KA107 2019
Project for higher education student and staff mobility between Programme Countries and Partner Countries (2019)
Unipi Team Leader: Francesco Marcelloni, Vice-Rector for International Cooperation and Relations
Il progetto KA107 2019 è stato ideato per ampliare la cooperazione dell’Università di Pisa (UNIPI) con i paesi dei Balcani occidentali, del Mediterraneo meridionale, Partenariato orientale, Africa Caraibi, Pacifico e Amarica Latina, al fine di consolidare il suo ruolo scientifico, promuovere rilevanti ricerche internazionali, progetti didattici e reti, incrementare sia il numero che la qualità degli studenti internazionali iscritti ai corsi offerti, sostenere lo svolgimento all’estero di attività di alta formazione da parte dei docenti dell’Università di Pisa.
Il progetto rientra nella strategia di internazionalizzazione dell’Università di Pisa, che l’ha vista rivestire un ruolo chiave nel promuovere la mobilità extra Europea già dai primi anni del programma Erasmus.
I vecchi e i nuovi partner inseriti nel partenariato hanno contribuito al perseguimento delle finalità educative e di ricerca degli studenti e dei docenti delle università coinvolte. Lavorando multi lateralmente piuttosto che unilateralmente, siamo riusciti ad ottenere un maggiore vantaggio competitivo in termini di insegnamento, ricerca e trasferimento di conoscenze. Abbiamo concentrato le nostre energie per costruire delle relazioni durature, vantaggiose che hanno coinvolto studenti e personale accademico/amministrativo, migliorando da un lato la reputazione istituzionale, la competitività e la posizione nelle classifiche internazionali dall’altro lato migliorato la qualità dell'istruzione e la qualità della ricerca.
Coordinator: UNIVERSITÀ DI PISA (Italy)
Start date: 01-08-2019
End date: 31-07-2022
EU Grant: 241.713,04 €
Project website: http://erasmuspluska107.unipi.it/

Scienze della Terra: il progetto di ricerca SPHeritage in vetrina al Museo di Antropologia Preistorica del Principato di Monaco
Il giorno 14 febbraio 2024 presso il Museo di Antropologia Preistorica del Principato di Monaco è stata inaugurata, alla presenza del sovrano monegasco Alberto II e della Principessa Carolina, una nuova esposizione dedicata al tradizionale mecenatismo della Famiglia Grimaldi verso le scienze preistoriche. Nel nuovo allestimento del Museo, una vetrina è stata dedicata al Progetto di ricerca SPHeritage del Dipartimento di Scienze della Terrache dell'Università di Pisa.
Finanziato nell’ambito del bando FISR_2019, ilì Progetto SPHeritage che studia le conseguenze delle variazioni del livello del mare avvenute negli ultimi quattrocentomila anni sulle popolazioni umane del Paleolitico vissute lungo la costa ligure-provenzale. Le Prof.sse Marta Pappalardo, responsabile nazionale del Progetto del quale il Dipartimento di Scienze della Terra è capofila, ed Elisabetta Starnini, professoressa associata di Preistoria e Protostoria del Dipartimento Civiltà e Forme del Sapere e membro del team di ricerca, hanno illustrato ai Sovrani le attività svolte nell’ambito del Progetto, sottolineando il valore aggiunto della collaborazione italo-monegasca.
Tra i siti di studio nei quali sono state svolte le attività progettuali è inclusa, infatti, anche la Grotta del Principe di Monaco, una cavità che, pur essendo ubicata nell’Area Archeologica dei Balzi Rossi, in territorio italiano presso il confine italo-francese, è proprietà personale della famiglia reale monegasca. Grazie al mecenatismo del Principe Alberto I, nonno dell’attuale Sovrano, questa grotta fu oggetto di scavi archeologici sin dalla fine del XIX secolo.

