Matricole 2013... benvenute! Giovedì 25 luglio al Polo Fibonacci ha aperto le sue porte "Matricolandosi", il centro per le immatricolazioni che, insieme allo sportello "Welcome International Students!" (WIS!), accoglie ogni anno gli studenti italiani e stranieri che scelgono di iscriversi all'Università di Pisa. Oltre al centro servizi che fa ormai parte della tradizione dell'Ateneo, quest'anno è stato rinnovato il portale web (http://matricolandosi.unipi.it/), ripensato e studiato per essere fruito anche sui dispositivi mobili. Tra le novità di quest'anno anche un'applicazione che, con il semplice inserimento del voto di maturità e dell'ISEE, è in grado di calcolare subito l'importo delle tasse da pagare.
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Nato nel 2004, "Matricolandosi" è sempre molto apprezzato dai nuovi allievi sia perché presenta in forma semplice e omogenea tutte le informazioni sui corsi di studio, sia perché guida passo dopo passo i ragazzi nelle procedure di immatricolazione, fino alla consegna in tempo reale del libretto universitario. Sul portale "Matricolandosi" sono disponibili tutte le informazioni relative all'offerta didattica, alle scadenze e alle modalità di immatricolazione, oltre a notizie sulle tasse universitarie e sulle borse di studio, con la relativa modulistica. In particolare, attraverso il sito si potrà scegliere il corso di studio ad accesso libero, iscriversi ai concorsi per l'ammissione ai corsi ad accesso programmato, e iscriversi ai test di valutazione organizzati dalle facoltà.
Matricolandosi anche quest'anno mostra la sua capacità di rinnovarsi: a partire da settembre il centro immatricolazioni ospiterà un servizio di car sharing promosso da FIAT in collaborazione con l'Ateneo che ha la finalità di sensibilizzare fortemente i giovani nei confronti dell'ambiente e ad assumere un atteggiamento responsabile di guida sicura. Il servizio rientra nel progetto "FIAT likes U" che coinvolge otto atenei italiani con l'intento di offrire agli studenti un'opportunità per arricchire il loro percorso didattico e formativo: il servizio di car sharing sarà infatti coordinato da un "FIAT Ambassador", uno studente che verrà reclutato attraverso una specifica selezione (il bando è disponibile sul sito a questo link) ricevendo un benefit economico.
Come immatricolarsi:
Per le immatricolazioni ai corsi di laurea di primo livello e ai corsi di laurea magistrale a ciclo unico, i termini vanno dal 25 luglio al 30 settembre 2013. Dopo tale data, e fino al 31 dicembre, sarà sempre possibile perfezionare l'immatricolazione con il pagamento di un'indennità di mora crescente, mentre non sarà più possibile immatricolarsi dopo il 31 dicembre.
La registrazione può avvenire via web attraverso il portale "Matricolandosi", ma deve essere completata portando al Centro, o in una sede decentrata della segreteria studenti, una foto formato tessera, una fotocopia di un documento d'identità valido, la ricevuta del pagamento della prima rata delle tasse universitarie di 407 euro, oppure la ricevuta di richiesta di borsa di studio DSU nel caso in cui si posseggano i requisiti necessari, una marca da bollo da 16,00 euro. Tutte le informazioni per accedere ai benefici DSU (borsa di studio, alloggi, borsa servizi, mensa) saranno disponibili sul sito web www.dsu.toscana.it e presso lo sportello dell'Azienda regionale per il Diritto allo studio universitario in Piazza dei Cavalieri n. 6.
Il Centro "Matricolandosi", che si trova in via Buonarroti n. 4, resterà aperto fino all'11 ottobre, con il seguente orario: dal 25 luglio al 6 agosto 2013 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12; dal 22 agosto all'11 ottobre dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12. Sarà chiuso dal 7 agosto al 21 agosto. Questi orari valgono anche per il WIS!, lo sportello appositamente dedicato agli studenti stranieri, che dopo il 14 ottobre potranno rivolgersi all'International Office in Lungarno Pacinotti 44.
