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Mercoledì 27 marzo, alle ore 11, nell’Aula Magna Nuova del Palazzo "La Sapienza" (in via Curtatone e Montanara 15), si terrà la cerimonia ufficiale di conferimento dell’Ordine del Cherubino a 19 docenti dell’Università di Pisa. La cerimonia sarà introdotta dal rettore dell’Università di Pisa Riccardo Zucchi.

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I professori e le professoresse ai quali viene conferito l’Ordine del Cherubino sono: Mario Salvetti (Dipartimento di Matematica), Marco Beghini (Dipartimento di Ingegneria civile e industriale), Roberto Bizzocchi (Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere), Francesco Camillo (Dipartimento di Scienze veterinarie), Massimo Pappalardo (Dipartimento di Informatica), Liliana Dell’Osso (Dipartimento di Medicina clinica e sperimentale), Vincenzo Ambriola (Dipartimento di Informatica), Lucia Migliore (Dipartimento di Ricerca traslazionale e delle nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia), Giovanni Alberti (Dipartimento di Matematica), Saulle Panizza (Dipartimento di Scienze politiche), Dianora Poletti (Dipartimento di Giurisprudenza), Paolo Maria Mancarella (Dipartimento di Informatica), Gianluca Brunori (Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali), Andrea Bonaccorsi (Dipartimento di Ingegneria dell’Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni), Rolando Ferri (Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica), Raffaele De Caterina (Dipartimento di Patologia chirurgica, medica, molecolare e dell’Area critica), Giuseppe Anastasi (Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione), Benedetta Mennucci (Dipartimento di Chimica e Chimica industriale), Monica Pratesi (Dipartimento di Economia e Management).

L’Ordine del Cherubino è una onorificenza conferita dal rettore dell’Università di Pisa, in seguito a delibera del Senato accademico, a docenti ordinari dell’Ateneo pisano con almeno dieci anni di anzianità che abbiano contribuito ad accrescerne il prestigio per i loro particolari meriti scientifici o per il loro contributo alla vita e al funzionamento dell’Università. Il conferimento è accompagnato dalla consegna di un diploma e di una insegna nella quale è rappresentato il Cherubino con sei ali.

Sabato 23 marzo alle ore 21.00 al Teatro Nuovo andrà in scena lo spettacolo dal titolo ‘Shakespearology’, oneman-show di Woody Neri, per la regia dal collettivo fiorentino Sotterraneo.

Sotterraneo è un collettivo di ricerca teatrale che nasce a Firenze nel 2005 e nel tempo si confronta con formati diversi quali spettacoli, performance, site-specific, regie liriche, progetti per l’infanzia, talk-show. Le produzioni del gruppo replicano in diversi dei più importanti festival e teatri nazionali e internazionali, ricevendo negli anni numerosi riconoscimenti tra cui Premio Lo Straniero, Premio Hystrio, Be Festival First Prize, Silver Laurel Wreath Award/Sarajevo MESS Festival e tre Premi UBU di cui due come "Spettacolo dell’anno” per Overload (2018) e L’Angelo della Storia (2022).
Sotterraneo fa parte del progetto Fies Factory di Centrale Fies, è artista associato al Piccolo Teatro di Milano e compagnia residente presso l'Associazione Teatrale Pistoiese.

Biglietti ridotti a 10 euro per studenti e dipendenti dell'Università.
Botteghino del teatro aperto martedì e giovedì dalle 16 alle 19 e a partire da un'ora prima dell'inizio degli spettacoli.
Prevendite online: https://www.ciaotickets.com/it/biglietti/shakespearology-sotterraneo 

 

Domenica 24 marzo alle ore 17.00 al Teatro Nuovo andrà in scena lo spettacolo per bambini dal titolo "Una volta c'era una volta".
In scena Silvia Lazzeri, Cecilia Bartoli e Carlo Scorrano.

In una biblioteca come tante, un signore cerca un libro che lo aiuti a superare le proprie paure. Ma può un libro curare le paure?