L’importanza del sito risiede nella presenza di depositi marini e continentali formatisi in diversi cicli climatici che consentono di ricostruire il clima e l’ambiente che hanno caratterizzato l’area durante buona parte del periodo geologico più recente e, contestualmente, nell’abbondanza di testimonianze della presenza umana tra le quali un osso iliaco appartenuto ad una donna preneanderthaliana.
Nei depositi del Museo monegasco sono inoltre conservati, assieme a manufatti provenienti dagli scavi ottocenteschi, preziosi campioni geologici appartenenti a sequenze oramai distrutte, che sono stati resi disponibili ai ricercatori del Progetto SPHeritage per essere analizzati con tecniche all’avanguardia.
Il nuovo allestimento museale pone in continuità le attività scientifiche promosse da Alberto I e quelle svolte dai ricercatori pisani nell’ambito del Progetto SPHeritage, con la collaborazione del personale scientifico del museo monegasco, diretto dalla Dott.ssa Elena Rossoni Notter, e sotto gli auspici di SAS Alberto II di Monaco.
Per approfondimenti sul Progetto di ricerca SPHeritage e sulle numerose attività di disseminazione rivolte al pubblico e agli enti locali si rimanda al sito web (www.spheritage.dst.unipi.it) e agli altri canali social (Instagram e //www.youtube.com/@DSTUniversitadiPisa" target="_blank" rel="noopener">Youtube).
Spark Pisa: l’asse Università di Pisa-Stanford compie cinque anni
Dal 2019 finanzia progetti innovativi sviluppati da gruppi di ricerca dell’Università di Pisa attivi nel settore medico-farmaceutico. È Spark Pisa, il primo nodo italiano della rete internazionale "Spark Global" - fondata dalla Stanford University -, che ha da poco compiuto cinque anni di attività e i cui membri si sono riuniti martedì 27 febbraio a Pisa per un primo bilancio e per definire gli obiettivi del futuro. Incontro a cui hanno preso parte anche la professoressa Daria Mochly Rosen dell’Università di Stanford, presidente della rete globale "Spark" e ideatrice dell’iniziativa, il professor Corrado Priami, Prorettore dell’Ateneo pisano per la valorizzazione della conoscenza e suo impatto, e la professoressa Maria Letizia Trincavelli, direttrice del Dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa e vicedirettrice di Spark Pisa.
“Per l’Università di Pisa è un grande onore essere entrati, per primi in Italia, a far parte della rete Spark che riunisce alcuni dei più prestigiosi centri di ricerca traslazionale al mondo – ha commentato Corrado Priami – Ogni anno, attraverso Spark Pisa, il nostro Ateneo sostiene, attraverso un apposito bando, un Proof of Concept (PoC) al fine di favorire il passaggio dall’idea al prototipo funzionante e arrivare, così, al trasferimento verso le imprese o il mercato, favorendo in questo mondo il trasferimento tecnologico”.
“Far parte di una rete come quella di Spark Global offre un'apertura verso il panorama internazionale e ci induce anche ad un cambiamento nel nostro modo di pensare e declinare la ricerca, con una maggior attenzione anche ai suoi aspetti applicativi – spiega la professoressa Maria Letizia Trincavelli – In cinque anni di attività abbiamo raggiunto ottimi risultati che dimostrano come il percorso avviato stia contribuendo allo sviluppo della ricerca dell’Ateneo in ambito medico farmaceutico e clinico traslazionale. Dal 2019 ad oggi, infatti, con Spark Pisa abbiamo portato avanti, sia in ambito diagnostico che terapeutico, sei progetti innovativi favorendo collaborazioni multidisciplinari e creando nuove sinergie per lo sviluppo di idee competitive e applicative. La soddisfazione per i risultati raggiunti è, peraltro, ancor più grande se si pensa che, in un’Italia dove la presenza femminile nelle discipline Stem è sempre molto bassa, le vere protagoniste di questi primi cinque anni di Spark Pisa sono state soprattutto le nostre ricercatrici”
“Sono rimasta molto impressionata dalle relazioni fatte dai sei gruppi, tutti molto competenti, che oggi hanno presentato il loro progetti in modo estremamente professionale - ha commentato Daria Mochly Rosen, al termine dell’incontro – Sono davvero entusiasta, perché tutti i loro progetti hanno un’applicabilità immediata. Adesso è necessario che l’Università li sostenga e li segua nella fase di brevettazione, così da stabilire il valore delle loro invenzioni. Nel suo insieme, questo programma è piuttosto giovane ed è fantastico, i ricercatori sono davvero impressionanti. Sono molto soddisfatta".