Nella foto sopra: lo staff di Matricolandosi
Ne hanno parlato:
Tirreno Pisa
Nazione Pisa
TirrenoPisa.it
NazionePisa.it
Pisainformaflash.it
PisaToday.it
Si è spento all'età di 79 anni Vincenzo Di Benedetto, professore emerito dell'Università di Pisa e uno dei maggiori studiosi al mondo di letteratura greca e profondo conoscitore del mondo classico. Originario della Calabria, si era diplomato presso la Scuola Normale e aveva insegnato per molti anni Letteratura greca nell'Ateneo pisano, oltre che nella stessa Scuola Normale. Era in pensione dal 2008.
Pubblichiamo di seguito il ricordo del professor Di Benedetto, scritto dal direttore del dipartimento di Filologia, letteratura e linguistica, il professor Mauro Tulli.
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Ricordo del professor Vincenzo Di Benedetto
Il Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica perde con Vincenzo Di Benedetto una delle figure centrali dell'Antichistica e più in generale dell'Area Umanistica di Pisa. Per decenni professore di Letteratura Greca presso l'Istituto di Filologia Greca e presso il Dipartimento di Filologia Classica, maestro fertile per generazioni di allievi che oggi possono dirsi con orgoglio voci delle sue vaste dottrine, Vincenzo di Benedetto ha intrecciato nelle innumerevoli pubblicazioni su Eschilo, su Sofocle, su Euripide, su Omero e Ippocrate, su Foscolo e Manzoni, gusto per la letteratura e sensibilità linguistica, con puntuale attenzione per la storia e per le dinamiche sociali.
Sempre nutrita dalla riflessione teorica, dall'analisi del materialismo e del marxismo, la passione politica non ha mai oscurato il rigore per la gestione della filologia, che nel materialismo e nel marxismo ha sempre trovato per le sue ricerce alimento e forza. Da un continuo e imprescindibile rapporto con il testo le sue pagine derivano fascino e concretezza, un'eredità preziosa per l'Area Umanistica di Pisa, da sempre custode di autonomia e libertà intellettuale, al riparo da facili mode. Le Baccanti, con energia inserite nella ricostruzione della drammaturgia e della filosofia di Euripide, con un panorama raffinatissimo della cultura classica, fra contraddizioni acute o ineludibili percezioni della fine, l'Odissea, interpretata quale inizio e culmine della letteratura greca, campo di un codice ineguagliabile che gioca per allusioni e richiami sulla trama di un testo maturo dove nulla è frutto di fugace improvvisazione: con le sue ultime opere, Vincenzo Di Benedetto ha ribadito il solido impianto dell'Area Umanistica di Pisa, un solido impianto che ha un passato glorioso e quanto mai ampio, ben al di là dell'Antichistica.
Non è certo questo il momento di ricordare Fraenkel o Timpanaro, figure dal peso decisivo nelle sue molteplici esperienze, non è certo questo il momento di ricostruire un cammino ad un tempo variegato e monolitico, sempre sviluppato nel segno della invincibile curiosità e della straordinaria velocità di pensiero. Il Magnifico Rettore, nei reiterati contatti di queste ore, mi ha pregato di portare le sue parole di profondo cordoglio: con tristezza, l'Università di Pisa esprime alla moglie Diana e all'amatissimo figlio Saverio affettuosa vicinanza, porge l'estremo saluto al grande intellettuale che al Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica offre un dono ineguagliabile, la coscienza dell'unità di metodo e di sapere che dirige il nostro dialogo con la letteratura, in ogni epoca e in ogni paese il prodotto più alto della civiltà.
Mauro Tulli
direttore del dipartimento di Filologia, letteratura e linguistica
Five research projects have been selected under the agreement between the University of Pisa and the Massachusetts Institute of Technology. They will be jointly developed by these two prestigious academic institutions. Research will focus on several domains in engineering and mathematics.
These five projects were selected after careful evaluation of the 19 proposals submitted, and will be funded through the reimbursement of travel and accommodation expenses for exchanges that the research groups will organize at the partner university. Direct contact between researchers aims to foster new ideas and forms of cooperation, with the purpose of developing wider-ranging projects.
