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Secondo il nuovo censimento delle piante in Italia, che ha aggiornato i dati del 2018, sono 46 in più le specie autoctone e 185 in più quelle aliene registrate. Dai dati complessivi emerge che nel nostro Paese ci sono oggi 8.241 specie e sottospecie autoctone, di cui 1.702 endemiche (cioè esclusive del territorio italiano) mentre 28 sono probabilmente estinte. A queste si aggiungono 1.782 specie aliene. Tra di esse, 250 sono invasive su scala nazionale e ben 20 sono incluse nella 'lista nera' della Commissione Europea, che elenca una serie di piante e animali esotici, la cui diffusione in Europa va assolutamente tenuta sotto controllo.
“Rispetto all’analogo censimento pubblicato sei anni fa abbiamo un incremento dei numeri totali: ciò è dovuto a nuovi studi e all’esplorazione di nuovi territori, ma anche, per quanto riguarda le aliene, all’ingresso di numerose nuove specie, da monitorare attentamente e se possibile eradicare”, racconta Lorenzo Peruzzi, fra i coordinatori della ricerca, professore di Botanica sistematica nel Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa e direttore dell’Orto e Museo Botanico.
Gli elenchi aggiornati della flora vascolare (ossia felci e affini, conifere e piante a fiore) autoctona e aliena presente in Italia sono stati appena pubblicati sulla rivista internazionale “Plant Biosystems”, organo ufficiale della Società Botanica Italiana. Si è trattato di una ricerca collaborativa, realizzata grazie agli sforzi congiunti di 45 ricercatori italiani e stranieri. Insieme a Lorenzo Peruzzi hanno coordinato lo studio anche Gabriele Galasso del Museo Civico di Storia Naturale di Milano e Fabrizio Bartolucci e Fabio Conti dell’Università di Camerino. Tra gli autori della ricerca anche Francesco Roma-Marzio, Curatore dell’Erbario dell’Orto e Museo Botanico dell’Ateneo pisano.
“C’è ancora molto da fare – conclude Peruzzi – e il lavoro di continua ricerca e verifica svolto dai floristi e dai tassonomi per descrivere la biodiversità vegetale italiana è ben lungi dall’essere concluso. Certamente, però, il quadro delle conoscenze che abbiamo oggi è sempre più completo e potrà permettere azioni di tutela maggiormente mirate e consapevoli”.

Giovedì, 04 Aprile 2024 10:48

Il mito delle radici cristiane dell’Europa

00000copertina_libro_vert.jpgLe radici cristiane dell'Europa sono un mito storico-identitario del nostro tempo. A questo tema è dedicato il libro “Il mito delle radici cristiane dell’Europa” (Einaudi) di Sante Lesti, ricercatore al Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa. Dall’assedio di Lione dell’esercito rivoluzionario francese (1793) all’attuale presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni, passando per molti altri luoghi, attori (praticamente tutti maschi) ed eventi della storia europea, il volume ripercorre genesi e sviluppo di questo mito.

Professor Lesti, perché parliamo oggi del mito delle radici cristiane dell’Europa?
Perché siamo di fronte a uno dei grandi miti del nostro tempo. Alcuni autori, forse esagerando un po’, hanno sostenuto che il mito delle radici cristiane dell’Europa sia l’unico mito attualmente esistente sull’Europa. Personalmente, non sono convinto che sia così, ma non c’è dubbio che si tratti di un mito fondamentale, di cui è necessario – almeno credo! – conoscere la storia. Anche, se non soprattutto, quella recente, per le ripercussioni che ha sul presente e il futuro dell’Europa.

E quindi quando nasce il mito delle radici cristiane dell’Europa?
Il mito delle radici cristiane dell’Europa nasce negli anni ’90 del ’700, nel pieno dello scontro tra Rivoluzione e Controrivoluzione che attraversa, in quel momento, la Francia e l’Europa. Travolti – in qualche caso anche sul piano personale – dagli eventi, alcuni scrittori controrivoluzionari europei come Pierre-Simon Ballanche, Louis De Bonald e Novalis inventano il mito di un’Europa unita, nel Medioevo, dal cristianesimo: un mito nostalgico ma, nello stesso tempo, programmatico, perché in grado di offrire un modello per porre fine alle guerre rivoluzionarie e ricostruire il continente.