Ebbene un grande libro apparirà quasi per magia e metterà alla prova lo scetticismo dei tre personaggi ai quali si presenteranno delle storie pronte a prendere vita... Ogni paura una storia, ogni storia una regione italiana: la paura del buio, dell’orco e della solitudine, nelle tre storie antidoto di Colapesce dalla Sicilia, l’auciello Grifone dalla Campania e Buchettino dalla Toscana. Un percorso magico in cui i personaggi fluttuano tra realtà e fantasia, un viaggio immaginifico possibile solo grazie alla lettura. Lo spettacolo è accompagnato da disegni dal vivo.

Biglietti ridotti a 7 euro per studenti e dipendenti dell'Università.
Botteghino del teatro aperto martedì e giovedì dalle 16 alle 19 e a partire da un'ora prima dell'inizio degli spettacoli.Botteghino del teatro aperto martedì e giovedì dalle 16 alle 19 e a partire da un'ora prima dell'inizio degli spettacoli.
Prevendite online: https://www.ciaotickets.com/it/biglietti/una-volta-c%E2%80%99era-una-volta 


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Grazie a un osso del piede risalente al Pleistocene medio scoperto nel sito di Sedia del Diavolo (Roma) e datato a 295.000 anni, ricercatori delle Università di Pisa e Firenze hanno fornito nuove prospettive sulla vita dei nostri antenati in questo importante periodo della nostra evoluzione recente. L’analisi morfometrica e morfologico-funzionale del fossile, effettuata mediante tecniche di antropologia virtuale, ha rivelato la presenza di un’insolita frattura da stress, tipica degli atleti e dei corridori. Questo tipo di frattura si forma in risposta a sollecitazioni ripetute dovute all’attività fisica tipica di chi cammina per lunghe distanze, come i maratoneti. Lo studio, dal titolo “The Middle Pleistocene human metatarsal from Sedia del Diavolo”, è stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports.

Figura1

Il Pleistocene medio è un periodo importante per l’evoluzione umana. Oltre allo sviluppo di nuove tecnologie, come il fuoco controllato e la tecnica di scheggiatura Levallois, in questo periodo affondano le radici di Homo sapiens e Homo neanderthalensis. Nella prima parte del Pleistocene medio, l’Europa viene popolata da Homo heidelbergensis, da molti considerato l’antenato dei Neanderthal. Nella parte centrale di questo periodo, quella compresa tra circa 300 e 200 mila anni fa, i fossili sono scarsi e non si hanno molte informazioni su quello che è accaduto. Da 200 mila anni fa in poi, invece, troviamo fossili con chiare caratteristiche neandertaliane.

Profico Marchi Unipi“La morfologia del secondo metatarsale di Sedia del Diavolo differisce da quella dei Neanderthal e suggerisce la presenza di un secondo gruppo umano, molto probabilmente Homo heidelbergensis, l’antenato comune di Homo sapiens e Homo neanderthalensis” – commenta Antonio Profico, ricercatore del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa e autore corrispondente dello studio (nella foto, a sinistra). “La struttura di questo osso del piede ci informa sul fatto che la popolazione a cui apparteneva questo fossile fosse costituita da individui molto attivi sul territorio, che camminavano per lunghe distanze nella loro vita quotidiana’’, aggiunge Damiano Marchi, docente del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, tra gli autori dello studio (nella foto, a destra).

"La presenza di questa tipologia di frattura nel metatarsale – spiega Tommaso Mori del Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze - potrebbe essere collegata alle modalità di sussistenza dei nostri antenati e in particolare alla persistence hunting, una tecnica che prevedeva l’inseguimento fino allo sfinimento delle prede durante le ore più calde del giorno”.

Figura2

"Questo studio - aggiunge Alessandro Riga del Dipartimento di Biologia di Unifi - dimostra come molto spesso le nuove scoperte vengono da una reinterpretazione di vecchi dati. Nel nostro caso, un fossile scoperto negli anni '50 è stato studiato attraverso tecniche avanzate di antropologia virtuale che hanno permesso di indagare caratteristiche che prima non sarebbe stato possibile studiare. Da un piccolo osso del piede è stato possibile ricavare una grande quantità di informazioni sull'evoluzione e lo stile di vita dei nostri antenati."