The five winners of the MIT-UNIPI Project are the following:
Gianluca Fiori
Gianluca Fiori, from the Department of Information Engineering, will study the potential of biodimensional materials such as graphene and MoS2 in the field of 'next generation' electronics and in radiation detectors. He will build upon his expertise in the fields of both fabrication and simulation of nanoscale devices. His partner at MIT is Tomas Palacios.
Michele Lanzetta
Michele Lanzetta, from the Department of Civil and Industrial Engineering, aims to develop a 'gripper' (robotic hand) based on a type of magnet able to grab non-ferromagnetic objects of any size and shape. This technology is based on a combination of a magnet, a suction device and adhesive tape with the capacity to stick to and release an object at will. His partner at MIT is Karl Iagnemma.
Matteo Novaga
Matteo Novaga, from the Department of Mathematics, will carry out research in the field of calculus of variations and its applications to geometric and physico-mathematical problems. More specifically, he will focus on variational models in the treatment of images, geometric evolution and minimal surfaces. His partner at MIT is Tobias Holck Colding.
Roberto Mauri
Roberto Mauri, from the Department of Civil and Industrial Engineering, will carry out a theoretical, experimental and numerical study upon the basic level of interfacial effects relating to emulsion flows in porous mediums, with the aim of developing a predictive model which will allow them to be controlled. His partner at MIT is Ruben Juanes.
Elisabetta Rosellini
Elisabetta Rosellini, from the Department of Civil and Industrial Engineering, aims to develop 'scaffolds' which imitate natural heart tissue and which are capable of promoting the regeneration of infarcted myocardium following implantation in the patient's body. The philosophy of this project is based on a bio-inspired approach. The 'scaffolds' draw inspiration from nature at multiple levels: from chemical composition, from the architecture of the matrix and from the presence of biochemical signals, all of which are able to control the process of regeneration. Her partner at MIT is Ali Khademhosseini.
The University of Pisa holds that a further seven proposals are of particular interest and has decided to support them so as to initiate an active collaboration with research groups at MIT involved in these fields, thus laying the foundations for future projects. The selected proposals were submitted by Benedetta Mennucci (Department of Chemistry), Diego Lo Presti (Department of Energy, System, Territory and Construction Engineering (known as "Destec"); Rocco Rizzo ("Destec"), Andrea Pucci (Department of Chemistry), Monica Puccini (Department of Civil and Industrial Engineering), Luca Fanucci (Department of Information Engineering) and Marco Coccocioni (Department of Information Engineering).
A new call for the funding of new projects in collaboration with MIT is already issued.
Sono cinque i progetti di ricerca selezionati nell'ambito dell'accordo tra l'Università di Pisa e il Massachusetts Institute of Technology, che saranno ora sviluppati in collaborazione tra le due prestigiose istituzioni accademiche. Le ricerche riguardano diversi ambiti dell'ingegneria e la matematica. Scelti dopo un'attenta valutazione delle 19 proposte presentate, i progetti vincitori saranno finanziati attraverso dei rimborsi per viaggi e soggiorni che i gruppi di ricerca potranno programmare nell'università partner. I contatti diretti tra ricercatori mirano a sviluppare le idee progettuali e le forme di collaborazione, con l'obiettivo di definire progetti di respiro più ampio.