Come si trasforma e sviluppa il mito nell’Ottocento?
Nei primissimi anni dell’800 il mito delle radici cristiane dell’Europa è rilanciato da Napoleone e dagli intellettuali che lo sostengono (innanzitutto François-René de Chateaubriand), per legittimare il progetto di una nuova Europa fondata, oltre che sull’egemonia francese, su una rinnovata alleanza tra il potere politico e quello religioso, rappresentato dal papato. Da quel momento in poi, il mito entra prepotentemente nella cultura europea della prima metà dell’800, sostenendo peraltro visioni contrapposte dell’Europa come quelle, per esempio, di Juan Donoso Cortés, l’ultimo grande scrittore controrivoluzionario del XIX secolo, e Frédéric Ozanam, il leader dello schieramento cattolico-democratico francese.

E nel ’900 che cosa succede?
Nel ’900 ha luogo una svolta fondamentale: l’appropriazione del mito delle radici cristiane dell’Europa da parte di Pio XII, che lo rilancia per sostenere – e, nello stesso tempo, cercare di egemonizzare – il nascente processo di integrazione europea. È una strada che percorreranno, seppur in maniera estremamente differente, tutti i suoi successori (Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI), perlomeno fino a Papa Francesco.

C’è una svolta con Papa Francesco?
Di fronte all’uso identitario e antimigratorio del mito delle radici cristiane dell’Europa da parte delle destre radicali europee, Papa Francesco ha cominciato a mettere in discussione il mito. In realtà, Francesco ha oscillato finora tra due differenti strategie: da una parte, aggiornare il mito, per trasformarlo in uno strumento di costruzione di un’Europa dell’accoglienza e della solidarietà; dall’altra, abbandonarlo del tutto, per non legittimare, oltre alle correnti xenofobe interne alla Chiesa, quelle destre radicali che ormai hanno strappato al papato il monopolio del mito.

 

Hanno tra i 7000 e i 7500 anni, le cinque canoe ritrovate tra il 1994 ed il 2005 nel sito sommerso della Marmotta, sotto le acque del Lago di Bracciano (Roma). A datarle, dopo anni di studi, è stato un gruppo di ricerca guidato dall’Università di Pisa, dal Museo delle Civiltà e dal CSIC, che ha da poco pubblicato i risultati delle indagini sulla rivista PLOS.

"La Marmotta è un sito eccezionale – racconta uno dei direttori del progetto di ricerca, il professor Niccolò Mazzucco dell’Università di Pisa - Si trova sotto le acque del Lago di Bracciano dove, in condizioni anaerobiche, si sono conservati reperti che in condizioni normali vanno distrutti. È qui che, tra il 1994 e il 2005, grazie agli scavi dell’allora Soprintendenza Speciale per il Museo Preistorico Etnografico ‘Luigi Pigorini’ oggi Museo delle Civiltà, sono state ritrovate le cinque canoe oggetto del nostro studio”

Canoe sito Marmotta sito

“Si tratta di imbarcazioni eccezionali per il loro stato di conservazione e per le loro dimensioni, con la più grande che è lunga circa 11 metri - prosegue Mazzucco - Ma soprattutto sono canoe le cui caratteristiche rivelano una tecnologia di navigazione notevolmente avanzata. Oggi, finalmente, grazie alla datazione al carbonio 14, eseguita presso il Centro Nazionale di Acceleratori (CNA), possiamo affermare con certezza che queste imbarcazioni hanno un'antichità compresa tra 7.500 e 7.000 anni".

"La complessità tecnica con cui è stato realizzato sia lo scafo dell'imbarcazione, sia certi elementi ad essa associati, sono sorprendenti. Senza dubbio siamo di fronte al lavoro di veri ingegneri navali - osserva Mario Mineo del Museo delle Civiltà – Oltre a ciò, i dati confermano che la costruzione delle canoe coincide con il momento di occupazione del sito, più o meno tra il 5620 e il 5300 a.C., quando qui vivevano i primi gruppi di agricoltori e pastori che occupavano il centro della penisola italiana. E questo ci permette di affermare che si tratta delle canoe più antiche del Neolitico in tutta Europa".

