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Tra i 6 vincitori del Facebook Research Award, che l’azienda ha annunciato nei giorni scorsi, c’è anche un progetto italiano, presentato da Enzo Mingozzi, del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa (DII) e Claudio Cicconetti dell'Istituto di Informatica e Telematica del CNR di Pisa (Iit-Cnr).

Il premio finanzia ogni anno progetti di ricerca nell'ambito ICT provenienti da tutto il mondo, per promuovere l’innovazione nei servizi internet e web e consolidare la collaborazione tra Facebook e il mondo accademico.

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Da sinistra Enzo Mingozzi e Claudio Cicconetti.


La ricerca di Mingozzi e Cicconetti è dedicata ai protocolli di Internet e al loro utilizzo per lo sviluppo di servizi web sempre più efficienti, basati sul cloud. In particolare, l'obiettivo del progetto è lo studio del nuovo protocollo QUIC per combinare due linee di sviluppo sempre più dominanti nell'ambito dei servizi cloud: il serverless computing, che permette lo sviluppo di applicazioni più agili, e l'edge computing, cioè il dispiegamento di risorse di calcolo ai "bordi" della rete, più vicino agli utenti dei servizi rispetto alle risorse collocate nei grandi data center, che consente risposte più veloci.

“Per la prima volta – spiega Enzo Mingozzi – viene proposto l’utilizzo del protocollo Internet QUIC per combinare la tendenza all’ottimizzazione dell’allocazione delle risorse da parte dei provider con quella alla frammentazione e localizzazione dei datacenter, che garantisce maggior velocità, riduzione del traffico e maggiore sicurezza. Le ricadute sono molteplici, in particolare nel campo dell’Internet of Things, uno dei settori chiave della nuova rivoluzione industriale in atto, ma anche della realtà virtuale e aumentata in tutte le sue possibili applicazioni.”

“Siamo molto soddisfatti di questo riconoscimento” commenta Claudio Cicconetti. “La nostra attività di ricerca congiunta su questo progetto è frutto di una lunga tradizione di collaborazione scientifica tra l’IIT-CNR e il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, una collaborazione che rafforza il ruolo di Pisa nel campo della ricerca sul networking e sullo sviluppo di Internet, in particolare in relazione a Industria 4.0.”

Un riconoscimento per aver saputo unire il calcio a un percorso formativo che genera competenze e professionalità, contribuendo a valorizzare lo sport come settore strategico per lo sviluppo di nuove opportunità attraverso l'istituzione di specifici studi universitari e di un laboratorio dove studio e ricerca diventano strumenti di crescita e innovazione. Sono queste le motivazioni con cui il professor Marco Gesi, prorettore con delega allo Sport dell'Università di Pisa, è stato insignito del “Premio Nazionale Città di Piancastagnaio – La Castagna”, promosso dal Comune della cittadina senese in collaborazione con Consulting service sport italia nell'obiettivo di valorizzare il binomio di sport e cultura a cui l'Ateneo pisano si mostra sempre più sensibile anche con il progetto "Sport and Anatomy".

"Sport and Anatomy" si esplicita principalmente attraverso tre settori: formazione, con i master universitari in ambito sportivo e riabilitativo, tra cui quello sulla preparazione atletica nel calcio che, in convenzione con la Figc, consente agli allievi di ottenere il patentino per preparatore atletico per i settori giovanili; ricerca in ambito sportivo e riabilitativo; assistenza con il centro di riabilitazione di via di Gargalone dotato di macchinari e tecnologie all'avanguardia. Sono oltre 1.300 gli studenti che hanno fatto parte del progetto, conseguendo il master, e più di 500 i centri convenzionati in Italia e all'estero.

"Il Premio - ha commentato il professor Gesi - riconosce il grande lavoro svolto dall'Università di Pisa e l'impegno che l'Ateneo ha assunto nei confronti dello sport e della riabilitazione cercando di promuovere l'importanza della scientificità dei metodi per ottenere i migliori risultati".

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Nell'occasione, Piancastagnaio è diventata la città dello “sport e letteratura”. Oltre al professor Gesi, infatti, sono stati premiati diversi personaggi dello sport anche nazionale, a partire dall'allenatore Alessio Dionisi, vincitore del campionato di B con l’Empoli e ora nuova guida del Sassuolo, dal presidente della Lega calcio di Serie B, Mauro Balata, dai direttori sportivi dell’Atalanta, Gabriele Zamagna, e della Spal, Giorgio Zamuner.

Scarselli Marco

Un nuovo studio pubblicato su “Pharmaceuticals”, rivista open access di chimica farmaceutica e scienze del farmaco, ha evidenziato come alcune tossine ambientali che possono causare la malattia di Parkinson sono un fattore di rischio anche per il diabete, dimostrando così una vulnerabilità condivisa tra neuroni dopaminergici e beta-cellule pancreatiche.

La ricerca, che è durata tre anni, è stata realizzata dagli studiosi del Dipartimento di Ricerca traslazionale e delle nuove tecnologie in medicina e chirurgia dell’Università di Pisa, in collaborazione con quelli del Dipartimento di Scienze cliniche biotecnologiche e applicate dell’Università de L’Aquila. In particolare, gli autori della pubblicazione sono Marco Carli, Francesca Vaglini, Eleonora Risaliti, Gianluca Citi, Matilde Masini, Shivakumar Kolachalam, Giovanni Umberto Corsini, Michela Novelli, Vincenzo De Tata e Marco Scarselli per l’Ateneo pisano, Roberto Maggio per quello de L’Aquila.

“Il nostro studio – ha commentato il professor Marco Scarselli (foto in alto), associato di Farmacologia - ha evidenziato che alcune tossine ambientali, come il pesticida rotenone, possono essere un fattore di rischio non solo per la malattia di Parkinson ma anche per il diabete. D’altra parte, purtroppo, le malattie del sistema nervoso centrale spesso si presentano con comorbidità che coinvolgono anche organi e sistemi periferici”.

Carli Marco“Questa ricerca – ha continuato il dottor Marco Carli (foto in basso), specializzando in Farmacologia e tossicologia clinica - ha sottolineato come i neuroni dopaminergici e le beta-cellule pancreatiche condividano una significativa vulnerabilità verso alcune tossine, dovuto allo stress ossidativo a cui sono sottoposte durante la loro attività e/o a sostanze esogene. D’altronde, le beta-cellule pancreatiche esprimono recettori, enzimi e trasportatori del sistema dopaminergico che potrebbe spiegare una certa similitudine con i neuroni dopaminergici. I nostri esperimenti hanno anche dimostrato che Metformina e Vitamina E proteggono dalla tossicità indotta da Rotenone, indicando un uso potenziale di queste due sostanze”.

La pubblicazione dal titolo “β-Cells Different Vulnerability to the Parkinsonian Neurotoxins Rotenone, 1-Methyl-4-phenylpyridinium (MPP+) and 6-Hydroxydopamine (6-OHDA)” è consultabile all’indirizzo della rivista “Pharmaceuticals“: https://www.mdpi.com/1424-8247/14/8/767

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