I cinque vincitori del MIT-UNIPI Project
Gianluca Fiori
Gianluca Fiori, del dipartimento di Ingegneria dell'Informazione, studierà le potenzialità dei materiali bidimensionali come il grafene e MoS2 nel campo dell'elettronica di prossima generazione e nei rivelatori di radiazioni (in collaborazione con il professor Francesco Forti, del dipartimento di Fisica), sfruttando le competenze già possedute sia nella fabbricazione che nella simulazione dei dispositivi su scala nanometrica. Il referente del MIT è Tomas Palacios;
Michele Lanzetta
Michele Lanzetta, del dipartimento di Ingegneria civile e industriale, mira a sviluppare un gripper (mano di robot) basato su una specie di calamita in grado di afferrare anche oggetti "non-ferromagnetici", di qualunque forma e dimensioni. Questa tecnologia è un misto di un magnete, una ventosa e del nastro adesivo, con la capacità di incollarsi e scollarsi a piacere dall'oggetto. Il referente del MIT è Karl Iagnemma;
Matteo Novaga

Matteo Novaga, del dipartimento di Matematica, svolgerà attività nell'ambito del calcolo delle variazioni e delle sua applicazioni sia a problemi geometrici che fisico-matematici. In particolare, si occuperà di modelli variazionali nel trattamento di immagini, di evoluzioni geometriche e di superfici minime. Il referente del MIT è Tobias Holck Colding;
Roberto Mauri
Roberto Mauri, del dipartimento di Ingegneria civile e industriale, realizzerà uno studio di tipo teorico, sperimentale e numerico, sul livello fondamentale degli effetti interfacciali legati a flussi di emulsioni in mezzi porosi, allo scopo di sviluppare un modello predittivo che permetta di controllarli. Il referente del MIT è Ruben Juanes;
Elisabetta Rosellini
Elisabetta Rosellini, del dipartimento di Ingegneria civile e industriale, ha come obiettivo lo sviluppo di scaffold che imitano il tessuto cardiaco naturale e che sono capaci di promuovere la rigenerazione del miocardio infartuato a seguito dell'impianto nel corpo del paziente. La filosofia alla base della progettazione è un approccio bioispirato, poiché gli scaffold traggono ispirazione dalla natura a molteplici livelli, quali la composizione chimica, l'architettura della matrice e la presenza di segnali biochimici capaci di guidare il processo di rigenerazione. Il referente del MIT è Ali Khademhosseini.
L'Università di Pisa ha ritenuto particolarmente significative altre sette proposte e deciso di sostenerle per consentire di avviare una fattiva collaborazione con i gruppi di ricerca del MIT coinvolti e per gettare le basi per progetti futuri. In questo caso i selezionati sono Benedetta Mennucci, del dipartimento di Chimica; Diego Lo Presti, del dipartimento di Ingegneria dell'energia, dei sistemi, del territorio e delle costruzioni (Destec); Rocco Rizzo, sempre del Destec; Andrea Pucci, del dipartimento di Chimica; Monica Puccini, del dipartimento di Ingegneria civile e industriale; Luca Fanucci, del dipartimento di Ingegneria dell'informazione; Marco Coccocioni, di Ingegneria dell'informazione.
È già stata emanata e scadrà nel mese di settembre una seconda call per il finanziamento di nuovi progetti in collaborazione con il MIT.
Ne hanno parlato:
InToscana.it
Tirreno.Pisa.it
NazionePisa.it
PisaToday.it
PisaInformaFlash.it
GreenReport.it
GoNews.it
PianetaUniversitario.com
Il mondo della cultura piange la scomparsa di Vincenzo Cerami, scrittore, sceneggiatore, drammaturgo e paroliere, a cui nel 2006 l' Università di Pisa conferì una laurea specialistica honoris causa in Letterature e filologie europee, in una cerimonia a cui partecipò anche l'amico fraterno Roberto Benigni. Quel giorno a tenere la laudatio c'era il professor Francesco Orlando, che lo celebrò con il discorso "L'umanità racconta i suoi segreti"
Vincenzo Cerami parlò invece del rapporto tra letteratura e storia nella lectio magistralis "Il racconto della Storia", che riportiamo anche qui di seguito.
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Il racconto della Storia
Il più giocoso e astratto degli scrittori europei, Raymond Queneau, non ama l'umorismo, il surrealismo, la retorica dell'ispirazione, la letteratura del sublime, del frammento lirico. La sua concezione "tradizionalista" della letteratura, per la quale l'opera va costruita con sapienza e coscienza del marchingegno, non è in contraddizione con lo sguardo "patafisico" della sua scrittura, efficace quant'altri nell'evocazione del vero. Egli non rinuncia a una concezione materialistica e antropologica della letteratura, vista come luogo della Storia, storia che egli definisce "scienza dell'infelicità degli uomini".