Il luogo del ritrovamento - Il sito della Marmotta, scavato tra il 1992 e il 2006, si trova sommerso a circa 300 metri dalla riva attuale e a circa 11 metri di profondità. Al suo scavo hanno partecipato specialisti di archeologia subacquea. È qui che, tra il 1994 ed il 2005, furono ritrovate le cinque canoe e gli oggetti nautici ad esse collegati. Reperti che mostrano la spiccata capacità delle società neolitiche per la navigazione e il loro elevato livello tecnologico. Questa tecnologia nautica è stata parte essenziale del successo della loro espansione, considerando che in pochi millenni hanno occupato tutto il Mediterraneo, da Cipro alla costa atlantica della Penisola Iberica.

Sito della Marmotta sito

La datazione – Le cinque canoe sono state analizzate nel corso del progetto di ricerca sulla Marmotta diretto da Niccolò Mazzucco, ricercatore dell’Università di Pisa, assieme a Mario Mineo, conservatore del Museo delle Civiltà adesso in pensione, e a Juan F. Gibaja, ricercatore del CSIC de la Institución Milà y Fontanals de Investigación en Humanidades (IMF-CSIC). La datazione è frutto di un lavoro di ricerca i cui risultati sono stati da poco pubblicati sulla rivista PLOS e guidato dall'Istituto Milà y Fontanals de Investigación en Humanidades (IMF-CSIC) con la partecipazione della Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma (EEHAR-CSIC), del Museo delle Civiltà (Roma), dell'Università di Pisa (Pisa) e del Centro Nazionale di Acceleratori (CNA), a Siviglia.

Hanno tra i 7000 e i 7500 anni, le cinque canoe ritrovate tra il 1994 ed il 2005 nel sito sommerso della Marmotta, sotto le acque del Lago di Bracciano (Roma). A datarle, dopo anni di studi, è stato un gruppo di ricerca guidato dall’Università di Pisa, dal Museo delle Civiltà e dal CSIC, che ha da poco pubblicato i risultati delle indagini sulla rivista PLOS.

"La Marmotta è un sito eccezionale – racconta uno dei direttori del progetto di ricerca, il professor Niccolò Mazzucco dell’Università di Pisa - Si trova sotto le acque del Lago di Bracciano dove, in condizioni anaerobiche, si sono conservati reperti che in condizioni normali vanno distrutti. È qui che, tra il 1994 e il 2005, grazie agli scavi dell’allora Soprintendenza Speciale per il Museo Preistorico Etnografico ‘Luigi Pigorini’ oggi Museo delle Civiltà, sono state ritrovate le cinque canoe oggetto del nostro studio”

“Si tratta di imbarcazioni eccezionali per il loro stato di conservazione e per le loro dimensioni, con la più grande che è lunga circa 11 metri - prosegue Mazzucco - Ma soprattutto sono canoe le cui caratteristiche rivelano una tecnologia di navigazione notevolmente avanzata. Oggi, finalmente, grazie alla datazione al carbonio 14, eseguita presso il Centro Nazionale di Acceleratori (CNA), possiamo affermare con certezza che queste imbarcazioni hanno un'antichità compresa tra 7.500 e 7.000 anni".

"La complessità tecnica con cui è stato realizzato sia lo scafo dell'imbarcazione, sia certi elementi ad essa associati, sono sorprendenti. Senza dubbio siamo di fronte al lavoro di veri ingegneri navali - osserva Mario Mineo del Museo delle Civiltà – Oltre a ciò, i dati confermano che la costruzione delle canoe coincide con il momento di occupazione del sito, più o meno tra il 5620 e il 5300 a.C., quando qui vivevano i primi gruppi di agricoltori e pastori che occupavano il centro della penisola italiana. E questo ci permette di affermare che si tratta delle canoe più antiche del Neolitico in tutta Europa".

