lo scopo è lo stesso: proteggere il cuore, ma non dai colpi d'arma da fuoco bensì da aritmie, fibrillazioni ventricolari o arresti cardiaci, tutte disfunzioni cardiache gravi che possono essere letali.

A Pisa il dispositivo si usa ormai dalla fine del 2010, nell'Unità operativa di Malattie Cardiovascolari 2 dell'Aoup diretta dalla Dr.ssa Maria Grazia Bongiorni (nella foto a destra). E' un sistema di defibrillazione esterna che il paziente può indossare 24 ore su 24, con alcune caratteristiche sovrapponibili ai defibrillatori impiantabili per via sottocutanea, e che consente una protezione costante in caso di insorgenza delle patologie di cui sopra. E' dotato di piastre "indossabili" attraverso un corsetto, collegato con un defibrillatore vero e proprio di dimensioni contenute, del peso di circa 1 kg., che si indossa a tracolla come un Holter.

Il giubbotto viene utilizzato in tutte quelle situazioni transitorie in cui non è possibile o non è definitivamente raccomandato, per motivi clinici, impiantare un dispositivo definitivo sottocutaneo; è il caso, ad esempio, di pazienti che hanno subìto un evento cardiaco acuto, come un infarto, in cui è indicato un monitoraggio di circa 2 mesi della funzione cardiaca in attesa di un eventuale impianto di un defibrillatore definitivo. Un'ulteriore indicazione riguarda quei pazienti che hanno subìto una rimozione dei devices precedentemente impiantati, per motivi infettivi – in questo caso non si può reimpiantarne un altro subito, se non utilizzando un accesso venoso dal lato opposto rispetto al precedente. Il vantaggio del giubbotto, nei pazienti giovani che hanno effettuato una rimozione di devices per infezione, è anche di tipo estetico poiché, grazie alla fase transitoria di protezione del cuore rappresentata dal dispositivo, si permette alla cicatrice di guarire e quindi di intervenire la seconda volta, per l'impianto definitivo, sullo stesso lato da cui è stato rimosso. Ciò preserva il corpo, specie di giovani donne, da una doppia cicatrice che può lasciare segni anche dal punto di vista psicologico.

Foto_MGBDalla fine del 2010 ad oggi a Pisa il giubbotto, che costa circa 50mila euro – l'Aoup ne ha in dotazione 2, e il dispositivo si usa in pochi altri centri in Italia – è stato utilizzato con buoni risultati su 9 pazienti (alcuni dei quali provenienti da altre regioni). L'utilizzo richiede un semplice addestramento e una programmazione ad personam che dura all'incirca 20 minuti all'atto della dimissione del paziente. Non richiede particolari abilità nella gestione da parte del portatore, in quanto il funzionamento è automatico. Va indossato sempre, anche di notte (si toglie solo sotto la doccia !), e monitora costantemente il ritmo cardiaco del paziente, riconoscendo le aritmie potenzialmente fatali secondo algoritmi che sono in grado di stabilire quando è necessario intervenire con una scarica defibrillatrice. I cardiologi del reparto possono monitorare l'andamento di ogni singolo paziente dal computer, grazie alla possibilità del sistema di scaricare i dati immagazzinati su un server accessibile dall'ospedale.

La casistica mondiale registra oltre 3000 casi di soggetti che l'hanno indossato, con un'aderenza alla terapia superiore al 90% e un'efficacia del primo shock erogato prossima al 100%. (Ufficio stampa AOUP)

Cerimonia FarmaciaUna giornata per ricordare i cinquant'anni dal trasferimento della facoltà di Farmacia nell'attuale sede di via Bonanno, preludio all'inaugurazione ufficiale poi effettuata nel 1965, e per celebrare l'antica tradizione che Pisa può vantare in campo farmaceutico. Insieme, un appuntamento per pensare al presente e al futuro di questo settore di studi, che entro pochi mesi confluirà in modo unitario nel nuovo dipartimento di Farmacia, e per ribadire la volontà di puntare sempre di più sull'apertura alle realtà del territorio. Infine, un'occasione per conferire il "Premio Bellucci" a una giovane e brillante laureata della facoltà.

Tutto questo è stato l'incontro su "La facoltà di Farmacia a Pisa: passato, presente, futuro", che si è svolto giovedì 22 dicembre 2011 nell'Aula Magna della facoltà. Aperta dai saluti del rettore Massimo Augello e del sindaco Marco Filippeschi, l'iniziativa è stata introdotta e coordinata dalla preside Claudia Martini. I professori Marco Fabrizio Saettone e Antonio Lucacchini hanno sintetizzato il percorso storico della Scuola e poi della facoltà di Farmacia dal 1865 a oggi. È quindi seguita una tavola rotonda che ha messo a confronto studiosi e rappresentanti degli enti locali e regionali, del mondo economico e industriale pisano, dell'Ordine dei Farmacisti e delle altre istituzioni interessate a consolidare il dialogo con questo importante settore di studi dell'Ateneo.