In un saggetto del '45 Queneau ricorda che sono stati scritti romanzi che non hanno tenuto conto del contesto storico in cui si svolge la vicenda. In molte opere inglesi, da Tom Jones a David Copperfield, non si fa cenno ad alcun evento politico o a situazioni sociali. Ma precisa, tra parentesi, che non si tratta di opere fuori della Storia: come dire che ogni racconto situato nella realtà è fatalmente dentro la Storia, anche quando non compaiono date, guerre e rivoluzioni. Queneau non approfondisce una questione apparentemente marginale ma essenziale: il racconto non situato nella realtà ha una stretta connessione con la Storia?
Di specifico interesse è l'epilogo del breve saggio, là dove egli afferma che la presenza della Storia, in una narrazione, ha significato soltanto se consente allo scrittore "di scoprire i primi germi di quella che domani diventerà la banale realtà, di rendere pubblici valori che restano ancora inosservati". Queneau si domanda, implicitamente, se il romanzo debba o no far concorrenza alla narrazione storiografica. E qui si annida la sua vera provocazione, entrando di traverso nel dibattito esploso in Europa ai tempi delle Annales di Marc Bloch. Stendhal, Balzac, Flaubert hanno proposto personaggi e uomini che sarebbero apparsi sulla scena francese di lì a poco. "Balzac è grande non perché ha descritto bene la società del suo tempo, ma perché l'ha descritta come generatrice di quella che sarebbe succeduta".
Qual è il senso di "rendere pubblici valori che restano ancora inosservati"? La risposta ce la offre indirettamente Ortega y Gasset nel definire intellettuale chiunque si chieda cosa succederà fra un'ora. Balzac è dunque uno scrittore intellettuale. Ma c'è da chiedersi se non sia intellettuale anche Mallarmé quando tenta una letteratura autonoma e tesa all'assoluto, verso la pura letterarietà.
La fuga dalla Storia ha caratterizzato diversi momenti della letteratura europea, ed è sempre stata lo specchio di un conflitto insostenibile tra libertà individuale e condizionamento culturale. Ci sono momenti in cui è forte nell'uomo la tentazione di svincolarsi dalle influenze esterne, dal laccio di un comportamento parassitario, coatto. Il desiderio di essere totalmente padroni delle proprie azioni è il sogno della piena libertà, negata sia da Marx che da Freud, emblemi della sottomissione alla storia e alla psiche. L'ultimo esempio risale agli anni Sessanta, quando l'Europa, in una estrema vocazione positivista, ha introdotto nello studio della realtà lo strumento del metalinguaggio. Althusser ha tentato di destorificare il marxismo; Lacan la psicoanalisi, attraverso l'autoreferenzialità dell'inconscio e Lévi–Strauss l'indagine antropologica, usando metodologie linguistiche astoriche. Molta semiotica di quegli anni, analizzando le strutture, emarginava i contenuti semantici e i valori estetici dei testi, cioè l'extratesto.
La domanda che si pone è questa: la Storia è necessaria alla metonimia del racconto realistico, cioè alla trama, o non è piuttosto immanente alla scrittura stessa? La lingua, che è figlia della Storia, quindi corpo "in movimento" e in continua trasformazione lessicale, sintattica e stilistica, un immenso contenitore di oggetti, paesaggi, anime, può essere destorificata, svuotata dei contenuti accidentali di un'epoca e usata solo strumentalmente, come fosse super partes?
La lingua di Gadda, il romanesco del Belli o il milanese del Porta o il siciliano di Vincenzo Consolo o lo stile mimetico di Verga non sono mai esistiti in natura: sono un'invenzione che allontana il racconto dalla realtà o, al contrario, il risultato di uno sforzo per offrire della realtà l'immagine più essenziale e veritiera, nascosta appunto dalla lingua naturalistica, in circolazione, fuorviante e inquinata dalla cultura del momento? L'inglese di Raymond Carver non riproduce ma mima la voce dei suoi personaggi: solo così ne coglie l'essenzialità e l'anelito segreto; solo così evoca il sogno della provincia americana degli anni Settanta e Ottanta, frustrato e rimosso. Ogni opera letteraria non ha solo un "come", ma anche un "quando".