Il luogo del ritrovamento - Il sito della Marmotta, scavato tra il 1992 e il 2006, si trova sommerso a circa 300 metri dalla riva attuale e a circa 11 metri di profondità. Al suo scavo hanno partecipato specialisti di archeologia subacquea. È qui che, tra il 1994 ed il 2005, furono ritrovate le cinque canoe e gli oggetti nautici ad esse collegati. Reperti che mostrano la spiccata capacità delle società neolitiche per la navigazione e il loro elevato livello tecnologico. Questa tecnologia nautica è stata parte essenziale del successo della loro espansione, considerando che in pochi millenni hanno occupato tutto il Mediterraneo, da Cipro alla costa atlantica della Penisola Iberica.

La datazione – Le cinque canoe sono state analizzate nel corso del progetto di ricerca sulla Marmotta diretto da Niccolò Mazzucco, ricercatore dell’Università di Pisa, assieme a Mario Mineo, conservatore del Museo delle Civiltà adesso in pensione, e a Juan F. Gibaja, ricercatore del CSIC de la Institución Milà y Fontanals de Investigación en Humanidades (IMF-CSIC). La datazione è frutto di un lavoro di ricerca i cui risultati sono stati da poco pubblicati sulla rivista PLOS e guidato dall'Istituto Milà y Fontanals de Investigación en Humanidades (IMF-CSIC) con la partecipazione della Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma (EEHAR-CSIC), del Museo delle Civiltà (Roma), dell'Università di Pisa (Pisa) e del Centro Nazionale di Acceleratori (CNA), a Siviglia.

L’Associazione Aquilegia – NPA, in collaborazione con il Museo di Storia Naturale, organizza il Concorso di disegno estemporaneo Orto Ispirami – Speciale Monte Pisano.
L’evento si terrà sabato 13 aprile 2024 presso il giardino del Museo (Calci) dedicato alle piante spontanee del Monte Pisano. Sono invitati tutti coloro che hanno un’età maggiore di 5 anni. I partecipanti sono divisi in due categorie: Junior, dai 6 ai 14 anni, e Senior dai 15 anni in poi.

Il tema a cui gli artisti dovranno ispirarsi è la flora del Monte Pisano che troveranno nel giardino ad essa dedicato all’interno del Museo. I partecipanti sono invitati a portare il materiale che più conviene loro, con alcune regole indicate di seguito. In un secondo momento, le opere verranno giudicate da una giuria di esperti, premiate ed esposte in una mostra.

Le tecniche di realizzazione delle opere possono essere delle più varie. Si può spaziare dalla pittura con colori acrilici alle matite, dall’acquarello all’utilizzo delle dita.
Dimensioni del supporto per la realizzazione dell’opera (es. fogli, tele ecc.):
– per la sezione Junior: cartone telato o altro materiale di cm 30×30;
– per la sezione Senior: su cartone telato o altro materiale di cm 42×30 (formato A3).

La partecipazione all’iniziativa prevede un contributo di 6 € per la sezione Junior e di 10 € per la sezione Senior e comprende anche l’ingresso al Museo.

Scarica il regolamento del concorso.

Prenotazioni al link: https://tinyurl.com/2karmnmv 

Per informazioni:
Silvia 050 2212991
Gemma 346 3915797

L’Università di Pisa torna ad aprire le sue porte alla cittadinanza per un ciclo di cinque incontri per approfondire con il pubblico le opportunità e i rischi della trasformazione digitale in atto. Cinque “Dialoghi su digitale e società” - come recita il titolo dell’iniziativa che si aprirà il prossimo 10 aprile -, che coinvolgeranno esperti, giornalisti e accademici da tutta Italia e moderati dalla giornalista Francesca Franceschi.

Organizzato dal CIDIC - Centro per l’Innovazione e la Diffusione della Cultura dell’Università di Pisa, in collaborazione con il Tavolo per la transizione digitale dell’Ateneo, il ciclo si aprirà mercoledì 10 aprile alle ore 17, presso il Palazzo della Sapienza, con un primo incontro dal titolo: “La rivoluzione digitale: comprendere in cambiamento”.  Protagonista Domenico Talia (Università della Calabria), autore del libro “L’impero dell’algoritmo”, che dialogherà con Veronica Neri, docente di Etica della Comunicazione Pubblica dell’Università di Pisa.