Sei i Proof of Concept (PoC) finanziati dal 2019 al 2023, tra innovativi metodi di diagnosi basati sull’Intelligenza Artificiale a nuovi sistemi di prevenzione e cura di malattie come il diabete o la Retinite Pigmentosa. Il tutto per un investimento complessivo di 150.000 euro.
Il primo, in ordine di tempo, è stato il progetto “NeurATy” (Neuroprotection and Anti-inflammatory activity of TSPO ligands), che propone l'utilizzo di una particolare molecola in grado di legare la proteina TSPO per il trattamento dello stato infiammatorio in soggetti affetti da Retinite Pigmentosa, con l'obiettivo di proteggere i neuroni e mantenere la vista.
È stata poi la volta del progetto “DROP” (Digital Research in Oncologic Pathology), che mira a sviluppare e convalidare un innovativo strumento, basato sull’intelligenza artificiale, in grado di analizzare le immagini digitali tratte dai vetrini di pazienti affetti da cancro. Strumento che permetterà di migliorare le diagnosi e di fornire assistenza nella valutazione quantitativa di importanti biomarcatori che guidano le decisioni terapeutiche e per accelerare la ricerca in patologia oncologica
Si propone, invece, di sviluppare un sensore come strumento specifico per valutare la presenza e la quantità di proteine virali in fluidi biologici il progetto “FACT” (Fret sensor for the Assessment of Coronavirus Titre”), finanziato nel 2020 e al momento in fase di deposizione brevettuale.
Offre una nuova metodologia di prevenzione della disfunzione endoteliale indotta dal diabete “Melodie” (Metformin-isothiocyanate: a noveL apprOach to prevent Diabetes-Induced Endothelial dysfunction) che ha vinto il bando nel 2021. Il metodo proposto si basa sull'utilizzo di una molecola ibrida della metformina con l'obiettivo di migliorarne il profilo farmacocinetico (assorbimento, distribuzione, metabolismo, ed escrezione) o e, in particolare, di aumentarne la biodisponibilità orale. Ossia la percentuale della quantità di farmaco somministrata (dose) che raggiunge la circolazione sistemica.
Nel 2022 è stata poi la volta di “PROMET” (Prognostic Impact of circulating tumor DNA as a marker of minimale residual disease after resection of colorectal cancer liver metastase), progetto che si ponte come obiettivo quello di valutare l'utilità clinica del DNA tumorale derivato (ctDNA) circolante come marcatore del parametro della malattia minima residua (MRD), o malattia residua misurabile, che definisce quante cellule neoplastiche rimangono dopo la resezione chirurgica delle metastasi epatiche del cancro del colon-retto (CRLM).
Infine, “GENE DESTINY” (GENomic approach integratED with artificial intelligencE for the management of Small cell lung cancer patients Treated with ImmuNotherapY), progetto mira a convalidare una firma genetica come biomarcatore predittivo indipendente per la risposta alle terapie chemio-immunologiche nei pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule (SCLC). I dati molecolari saranno ottenuti analizzando i campioni ottenuti con biopsia liquida mediante il Next Generation Sequencing (NGS), ossia l'analisi computazionale basata su intelligenza artificiale (AI) al trattamento di base e alla progressione della malattia.