Dopo averne ripercorso le principali tappe di sviluppo, il rettore ha ricordato che "la facoltà di Farmacia costituisce uno dei grandi patrimoni culturali della nostra Università. Nell'intraprendere il delicato passaggio che ci ha portato nel giro di pochi mesi a rimodellare l'assetto organizzativo delle strutture universitarie, ci siamo impegnati a salvaguardare e valorizzare allo stesso tempo l'omogeneità scientifica e la vocazione multidisciplinare che sono alla base della sua storia".

Il preside Claudia Martini ha invece sottolineato la vocazione della facoltà a interfacciarsi con le varie realtà del territorio, esprimendo la volontà di guardare con sempre maggiore attenzione alle esigenze espresse dal mondo industriale locale e regionale e di costruire collegamenti ancora più stretti tra formazione degli studenti e richieste da parte del mercato di specifiche competenze professionali.

Premio FarmaciaA conclusione della mattinata è stato conferito il "Premio Bellucci", che quest'anno è andato alla giovane Ileana Frau, laureata in Chimica e tecnologia farmaceutiche sotto la guida del professor Paolo Crotti.

Ne hanno parlato:
Tirreno Pisa
Nazione Pisa 

Liliana Dell'OssoPer studiare il disturbo post traumatico da stress (PTSD) dopo il terremoto dell'Aquila del 2009, l'equipe della professoressa Liliana Dell'Osso, professore ordinario di psichiatra all'Università di Pisa, si è basata sui recenti studi della letteratura sui quadri psicopatologici nelle vittime di eventi traumatici tra cui l'attacco terroristico alle Torri gemelle di New York. I ricercatori dell'Università di Pisa hanno infatti collaborato con esperti americani, tra questi la Prof. M.K. Shear della Columbia University di New York che ha partecipato a studi analoghi sulla popolazione newyorkese dopo l'11 settembre. "Il questionario TALS-SR (Trauma and Loss Spectrum-Self Report) che abbiamo somministrato all'Aquila – spiega Liliana Dell'Osso - è derivato da studi sull'insorgenza di quadri clinici parziali o sottosoglia di PTSD nella popolazione generale colpita da eventi traumatici sia naturali (quali terremoti, tsunami, etc) o causati dall'uomo (guerre, incidenti, etc.). Tra questi studi di rilievo sono quelli derivati dalle vittime della tragedia dell'11 settembre. Sono proprio queste analisi che hanno fornito le basi per lo sviluppo del nostro modello di indagine".

"Dalle nostre rilevazioni – continua Dell'Osso – emerge che le donne, in particolare se giovani anche se non esposte direttamente al trauma, sono le fasce che hanno risentito maggiormente gli effetti emotivi post- terremoto". E se nella letteratura medica la maggiore incidenza di PTSD nelle donne è affermata da numerosi studi, la vulnerabilità legata all'età è invece tuttora dibattuta. "Analizzando contemporaneamente le variabili età, genere e livello di esposizione al sisma – dice la psichiatra pisana - noi abbiamo riscontrato che l'età sembra giocare un ruolo significativo. In particolare, le donne giovani si sono dimostrate più vulnerabili al disturbo post traumatico da stress anche quando esposte indirettamente o in modo marginale al sisma". "I fattori di rischio per la maggiore vulnerabilità femminile sono tuttora da chiarire - spiega Liliana Dell'Osso - da un lato sono stati suggeriti fattori psicopatologici come la maggiore predisposizione all'ansia, dall'altro sembrano avere un ruolo anche fattori socio-economici come la minore autonomia economica, il reddito e la scolarità".

Ad oggi il team di ricerca della professoressa Dell'Osso, che ha collaborato con gli psichiatri dell'Università dell'Aquila, ha intervistato 2.300 persone e parte dei risultati sono già stati pubblicati sul "Journal of Affective Disorders". In generale, le persone affette da disturbi post-traumatici da stress soffrono d'insonnia, rivivono continuamente l'evento traumatico attraverso flashback, ricordi o incubi, si sentono emotivamente svuotati o continuamente in allerta. Depressione, irritabilità o scatti di rabbia sono altri segnali emotivi comuni. "A 10 mesi dal sisma, su 452 studenti all'ultimo anno delle superiori – afferma Dell'Osso – che hanno risposto al questionario, circa la metà ha affermato di aver avuto un cambiamento di personalità dopo il terremoto, una dichiarazione che si ricollega ai comportamenti "maladattivi" testimoniati dai soggetti come ad esempio l'abuso di farmaci, droghe o alcol".

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