Se nel romanzo l'aggancio con la realtà si verifica attraverso la lingua, fatalmente mutuata da quella extratestuale del quotidiano, vuol dire che qualsiasi testo letterario, compreso il racconto fantastico, contribuisce al ritratto di un'epoca. Anch'esso ha un "quando". La lingua si appropria del presente storico sempre e comunque. La filologia, che si prefigge la corretta interpretazione dei testi letterari, opera contemporaneamente sul testo e sull'extratesto, sul linguaggio letterario e sulla storia della lingua, al di là dei generi e dei livelli stilistici.
Nella conclusione del memorabile saggio Mimesis, il realismo nella letteratura occidentale, Erich Auerbach afferma che "Stendhal e Balzac, facendo oggetto di rappresentazione seria, problematica, o addirittura tragica, persone comuni della vita quotidiana, condizionate dal tempo in cui vivevano" hanno inaugurato il realismo moderno. Questa impostazione prevede che i suddetti autori conoscano obiettivamente il tempo storico che fa da sfondo alla vicenda, mentre è lecito il sospetto che con i loro racconti scoprano e rivelino via via , attraverso la storia dei personaggi, il tempo in cui essi vivono, cioè la Storia. Il paradigma di partenza, lo schema ideologico dell'opera, fa da pre-testo. La scrittura, indagando i comportamenti e raccontandoli anche nelle fughe dal freddo schema prestabilito, finisce per rappresentare una società che si muove, che cambia faccia, che vincola le persone.
Ma è lo stesso Auerbach a dirci che l'argomento dei suoi studi è "l'interpretazione della realtà per mezzo della rappresentazione letteraria". Quindi il rapporto tra letteratura e realtà è circolare: una prima realtà fa da scena al racconto, e il racconto ne palesa alla fine una seconda, non più trasognata questa volta, ma prossima al vero.
La frase di Auerbach "interpretazione della realtà per mezzo della rappresentazione letteraria" può perfettamente essere adottata dagli storici. Cos'è lo studio della Storia se non una interpretazione della realtà? Già agli inizi degli anni Ottanta il nostro storico Carlo Ginzburg, come ricorda nel suo Il filo e le tracce, vero falso finto, cancella la distinzione tra narrazioni storiche e narrazioni di finzione. Vede le une e le altre in competizione nella "rappresentazione della realtà". Se una ricostruzione storica è indiziaria, il romanzo è senz'altro una miniera di tracce utili al racconto del vero, è un libro di Storia a tutti gli effetti.
Il racconto di finzione può giocare, insieme con altro materiale documentario, un ruolo importante nella narrazione storica. Sappiamo ormai quanto poco senso abbia nei libri di Storia l'elencazione cronologica dei fatti accaduti, legati tra loro più o meno meccanicamente. Il filo rosso della Storia prende un'andatura casuale, fatalistica. Il Manzoni, nel suo saggio in forma di lettera Del romanzo storico, parla del racconto letterario usando la terminologia di uno storico: "La storia che aspettiamo da voi non è un racconto cronologico dei soli fatti politici e militari e, per eccezione, di qualche avvenimento straordinario d'altro genere; ma una rappresentazione più generale dello stato dell'umanità in un tempo, in un luogo...". Manzoni fa l'esempio di una carta geografica: lo storiografo descrive le catene di monti, le pianure, le città; lo scrittore descrive invece i villaggi, le viuzze, le case isolate... e anche i costumi, le opinioni, l'essere e il fare degli uomini.
Se lo storico non vuole dare l'impressione della casualità dei fatti, è necessario che costruisca una drammaturgia narrativa, che faccia in qualche modo letteratura. Serve un punto fermo di riferimento per la decodificazione degli accadimenti. In poche parole, per capire ciò che è successo ieri egli deve sapere com'è fatto l'oggi, perché le cose accadute hanno prodotto il presente, si sono sviluppate e intrecciate in modo da dare il risultato che oggi è davanti agli occhi di tutti. Senza questo zodiaco di orientamento ogni tentativo di dare senso alla cronologia paga il prezzo della interpretazione soggettiva.