Spark Pisa: l’asse Università di Pisa-Stanford compie cinque anni
Dal 2019 finanzia progetti innovativi sviluppati da gruppi di ricerca dell’Università di Pisa attivi nel settore medico-farmaceutico. È Spark Pisa, il primo nodo italiano della rete internazionale "Spark Global" - fondata dalla Stanford University -, che ha da poco compiuto cinque anni di attività e i cui membri si sono riuniti martedì 27 febbraio a Pisa per un primo bilancio e per definire gli obiettivi del futuro. Incontro a cui hanno preso parte anche la professoressa Daria Mochly Rosen dell’Università di Stanford, presidente della rete globale "Spark" e ideatrice dell’iniziativa, il professor Corrado Priami, Prorettore dell’Ateneo pisano per la valorizzazione della conoscenza e suo impatto, e la professoressa Maria Letizia Trincavelli, direttrice del Dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa e vicedirettrice di Spark Pisa.
“Per l’Università di Pisa è un grande onore essere entrati, per primi in Italia, a far parte della rete Spark che riunisce alcuni dei più prestigiosi centri di ricerca traslazionale al mondo – ha commentato Corrado Priami – Ogni anno, attraverso Spark Pisa, il nostro Ateneo sostiene, attraverso un apposito bando, un Proof of Concept (PoC) al fine di favorire il passaggio dall’idea al prototipo funzionante e arrivare, così, al trasferimento verso le imprese o il mercato, favorendo in questo mondo il trasferimento tecnologico”.
“Far parte di una rete come quella di Spark Global offre un'apertura verso il panorama internazionale e ci induce anche ad un cambiamento nel nostro modo di pensare e declinare la ricerca, con una maggior attenzione anche ai suoi aspetti applicativi – spiega la professoressa Maria Letizia Trincavelli – In cinque anni di attività abbiamo raggiunto ottimi risultati che dimostrano come il percorso avviato stia contribuendo allo sviluppo della ricerca dell’Ateneo in ambito medico farmaceutico e clinico traslazionale. Dal 2019 ad oggi, infatti, con Spark Pisa abbiamo portato avanti, sia in ambito diagnostico che terapeutico, sei progetti innovativi favorendo collaborazioni multidisciplinari e creando nuove sinergie per lo sviluppo di idee competitive e applicative. La soddisfazione per i risultati raggiunti è, peraltro, ancor più grande se si pensa che, in un’Italia dove la presenza femminile nelle discipline Stem è sempre molto bassa, le vere protagoniste di questi primi cinque anni di Spark Pisa sono state soprattutto le nostre ricercatrici”
“Sono rimasta molto impressionata dalle relazioni fatte dai sei gruppi, tutti molto competenti, che oggi hanno presentato il loro progetti in modo estremamente professionale - ha commentato Daria Mochly Rosen, al termine dell’incontro – Sono davvero entusiasta, perché tutti i loro progetti hanno un’applicabilità immediata. Adesso è necessario che l’Università li sostenga e li segua nella fase di brevettazione, così da stabilire il valore delle loro invenzioni. Nel suo insieme, questo programma è piuttosto giovane ed è fantastico, i ricercatori sono davvero impressionanti. Sono molto soddisfatta".

Sei i Proof of Concept (PoC) finanziati dal 2019 al 2023, tra innovativi metodi di diagnosi basati sull’Intelligenza Artificiale a nuovi sistemi di prevenzione e cura di malattie come il diabete o la Retinite Pigmentosa. Il tutto per un investimento complessivo di 150.000 euro.
Il primo, in ordine di tempo, è stato il progetto “NeurATy” (Neuroprotection and Anti-inflammatory activity of TSPO ligands), che propone l'utilizzo di una particolare molecola in grado di legare la proteina TSPO per il trattamento dello stato infiammatorio in soggetti affetti da Retinite Pigmentosa, con l'obiettivo di proteggere i neuroni e mantenere la vista.