È stato assegnato al professor Stefano Coronella, ordinario di Economia aziendale presso il Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa, il  prestigioso premio internazionale “Barbara D. Merino Award for Excellence in Accounting History Publication”, assegnato annualmente, a partire dal 2014, dall’Academy of Accounting Historians (AAH), sezione dell’American Accounting Association, per il miglior volume di storia della ragioneria pubblicato nell’anno in corso e nei due anni precedenti.

Il testo, scritto da Stefano Coronella e Massimo Sargiacomo (Università “G. d’Annunzio” Chieti Pescara) intitolato “L’Accademia Italiana di Economia Aziendale: un percorso lungo oltre due secoli (1807-2023)”, ripercorre l’intensa vita e la variegata attività dell’Accademia Italiana di Economia Aziendale sin dalla sua istituzione, avvenuta sotto il nome di “Accademia dei Logismofili” dopo qualche anno di incontri informali tra alcuni giovani ragionieri bolognesi. Da sodalizio di stampo prevalentemente professionale, a partire dagli anni settanta del secolo scorso, l’Accademia si è concentrata pressoché esclusivamente sull’ambito scientifico, allargando il raggio di azione dalla Ragioneria alla più ampia Economia aziendale. Il lavoro si fonda su una profonda ricerca d’archivio che ha consentito di portare alla luce numerose fonti primarie, custodite prevalentemente presso la sede sociale, sino ad ora sconosciute e inedite.

È la prima volta che il premio “Barbara D. Merino Award for Excellence in Accounting History Publication” viene assegnato a italiani ed è la prima volta che viene assegnato a un volume non in lingua inglese.

Il premio verrà formalmente conferito durante il Congresso annuale dell’American Accounting Association che si svolgerà a Washington nel mese di agosto di quest’anno.

Si chiama MELODIE”, acronimo di “Metformin-isothiocyanate: a noveL apprOach to prevent Diabetes-Induced Endothelial dysfunction”, il progetto finanziato dall’Università di Pisa attraverso il programma SPARK PISA (il primo nodo italiano della rete internazionale "Spark Global" - fondata dalla Stanford University) che propone un nuovo farmaco per la terapia del diabete di tipo 2, ideato e realizzato dai ricercatori del Dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa, che, oltre a mantenere le proprietà antidiabetiche, presenta anche caratteristiche protettive a livello cardiovascolare ed un migliore profilo farmacocinetico.

“Il farmaco che abbiamo da poco brevettato a livello internazionale, si basa su una piccola molecola ibrida, Met-ITC, che coniuga l’effetto antidiabetico della metformina, la molecola più venduta tra i farmaci antidiabetici orali, con le proprietà protettive cardiovascolari del solfuro d’idrogeno, o H2S -  riferisce la Professoressa Alma Martelli, coordinatrice scientifica del progetto MELODIE - Abbiamo modificato la molecola della metformina aggiungendo una porzione biologicamente attiva, l’isotiocianato. Gli isotiocianati sono anche sostanze naturali che derivano da piante commestibili come broccoli, rucola, cavolo, senape, wasabi ed hanno effetti benefici a livello cardiovascolare, poiché sono in grado di rilasciare H2S nell’organismo. H2S è un importante “gastrasmettitore” che protegge la parete vascolare dagli stimoli infiammatori e ossidativi che caratterizzano i disturbi metabolici come il diabete”.

Il gruppo che ha sviluppato il nuovo farmaco Met-ITC oggetto del brevetto, è composto, da  Vincenzo Calderone (professore ordinario di farmacologia), Federico Da Settimo Passetti (professore ordinario di chimica farmaceutica), Sabrina Taliani (professoressa associata di chimica farmaceutica), Alma Martelli (professoressa associata di farmacologia), Lara Testai (professoressa associata di farmacologia), Elisabetta Barresi (professoressa associata di chimica farmaceutica), Valentina Citi (ricercatrice in farmacologia) ed Eugenia Piragine (ricercatrice in farmacologia) ed ha alle spalle un'ampia esperienza nella progettazione, sintesi e valutazione farmacologica di farmaci ibridi ed in particolare su molecole capaci di rilasciare gastrasmettitori come l'H2S. Il gruppo di ricercatori, negli ultimi anni, ha concentrato l’attenzione sul campo di ricerca innovativo dei farmaci rilascianti H2S, come agenti in grado di rispondere a bisogni medici non soddisfatti, con particolare riferimento al sistema cardiovascolare, producendo numerose pubblicazioni su importanti riviste scientifiche internazionali.