Il 2 maggio sarà la volta di Paolo Coppola (Università di Udine) per un incontro su “Digitalizzazione, Pubblica Amministrazione e Democrazia”. L’autore del libro “+Digitale, - Corruzione, + Democrazia”, dialogherà con Alberto Vannucci, docente di Politiche per l’integrità dell’amministrazione dell’Università di Pisa.

“Passione Smartphone: tra necessità e dipendenza” è, invece, il titolo del terzo incontro fissato per il 22 maggio, che vedrà Juan Carlos de Martin (Politecnico di Torino) - autore del libro “Contro lo smartphone. Per una tecnologia più democratica” – in dialogo con Ciro Conversano, docente di Psicologia generale dell’Università di Pisa.

Enrico Nardelli (Università di Roma Tor Vergata), autore del libro “La rivoluzione informatica”, e Anna Baccaglini-Frank, docente di Matematiche complementari dell’Università di Pisa, animeranno il quarto dialogo, dedicato a “Scuola e Cittadinanza Digitale”, che si terrà il 13 giugno.

Chiuderà la rassegna, il 26 giugno prossimo, l’incontro “Né buona, né cattiva: l’intelligenza artificiale”, durante il quale Rita Cucchiara (Università di Modena), autrice del libro “L’Intelligenza non è artificiale”, dialogherà con Roberta Bracciale, docente di Comunicazione digitale dell’Università di Pisa.

Tutti gli incontri si terranno presso l’Aula Magna Storica del Palazzo della Sapienza a partire dalle ore 17.

Dascenzi.jpgSi è spento nei giorni scorsi, in modo inatteso a Stoccolma il collega professore Carlo D’Ascenzi.

Nato ad Orbetello nel 1960, dopo la laurea in Medicina Veterinaria presso l’Università di Pisa, Carlo D’Ascenzi si è specializzato in Ispezione e igiene degli Alimenti di Origine Animale, campo nel quale ha proseguito la sua formazione e sviluppato le sue competenze scientifiche e didattiche come professore associato del Dipartimento di Scienze Veterinarie in ruolo.

Nel campo dell’ispezione e delle tecnologie legate alle trasformazioni alimentari Carlo D’Ascenzi ha sviluppato competenze molto puntuali, concentrando la sua attenzione sugli aspetti legati alla salute dei consumatori, e, allo stesso tempo, alla salvaguardia e alla codifica delle caratteristiche peculiari dei prodotti tradizionali e tipici del sistema agro-alimentare italiano e toscano in particolare e, più di recente del mondo dell’apicoltura. È entrato nei ruoli di ricercatore universitario nel 1994 per poi rivestire la carica di professore associato di Ispezione degli Alimenti di Origine Animale dal 2001 fino ad oggi. Era presidente della Società Scientifica Veterinaria per l’Apicoltura (SVETAP) attiva nella valorizzazione delle competenze veterinarie applicate al campo della tutela del patrimonio apistico, della salute delle api, della sicurezza alimentare e della salute pubblica in ottica one health e direttore del Centro di Riferimento Regionale per la Progettazione e la Gestione della Formazione in Sanità Pubblica Veterinaria e Sicurezza Alimentare (CERERE). E’ stato apprezzato docente di molti insegnamenti dei corsi di laurea in Medicina Veterinaria e in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali. Docente nelle Scuole di Specializzazione del Dipartimento di Scienze Veterinarie, la sua competenza era riconosciuta in Ateneo e richiesta da altri Dipartimenti e soggetti istituzionali anche all’esterno. A supporto del Dipartimento ha svolto più funzioni tra cui, la più recente, quella di coordinatore per le attività di Job Placement.