È stata poi la volta del progetto “DROP” (Digital Research in Oncologic Pathology), che mira a sviluppare e convalidare un innovativo strumento, basato sull’intelligenza artificiale, in grado di analizzare le immagini digitali tratte dai vetrini di pazienti affetti da cancro. Strumento che permetterà di migliorare le diagnosi e di fornire assistenza nella valutazione quantitativa di importanti biomarcatori che guidano le decisioni terapeutiche e per accelerare la ricerca in patologia oncologica
Si propone, invece, di sviluppare un sensore come strumento specifico per valutare la presenza e la quantità di proteine virali in fluidi biologici il progetto “FACT” (Fret sensor for the Assessment of Coronavirus Titre”), finanziato nel 2020 e al momento in fase di deposizione brevettuale.
Offre una nuova metodologia di prevenzione della disfunzione endoteliale indotta dal diabete “Melodie” (Metformin-isothiocyanate: a noveL apprOach to prevent Diabetes-Induced Endothelial dysfunction) che ha vinto il bando nel 2021. Il metodo proposto si basa sull'utilizzo di una molecola ibrida della metformina con l'obiettivo di migliorarne il profilo farmacocinetico (assorbimento, distribuzione, metabolismo, ed escrezione) o e, in particolare, di aumentarne la biodisponibilità orale. Ossia la percentuale della quantità di farmaco somministrata (dose) che raggiunge la circolazione sistemica.
Nel 2022 è stata poi la volta di “PROMET” (Prognostic Impact of circulating tumor DNA as a marker of minimale residual disease after resection of colorectal cancer liver metastase), progetto che si ponte come obiettivo quello di valutare l'utilità clinica del DNA tumorale derivato (ctDNA) circolante come marcatore del parametro della malattia minima residua (MRD), o malattia residua misurabile, che definisce quante cellule neoplastiche rimangono dopo la resezione chirurgica delle metastasi epatiche del cancro del colon-retto (CRLM).
Infine, “GENE DESTINY” (GENomic approach integratED with artificial intelligencE for the management of Small cell lung cancer patients Treated with ImmuNotherapY), progetto mira a convalidare una firma genetica come biomarcatore predittivo indipendente per la risposta alle terapie chemio-immunologiche nei pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule (SCLC). I dati molecolari saranno ottenuti analizzando i campioni ottenuti con biopsia liquida mediante il Next Generation Sequencing (NGS), ossia l'analisi computazionale basata su intelligenza artificiale (AI) al trattamento di base e alla progressione della malattia.
“La musica non cambia”
“La musica non cambia. Tito Petralia e Vittorio Emanuele Bravetta, due autori popolari tra fascismo e repubblica” è il nuovo volume del professore Alessandro Volpi edito dalla Pisa University Press, la casa editrice dell’Ateneo pisano. Alessandro Volpi insegna Storia contemporanea presso il Dipartimento di Scienze politiche dell'Università di Pisa. Di recente, alcuni suoi lavori hanno preso in esame i rapporti fra musica e politica nel contesto italiano.
“La musica non cambia” prende così in esame il tema della continuità nella storia italiana del Novecento e la transizione dal fascismo alla Repubblica nei contesti specifici (e poco studiati) legati alla grande narrazione di massa, ai mass media e al fertilissimo mondo della canzone e della “letteratura commerciale”.
In particolare, questo libro raccoglie le biografie di due personaggi, Tito Petralia e Vittorio Emanuele Bravetta, che incarnarono molto bene tale continuità con la produzione di stereotipi destinati a passare dall’inizio del Novecento, al fascismo e alla Repubblica e a influenzare l’immaginario del nostro paese.
Pubblichiamo di seguito un estratto dell’introduzione del volume.
************
Tito Petralia e Vittorio Emanuele Bravetta, due figure di cui la storiografia si è occupata assai poco, tanto da far sì che manchino persino voci biografiche non limitate a poche righe. Entrambi hanno avuto un posto centrale nelle vicende della storia della canzone italiana, entrambi hanno avuto relazioni con l’Eiar in epoca fascista e hanno poi continuato la loro prolifica attività dopo la fine del regime. Il loro tratto comune più rilevante è costituito proprio dalla grande fortuna di pubblico che hanno riscosso le loro opere, dalla chiara matrice ideologicamente orientata e, al contempo, dalla pronunciata e costruita vocazione popolare.