Oltre al progetto MELODIE, finanziato dal programma SPARK PISA, lo sviluppo di Met-ITC era già stato sostenuto dall’Università di Pisa attraverso un finanziamento precedente all’interno del Bando Dimostratori Tecnologici.

Si chiama MELODIE”, acronimo di “Metformin-isothiocyanate: a noveL apprOach to prevent Diabetes-Induced Endothelial dysfunction”, il progetto finanziato dall’Università di Pisa attraverso il programma SPARK PISA (il primo nodo italiano della rete internazionale "Spark Global" - fondata dalla Stanford University) che propone un nuovo farmaco per la terapia del diabete di tipo 2, ideato e realizzato dai ricercatori del Dipartimento di Farmaciae che, oltre a mantenere le proprietà antidiabetiche, presenta anche caratteristiche protettive a livello cardiovascolare ed un migliore profilo farmacocinetico.

“Il farmaco che abbiamo da poco brevettato a livello internazionale, si basa su una piccola molecola ibrida, Met-ITC, che coniuga l’effetto antidiabetico della metformina, la molecola più venduta tra i farmaci antidiabetici orali, con le proprietà protettive cardiovascolari del solfuro d’idrogeno, o H2S -  riferisce la Professoressa Alma Martelli, coordinatrice scientifica del progetto MELODIE - Abbiamo modificato la molecola della metformina aggiungendo una porzione biologicamente attiva, l’isotiocianato. Gli isotiocianati sono anche sostanze naturali che derivano da piante commestibili come broccoli, rucola, cavolo, senape, wasabi ed hanno effetti benefici a livello cardiovascolare, poiché sono in grado di rilasciare H2S nell’organismo. H2S è un importante “gastrasmettitore” che protegge la parete vascolare dagli stimoli infiammatori e ossidativi che caratterizzano i disturbi metabolici come il diabete”.

 

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Il gruppo di ricerca che ha ideato il nuovo farmaco Met-ITC, da sin: Prof. Federico Da Settimo Passetti, Prof. Lara Testai, Dott. Eugenia Piragine, Prof. Elisabetta Barresi, Prof. Alma Martelli, Prof. Valentina Citi, Prof. Sabrina Taliani, Prof. Vincenzo Calderone

 

Il gruppo che ha sviluppato il nuovo farmaco Met-ITC oggetto del brevetto, è composto, da  Vincenzo Calderone (professore ordinario di farmacologia), Federico Da Settimo Passetti (professore ordinario di chimica farmaceutica), Sabrina Taliani (professoressa associata di chimica farmaceutica), Alma Martelli (professoressa associata di farmacologia), Lara Testai (professoressa associata di farmacologia), Elisabetta Barresi (professoressa associata di chimica farmaceutica), Valentina Citi (ricercatrice in farmacologia) ed Eugenia Piragine (ricercatrice in farmacologia) ed ha alle spalle un'ampia esperienza nella progettazione, sintesi e valutazione farmacologica di farmaci ibridi ed in particolare su molecole capaci di rilasciare gastrasmettitori come l'H2S.