Carlo D’Ascenzi ha privilegiato lo sviluppo di una conoscenza scientifica sempre aperta e attenta al confronto con il mondo della produzione e della professione veterinaria, e non solo, motivo che lo hanno portato a costruire una fitta rete di rapporti ed interlocuzioni con la Regione Toscana, con l’Istituto Zooprofilattico della Regione Lazio e Toscana e con altri attori del sistema agro-alimentare. Persona modesta, stimata e gentile, ha saputo trasmettere con passione e competenza il suo sapere ad ogni pubblico ed interlocutore, aspetto che lo ha fatto apprezzare tanto dagli studenti, quanto dai colleghi e dagli operatori con cui coltivava proficuo e continuo contatto.

Le colleghe e colleghi del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell'Università di Pisa.

 

 

 

Giovedì, 28 Marzo 2024 14:52

Dicono di noi

Studiare e laurearsi in carcere, rinnovato accordo per Polo universitario penitenziario:
https://www.unipi.it/index.php/news/item/24694-studiare-e-laurearsi-in-carcere-rinnovato-accordo-per-polo-universitario-penitenziario

Due lauree al Polo universitario penitenziario di Pisa:
https://www.unipi.it/index.php/comunicati-stampa/item/14614-due-lauree-al-polo-universitario-penitenziario-di-pisa

Poli universitari penitenziari, nuovo incarico a Borghini:
https://www.telegranducato.it/2018/06/13/poli-universitari-peniternziari-nuovo-incarico-a-borghini/

L'Università del Carcere. L'esperienza dei poli universitari penitenziari:
http://www.radioradicale.it/scheda/526963/luniversita-del-carcere-lesperienza-dei-poli-universitari-penitenziari-1a-giornata

Il Rettore ha incontrato i detenuti del Polo Universitario Penitenziario di Pisa. La visita in occasione di uno dei seminari del ciclo "Comprendere il passato per orientarsi sul futuro":
https://www.unipi.it/index.php/news/item/9982-il-rettore-incontra-i-detenuti-del-polo-universitario-penitenziario

Open Day in carcere, il Polo di Pisa presenta i corsi. Il progetto, che va avanti da anni, permette ai detenuti di laurearsi:
http://www.tenews.it/giornale/2018/06/08/open-day-in-carcere-il-polo-di-pisa-presenta-i-corsi-75161/

A Scienze politiche due giorni di studio su “Il carcere in-formazione: esperienze a confronto”:
https://www.unipi.it/index.php/comunicati-stampa/item/214-a-scienze-politiche-due-giorni-di-studio-su-%E2%80%9Cil-carcere-in-formazione-esperienze-a-confronto%E2%80%9D

Prime lauree al "Don Bosco". I primi cinque studenti hanno completato il percorso triennale:
https://www.unipi.it/athenet/19/art3.htm

Si è spento il 26 marzo a Firenze il matematico e storico della matematica Enrico Giusti. Nato a Priverno nel 1940, dopo la laurea in Fisica presso l’Università di Roma, Enrico Giusti ha volto ben presto i suoi interessi alla matematica e in particolare al calcolo delle variazioni e alla teoria delle superfici minime. È stato docente di Analisi Matematica presso il nostro Ateneo dapprima come professore incaricato (1969-1971) e quindi come professore ordinario tra il 1978 e il 1980, quando si è trasferito all’Università di Firenze dove ha svolto la sua intensa e preziosa attività di ricerca, insegnamento e divulgazione scientifica sino al suo pensionamento nel 2010 (e oltre).

Straordinario esempio di eclettismo culturale e scientifico, nel corso della sua lunga carriera di studioso Enrico Giusti ha saputo fornire contributi importantissimi sia nell’ambito della Analisi Matematica che in quello della Storia della Matematica.

Nel campo dell’analisi, si ricordano alcuni fondamentali lavori sulla regolarità delle superfici minime e delle equazioni ellittiche. In particolare, in collaborazione con Enrico Bombieri ed Ennio De Giorgi, nel 1969 Giusti ha dimostrato l'esistenza di una superficie minima con un punto singolare in dimensione otto, un risultato la cui importanza è stata riconosciuta tra le motivazioni della Medaglia Fields conferita a Enrico Bombieri nel 1974, e che ha aperto la strada allo studio degli insiemi singolari di una superficie minima. Non meno rilevanti sono i suoi contributi allo studio della equazione delle superfici con curvatura media assegnata e della regolarità delle soluzioni dei sistemi di equazioni ellittiche. In collaborazione con Mariano Giaquinta, Giusti ha ottenuto risultati innovativi sulla regolarità dei minimi di funzionali del Calcolo delle Variazioni. Le sue monografie "Minimal surfaces and functions of bounded variation" (1977) e "Direct methods in the calculus of variations" (2003) sono ancora oggi considerate opere di riferimento dagli esperti di questi temi di ricerca.