Bravetta e Petralia hanno svolto un ruolo cruciale nel ricomporre parti della storia patria in un armamentario di pezzi “facili”, agilmente divulgabili e in grado di sovrapporre tradizione e fascistizzazione; un armamentario che, privato dei tratti più schierati, è rimasto solidamente in vita nel dopoguerra, tradotto appunto nei già ricordati generi di ampia divulgazione. Solo per ricordare un episodio importante tra il marzo e l’aprile del 1947, Petralia fu inserito nella prestigiosa Commissione giudicatrice rispetto ad un bando “per una canzone (parole e musica) mai eseguita”, voluto dall’Associazione culturale “Fiera letteraria” e dalla Rai, «allo scopo di incoraggiare il rinnovamento della musica leggera italiana e rendere operose in questo campo le energie della cultura». Nella citata Commissione figuravano Alberto Savinio, Mino Maccari e Luigi Colacicchi in rappresentanza della Associazione che pubblicava l’omonima, nota rivista, e Sergio Pugliese e Petralia per la Rai. Nel 1955, poi, fece parte della Commissione selezionatrice dei cantanti per l’edizione di Sanremo di quell’anno, che era presieduta da Giulio Razzi, direttore centrale dei programmi Rai. È interessante rilevare che sia Petralia sia Bravetta assunsero negli anni repubblicani le vesti degli “anziani saggi”, forti di una lunga e intensa esperienza biografica, capaci di trasmettere ai giovani una sana e consueta visione della vita a cui era attribuito il carattere della migliore vocazione nazionale: i “nonni” della patria che non dovevano rinunciare ai loro trascorsi di fedeltà al regime, tutt’altro.
“La musica non cambia”
“La musica non cambia. Tito Petralia e Vittorio Emanuele Bravetta, due autori popolari tra fascismo e repubblica” è il nuovo volume del professore Alessandro Volpi edito dalla Pisa University Press, la casa editrice dell’Ateneo pisano. Alessandro Volpi insegna Storia contemporanea presso il Dipartimento di Scienze politiche dell'Università di Pisa. Di recente, alcuni suoi lavori hanno preso in esame i rapporti fra musica e politica nel contesto italiano.
“La musica non cambia” prende così in esame il tema della continuità nella storia italiana del Novecento e la transizione dal fascismo alla Repubblica nei contesti specifici (e poco studiati) legati alla grande narrazione di massa, ai mass media e al fertilissimo mondo della canzone e della “letteratura commerciale”.
In particolare, questo libro raccoglie le biografie di due personaggi, Tito Petralia e Vittorio Emanuele Bravetta, che incarnarono molto bene tale continuità con la produzione di stereotipi destinati a passare dall’inizio del Novecento, al fascismo e alla Repubblica e a influenzare l’immaginario del nostro paese.
Pubblichiamo di seguito un estratto dell’introduzione del volume.
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Tito Petralia e Vittorio Emanuele Bravetta, due figure di cui la storiografia si è occupata assai poco, tanto da far sì che manchino persino voci biografiche non limitate a poche righe. Entrambi hanno avuto un posto centrale nelle vicende della storia della canzone italiana, entrambi hanno avuto relazioni con l’Eiar in epoca fascista e hanno poi continuato la loro prolifica attività dopo la fine del regime. Il loro tratto comune più rilevante è costituito proprio dalla grande fortuna di pubblico che hanno riscosso le loro opere, dalla chiara matrice ideologicamente orientata e, al contempo, dalla pronunciata e costruita vocazione popolare.