Il gruppo di ricercatori, negli ultimi anni, ha concentrato l’attenzione sul campo di ricerca innovativo dei farmaci rilascianti H2S, come agenti in grado di rispondere a bisogni medici non soddisfatti, con particolare riferimento al sistema cardiovascolare, producendo numerose pubblicazioni su importanti riviste scientifiche internazionali. Oltre al progetto MELODIE, finanziato dal programma SPARK PISA, lo sviluppo di Met-ITC era già stato sostenuto dall’Università di Pisa attraverso un finanziamento precedente all’interno del Bando Dimostratori Tecnologici.

stefano coronella demÈ stato assegnato al professor Stefano Coronella, ordinario di Economia aziendale presso il Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa, il  prestigioso premio internazionale “Barbara D. Merino Award for Excellence in Accounting History Publication”, assegnato annualmente, a partire dal 2014, dall’Academy of Accounting Historians (AAH), sezione dell’American Accounting Association, per il miglior volume di storia della ragioneria pubblicato nell’anno in corso e nei due anni precedenti.

Il testo, scritto da Stefano Coronella e Massimo Sargiacomo (Università “G. d’Annunzio” Chieti Pescara) intitolato “L’Accademia Italiana di Economia Aziendale: un percorso lungo oltre due secoli (1807-2023)”, ripercorre l’intensa vita e la variegata attività dell’Accademia Italiana di Economia Aziendale sin dalla sua istituzione, avvenuta sotto il nome di “Accademia dei Logismofili” dopo qualche anno di incontri informali tra alcuni giovani ragionieri bolognesi. Da sodalizio di stampo prevalentemente professionale, a partire dagli anni settanta del secolo scorso, l’Accademia si è concentrata pressoché esclusivamente sull’ambito scientifico, allargando il raggio di azione dalla Ragioneria alla più ampia Economia aziendale. Il lavoro si fonda su una profonda ricerca d’archivio che ha consentito di portare alla luce numerose fonti primarie, custodite prevalentemente presso la sede sociale, sino ad ora sconosciute e inedite.

È la prima volta che il premio “Barbara D. Merino Award for Excellence in Accounting History Publication” viene assegnato a italiani ed è la prima volta che viene assegnato a un volume non in lingua inglese.

Il premio verrà formalmente conferito durante il Congresso annuale dell’American Accounting Association che si svolgerà a Washington nel mese di agosto di quest’anno.

L'Economia Circolare è una grande opportunità d’innovazione e investimento, ma migliora davvero la sostenibilità ambientale? Solo se si interviene sull'intera filiera. A dirlo è Pierluigi Zerbino, ricercatore del Dipartimento di Ingegneria dell'Energia, dei Sistemi del Territorio e delle Costruzioni dell'Università di Pisa, autore di numerosi articoli scientifici e divulgativi sul cosiddetto "Effetto Rebound". Ossia quel fenomeno per cui i possibili benefici ambientali derivanti dalla transizione circolare sono in parte o totalmente annullati da un aumento della produzione e dei consumi dovuti a dinamiche di mercato.

“Sulla carta, l’Economia Circolare è spesso rappresentata come la soluzione a molti dei nostri di problemi ambientali, dal cambiamento climatico all’eccessivo consumo di risorse - spiega Pierluigi Zerbino - Eppure, dati alla mano, la transizione dall'attuale paradigma economico lineare a quello circolare stenta ad avanzare. La causa di questa inerzia, spesso spiegata con l'aumento dei consumi a livello globale, è verosimilmente legata al cosiddetto Effetto Rebound, determinato in primo luogo dai comportamenti di consumo di ciascuno di noi che, di fatto, possono compromettere i vantaggi ambientali derivanti dalla transizione a un'Economia Circolare”.

“Per capire meglio di cosa parliamo – prosegue Zerbino – è utile tenere sempre a mente come il prezzo e la qualità di un prodotto riciclato, riparato, o di seconda mano (spesso chiamati prodotti circolari) ci influenzino nella vita di tutti i giorni. Per esempio, un prezzo basso di un capo di vestiario prodotto con fibre riciclate può spesso portarci ad acquistare più capi di quelli di cui abbiamo realmente bisogno. Riteniamo di avere un comportamento “green” perché non acquistiamo prodotti nuovi, ma il basso prezzo ci invoglia a chiedere e consumare di più. E consumare di più vuol dire far produrre di più e far inquinare di più. E cosa succede, invece, quando acquistiamo un cellulare ricondizionato? Che pensiamo di aver contribuito a ridurre l’inquinamento comprando un secondo cellulare più economico, magari da usare con poca attenzione in viaggi avventurosi. Ma questo spesso non ci evita di acquistare anche l’ultimo modello dello smartphone top di gamma per la vita di tutti i giorni”.