 

Enrico Giusti

Enrico Giusti (1940-2024), foto di Fabio Brunelli

 

Sin dalla fine degli anni Settanta gli interessi di ricerca di Enrico Giusti si sono rivolti anche alla Storia della Matematica. Il suo primo lavoro in questo ambito risale al 1979 con la pubblicazione “Bonaventura Cavalieri and the theory of indivisibles”. L’opera ha rappresentato un notevole punto di svolta, non solo per la nuova interpretazione dell’opera di Cavalieri, ma anche per le innovazioni di carattere metodologico che coniugavano rigore storiografico e aderenza al testo. Intorno a questo nuovo approccio di cui Giusti è stato promotore, si è costituita una vera e propria scuola di storici della matematica che ha avuto il suo punto di riferimento nel “Bollettino di storia delle scienze matematiche”, da lui fondato (insieme a Luigi Pepe) nel 1980.

La sua ricerca nel campo della storia si è concentrata soprattutto sulla matematica del Rinascimento e della prima età moderna. Ha fornito contributi fondamentali per la storiografia galileiana, per l’interpretazione della nascita del calcolo infinitesimale, per la storia dell’algebra e delle sue applicazioni alla geometria, in particolare a quella cartesiana.

A partire dagli anni 2000, Giusti ha avviato un lungo lavoro di studio dell’opera di Fibonacci che è culminato nella prima edizione critica dell’opera: “Leonardi Bigolli Pisani vulgo Fibonacci Liber abbaci. Edidit Enrico Giusti; adiuvante Paolo d’Alessandro”, pubblicata nel 2020 grazie alla collaborazione fra l’Università di Pisa e il museo Galileo di Firenze.

Infine, è importante ricordare l’impegno costante di Giusti nel campo della divulgazione scientifica. Ne sono testimoni la mostra “Oltre il compasso” realizzata con Franco Conti nel 1992, la creazione nel 1999 de “Il giardino di Archimede”, il primo museo mai dedicato alla matematica, e alcune fortunatissime pubblicazioni come “Ipotesi sulla natura degli oggetti matematici” (1999) e “La matematica in cucina” (2004).

Sino a pochi giorni prima di lasciarci Giusti ha lavorato per concludere il suo ciclopico lavoro su Leonardo Pisano, ponendo gli ultimi ritocchi all’edizione critica della “Practica geometriae”, del “Liber quadratorum” e del “Flos”.

Si è spenta una figura di primo piano per la matematica, per la storia e la divulgazione scientifica. Il complesso della sua attività di studioso e di organizzatore fa pesare il lutto su tutta la cultura italiana.

 

I colleghi del Dipartimento di Matematica dell'Università di Pisa

Mercoledì, 27 Marzo 2024 15:31

Sezione Servizi ambientali

La sezione svolge per tutte le strutture di Ateneo gli adempimenti ambientali previsti dal D. Lgs. 152/06 "Testo Unico Ambientale"; organizza, coordina e controlla la corretta gestione dei rifiuti speciali prodotti in tutta l’Università di Pisa; gestisce, coordina e forma il personale sugli adempimenti relativi alla gestione dei rifiuti speciali.

Per informazioni e consulenza:

Sezione Servizi Ambientali è possibile richiedere informazioni, consulenza o altre attività di supporto contattando il personale dell’Ufficio addetto a tali attività (ing. Sabrina Arras, dott. Fabrizio Meini, dott.ssa Clizia Turchi)

Per approfondimenti e modulistica si veda l'area web Servizio Prevenzione e Protezione - Ufficio Sicurezza e Ambiente

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