Bravetta e Petralia hanno svolto un ruolo cruciale nel ricomporre parti della storia patria in un armamentario di pezzi “facili”, agilmente divulgabili e in grado di sovrapporre tradizione e fascistizzazione; un armamentario che, privato dei tratti più schierati, è rimasto solidamente in vita nel dopoguerra, tradotto appunto nei già ricordati generi di ampia divulgazione. Solo per ricordare un episodio importante tra il marzo e l’aprile del 1947, Petralia fu inserito nella prestigiosa Commissione giudicatrice rispetto ad un bando “per una canzone (parole e musica) mai eseguita”, voluto dall’Associazione culturale “Fiera letteraria” e dalla Rai, «allo scopo di incoraggiare il rinnovamento della musica leggera italiana e rendere operose in questo campo le energie della cultura». Nella citata Commissione figuravano Alberto Savinio, Mino Maccari e Luigi Colacicchi in rappresentanza della Associazione che pubblicava l’omonima, nota rivista, e Sergio Pugliese e Petralia per la Rai. Nel 1955, poi, fece parte della Commissione selezionatrice dei cantanti per l’edizione di Sanremo di quell’anno, che era presieduta da Giulio Razzi, direttore centrale dei programmi Rai. È interessante rilevare che sia Petralia sia Bravetta assunsero negli anni repubblicani le vesti degli “anziani saggi”, forti di una lunga e intensa esperienza biografica, capaci di trasmettere ai giovani una sana e consueta visione della vita a cui era attribuito il carattere della migliore vocazione nazionale: i “nonni” della patria che non dovevano rinunciare ai loro trascorsi di fedeltà al regime, tutt’altro.
Incontro all’Università di Pisa sulle proteste degli agricoltori
Le proteste degli agricoltori e le risposte della politica è il tema di un incontro che si svolge mercoledì 28 febbraio dalle 9 alle 12 nell’aula magna del Polo Piagge (via G. Matteotti 11, Pisa). L’evento organizzato dal Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa e vi partecipano esperti, docenti e agricoltori.
La nuova veste dello Store Unipi
Il Sistema Museale di Ateneo ha deciso di riorganizzare completamente la gestione dello Store Unipi per allinearlo alla sua missione principale, cioè la divulgazione della cultura ad un pubblico sempre più vasto e ampio, declinandola anche attraverso la promozione del logo ufficiale dell’Ateneo pisano. Il sito web dello Store è stato completamente riorganizzato, per mostrare in anteprima i vari prodotti (suddivisi nelle tre sezioni “Abbigliamento”, “Cancelleria” e “Oggettistica”), acquistabili esclusivamente nel punto vendita presso la portineria dell'Orto e Museo Botanico di via Luca Ghini 13. Dal 2022 è attivo inoltre UniPisa Store online. È utile sottolineare il fatto che lo store online ha una diversa offerta di prodotti rispetto alla sede fisica.
A fronte di prezzi mediamente maggiori, offre la possibilità di personalizzare i prodotti selezionati.
Tutti i dettagli sul sito: https://store.unipi.it/

Premio America Giovani: studentessa dell'Università di Pisa premiata alla Camera dei Deputati
La Fondazione Italia USA premia il talento universitario di Sofia Vitaggio, neolaureata in “Diritto dell’impresa, del lavoro e della pubblica amministrazione” presso l'Università di Pisa con una tesi in diritto commerciale dal titolo: “Il Diritto all’oblio all’interno del Registro delle Imprese: il Caso Manni (sentenza CGUE C-398/15)”.
Alla giovane e talentuosa dottoressa è stata assegnata anche una borsa di studio a copertura totale, per fruire gratuitamente del master online esclusivo della Fondazione Italia USA in “Leadership per le relazioni internazionali e il made in Italy” La premiazione, con la consegna della pergamena, è avvenuta il 15 febbraio scorso con una cerimonia ufficiale a Roma presso la Camera dei Deputati.

“Congratulazioni a Sofia – ha commentato la professoressa Enza Pellecchia, Prorettrice per la coesione della comunità universitaria e il diritto allo studio, appena ricevuta la notizia del premio - Ogni volta che una nostra studentessa o un nostro studente viene apprezzato in altri contesti, il riconoscimento è non solo per la persona, ma anche per tutta la comunità universitaria che l'ha fatta crescere. Una circolarità virtuosa che ci incoraggia a fare sempre meglio"
“È stato bello poter capire il vero significato di meritocrazia - ha commentato Sofia Vitaggio - Mi ritengo onorata per aver ricevuto il Premio America Giovani e spero che questo possa fungere per gli altri, come lo è stato per me, da incentivo per continuare ad impegnarsi nel proprio percorso con costanza e dedizione. Buona fortuna a tutti gli studenti Unipi.”