“È amaro a dirsi – aggiunge -  e forse persino frustrante, ma l’Effetto Rebound di un’Economia Circolare definisce proprio questo rischio dei prodotti circolari di alimentare e non ridurre la nostra fame di consumo e l’inquinamento ad essa associata. Il problema è che, ad oggi, l’Effetto Rebound nell’Economia Circolare è poco noto, difficile da quantificare, e non è stato esaminato a fondo dalla letteratura accademica. Ma, se vogliamo stimarlo e mitigarlo con successo, è fondamentale dedicargli maggiore attenzione”.

Proprio ad una mappatura degli attuali modelli utilizzati per stimare l’Effetto Rebound dell’Economia Circolare è dedicato l'ultimo articolo scientifico che il ricercatore dell'Università di Pisa ha scritto assieme a tre colleghi della Sheffield University Management School e da poco pubblicato sul Journal of Cleaner Production di Elsevier.

"Nell'articolo sviluppato assieme al Dr. Benjamin H. Lowe, al Dr. Meletios Bimpizas-Pinis e al Professor Andrea Genovese dell'Università di Sheffield - spiega Zerbino - abbiamo passato in rassegna i metodi che potrebbero essere impiegati per misurare il Rebound in contesti circolari, identificando gli strumenti per stimarlo. Dalla mappatura nasce anche una riflessione sui dati necessari a stimarlo e sul modo in cui il Rebound si manifesta nei nostri comportamenti di consumo, nelle strategie aziendali, nelle filiere e nel commercio nazionale e internazionale. I risultati ottenuti evidenziano lacune nella stima di questo effetto e gettano le basi per sviluppare strategie per mitigarlo”.

“Solo conoscendo più a fondo il Rebound e concretizzandolo in numeri possiamo sperare di far fronte ad esso - conclude il ricercatore - e identificare gli interventi più significativi per (ri)lanciare l’Economia Circolare, così da invertire una tendenza negativa che, negli ultimi cinque anni, ha visto il tasso di circolarità ridursi dal 9.1% al 7,2%."

Mercoledì, 20 Marzo 2024 10:29

Marco Beghini

beghini2Nato a Verona nel 1959, il professore Marco Beghini ha frequentato il corso di Ingegneria meccanica dell’Università di Pisa come allievo ordinario della Scuola Superiore Sant’Anna e si è laureato con lode nel 1984. Nel 1989 ha conseguito il dottorato di ricerca in Meccanica dei Materiali. Dal 1990 si è inserito nel personale di ruolo dell'Università di Pisa, dapprima come ricercatore, in seguito dal 1997 come professore associato.  Dal 2000 è professore ordinario di Progettazione meccanica e Costruzione di macchine. Nel 1996 è stato visiting scientist presso l’Oak Ridge National Laboratory (Tennessee USA) e dal 2010 al 2013 visiting professor presso l’Università di Urbana-Champaign (Illinois USA) dove ha tenuto corsi di sicurezza strutturale e di principi di progettazione.

 Dal 1997 ha svolto e svolge una diversificata attività didattica in corsi di laurea triennale e magistrale della Scuola di Ingegneria di Pisa e ha insegnato in corsi di dottorato.

Il professore Beghini svolge l’attività di ricerca nei settori dell’Ingegneria meccanica e della meccanica dei materiali. I contributi principali riguardano lo sviluppo di tematiche di meccanica della frattura e di fatica per metalli e compositi, l’interazione dell’idrogeno con i metalli, la progettazione e verifica sperimentale di trasmissioni di potenza e lo sviluppo di metodi per modellare e misurare tensioni residue. Marco Beghini ha coordinato e ha partecipato a numerosi progetti di ricerca nazionali e internazionali. In particolare, è stato coordinatore del progetto di ricerca GeTFuTuRe, finanziato dalla UE, nell’ambito del quale è stato realizzato un laboratorio con un innovativo apparato per provare trasmissioni aeronautiche in piena scala e che ha ricevuto il secondo premio come Best Clean Sky project a Brusselles nel 2016.