Il Premio America Giovani al talento universitario, un riconoscimento per i giovani neolaureati meritevoli delle università italiane promosso dalla Fondazione Italia USA promuove e nato con l'intento di valorizzare ogni anno mille talenti del nostro Paese con percorso universitario di eccellenza in discipline di interesse della Fondazione, per sostenerli concretamente nel loro ingresso nel mondo del lavoro globale e delle sfide internazionali.
I vincitori del Premio America Giovani sono selezionati dalla Fondazione Italia USA, tramite la banca dati delle università italiane, tra i neolaureati con un piano di studi afferente agli interessi della Fondazione e sulla base di diversi parametri indicativi del loro talento accademico come, tra l’altro, il punteggio di laurea, l’età di conseguimento del titolo, la media degli esami, la data della sessione di laurea, il curriculum studiorum e altre valutazioni comparative. Non sono possibili autocandidature.
Acceleratore SuperKEKB: il 20 febbraio la prima collisione elettrone-positrone della nuova raccolta dati
Il 20 febbraio scorso l’acceleratore SuperKEKB del laboratorio KEK di Tsukuba, in Giappone, ha registrato la prima collisione elettrone-positrone nell’ambito della nuova campagna di raccolta dati “Run 2”.
Continua così l’esperimento Belle II in corso dal 2019 per studiare le proprietà della materia a livello microscopico attraverso le collisioni elettrone-positrone, un fenomeno che genera principalmente mesoni B, ma anche mesoni con charm e leptoni tau. Obiettivo generale degli scienziati è quello di trovare il cosiddetto “cigno nero”, ovvero anomalie (come ad esempio nuove particelle e nuovi fenomeni fisici) rispetto al Modello Standard che definisce la fisica così come la conosciamo oggi.
La nuova fase di raccolta dati è partita il 29 gennaio dopo un anno e mezzo di lavori di potenziamento e manutenzione per permettere all’acceleratore di raggiungere luminosità sempre più elevate, e all’esperimento di ricostruire con maggiore precisione ed efficienza gli eventi prodotti.
Il Dipartimento di Fisica dell’Università di Pisa partecipa a Belle II insieme all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) con un gruppo di circa 70 ricercatori e ricercatrici di che fanno parte di otto strutture: i Laboratori Nazionali di Frascati, e le Sezioni di Napoli, Padova, Perugia, Pisa, Roma Tre, Torino e Trieste.
“L’intervento di maggiore rilevanza che ha riguardato Belle II è stata l’installazione di un nuovo rivelatore di tracce nello strato più interno dell’esperimento, e quindi più vicino al punto di interazione fra elettroni e positroni: si tratta di un rivelatore a pixel di silicio che, insieme al rivelatore a strip di silicio Silicon Vertex Detector (SVD) che lo circonda, permette di misurare con altissima precisione il punto di passaggio delle particelle cariche”, spiega Giuliana Rizzo, ricercatrice all’INFN e professoressa all’Università di Pisa, project leader del Silicon Vertex Detector.
“L’intervento ha richiesto il completo smontaggio e rimontaggio del rivelatore SVD, costruito e gestito grazie a un importante contributo italiano, e ha compreso anche l’installazione di un nuovo tubo a vuoto intorno al punto di interazione, e il potenziamento delle schermature del rivelatore dal ‘fondo’ di radiazione prodotto dall’acceleratore in misura maggiore all’aumentare della luminosità. Tutte queste operazioni sono state completate con successo nei tempi stabiliti, permettendo di testare la piena funzionalità del rivelatore con i raggi cosmici e il ripristino delle performance precedenti l’intervento”, conclude Rizzo.