Il professor Beghini è coautore di circa trecento memorie di tipo scientifico, un terzo delle quali pubblicate su riviste internazionali del settore e ha curato la pubblicazione di materiale didattico originale a supporto dei corsi universitari. Ha ricevuto il premio dell’Associazione Italiana per l’Analisi delle Sollecitazioni nel 1992 e nel 2000, il premio Best Contribution 2010, conferito dall’Editorial Board del Journal of Strain Analysis for Engineering Design e il premio SMAU per l’Innovazione nel 2016.

Il professore Beghini è socio fondatore dell’azienda Letomec SrL, spin-off dell’Università di Pisa, e co-inventore di due brevetti: “un dispositivo per la rilevazione di caratteristiche meccaniche di materiali” e “una tecnica innovativa per la misura automatizzata del contenuto di idrogeno nei materiali: Helios”.

All’attività di didattica, ricerca e trasferimento tecnologico Marco Beghini ha affiancato con competenza, dedizione e spirito di servizio numerosi impegni istituzionali. Dal 2000, ha ricoperto per più mandati i ruoli di vicepresidente e di presidente del consiglio di corso di laurea integrato in Ingegneria meccanica.  Nello stesso periodo, è stato membro della giunta del Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale, del consiglio della Scuola di Ingegneria e della relativa commissione didattica paritetica.

Mercoledì, 20 Marzo 2024 10:28

Lucia Migliore

migliore

Nata a Ceriale (Savona) nel 1954, la professoressa Lucia Migliore si è laureata con lode in Scienze biologiche all’Università di Pisa nel 1978. Inizialmente borsista CNR, è divenuta ricercatrice in Genetica nel 1981 e poi associata nel 1992. Nel 1999 è stata visiting researcher presso la Robert Gordon University ad Aberdeen (UK) nell’ambito di un progetto bilaterale British Council/CRUI. Nel 2002 è stata chiamata come professoressa ordinaria di Genetica medica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Pisa. 

È stata direttrice della Scuola di specializzazione in Genetica applicata e si è attivamente impegnata nelle Commissioni didattiche di corsi di laurea, come referente per la ricerca e per la terza missione, nelle commissioni di Valutazione della Ricerca per aree 05 e 06. Per l’ANVUR ha fatto parte del GEV 06, responsabile di subGEV per VQR, commissario ASN per il SSD MED/03.

I suoi studi iniziali in mutagenesi ambientale le hanno fruttato competenze sulla mutagenesi in vivo e in vitro, sulla genotossicità di nanomateriali, sui meccanismi di aneuploidia in cellule umane, sul biomonitoraggio di popolazioni esposte ad agenti ambientali, sulla suscettibilità genetica a malattie complesse. Tra i primi in Italia ha sottolineato il ruolo emergente dell’epigenetica, intesa come meccanismi con cui i fattori ambientali interagiscono con il nostro genoma, in particolare in malattie complesse come i disordini neurodegenerativi e il cancro.

Ha fondato e coordinato il gruppo di lavoro “Epigenetica” della Società Italiana di Genetica Umana e ha ricoperto incarichi nei direttivi di società scientifiche nazionali.

È stata responsabile di numerosi progetti di ricerca e gruppi di lavoro nazionali ed europei, tra cui la Carcinogenicity Taskforce (ECVAM, Ispra) e l'EU Nanosafety Cluster. Dal 2008 è responsabile del programma "Biomarcatori genetici ed epigenetici nelle malattie complesse” dell’AOUP.

È coordinatrice e co-autrice del testo universitario “Genomica e Mutagenesi Ambientale” (Zanichelli, 2018). Ha pubblicato 184 articoli su riviste internazionali, con più di 10.000 citazioni ed un h index di 57.

Per queste motivazioni il Senato accademico ha conferito l’Ordine del Cherubino alla professoressa Lucia Migliore.

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