Ma come "fotografare" il presente, come offrirne l'immagine obiettiva? È impossibile, non bastano dati, date, statistiche e sondaggi per restituire complessità e contraddizioni di un momento storico. Chi scrive è immerso e perso nel presente, tuttavia elabora un testo che presume di inquadrare la contemporaneità, di distanziarlo da sé. Di situarlo in un "quando". Il romanzo, nella sua vocazione originaria, ha proprio questo come obiettivo, ma sa di inseguire una lepre di pezza, di rincorrere vanamente un mito. Tuttavia può succedere, come nel caso di Stendhal e di Balzac, che la letteratura metta a disposizione "testi impregnati di Storia" (per citare Ginzburg). Si pensi anche a Pasolini: nessuno meglio di lui, di un poeta, ha descritto, in presa diretta, la massificazione e la rivoluzione antropologica del nostro paese.
Per concludere: se ogni romanzo è un libro di Storia, il narratore ha gli stessi doveri deontologici dello storico. L'etica dello scrittore è la stessa dello storico. La coscienza linguistica, che differenzia lo scrittore da chi semplicemente scrive, coincide con la consapevolezza di raccontare un "quando". La realtà del reale è l'utopia dell'artista. Da sempre.
Vincenzo Cerami
L'Università di Pisa è al 12° posto tra le 32 grandi università prese in considerazione dall'indagine dell'Anvur sulla ricerca nel periodo 2004-2010 e poco più in basso se si considera il rapporto tra dimensione e qualità delle strutture. Tra i grandi atenei, al primo posto c'è Padova, mentre ai lati del podio si piazzano la Bicocca di Milano e Verona. L'Ateneo pisano è il primo in Toscana, seguito da Siena al 16° posto e da Firenze in 23a posizione. A completare il buon risultato pisano, ci sono i primi due posti conquistati dalla Scuola Sant'Anna e dalla Scuola Normale tra le università di piccole dimensioni.
"I dati dell'Anvur - commenta il rettore Massimo Augello - ribadiscono l'eccellenza della nostra Università nelle diverse aree delle Scienze naturali (in particolare, in Matematica, Fisica e Scienze della terra) e in Informatica, oltre che in quella delle Scienze politiche e sociali. L'Ateneo pisano mantiene inoltre un'elevata qualità nel settore medico e in quello umanistico. In definitiva - pur avendo bisogno di tempo per analizzare i dati in modo disaggregato e avere quindi un quadro completo e dettagliato della situazione - siamo soddisfatti del risultato acquisito, tanto più considerando che le valutazioni Anvur riguardano il periodo 2004-2010 e che negli ultimi anni registriamo performance in decisa e continua crescita. Unito all'ottimo risultato ottenuto dalla Scuola Sant'Anna e dalla Scuola Normale, il nostro dato conferma Pisa al vertice della ricerca in Italia". Come sempre, conclude il rettore, "questo risultato deve servirci come stimolo per migliorare ulteriormente, affinché Pisa possa continuare a essere punto di riferimento per la comunità scientifica nazionale e internazionale, e per rispondere al meglio alle logiche dei futuri processi valutativi".
L'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur), costituita nel 2006, ha svolto il suo lavoro in venti mesi, monitorando quasi 185 mila prodotti della ricerca (articoli, monografie, atti di convegno, brevetti e così via) presentati dai professori e dai ricercatori delle diverse strutture. Alla fine, ha così valutato 95 università, 12 enti di ricerca e 26 consorzi. Il sistema di valutazione si è articolato sulle 14 aree disciplinari identificate dal Comitato universitario nazionale e ha preso in considerazione sette indicatori: la qualità della ricerca, l'attrazione delle risorse, la mobilità dei ricercatori, l'internazionalizzazione degli stessi, l'alta formazione del personale, le risorse proprie e l'indicatore di miglioramento.
Nel corso della presentazione dei dati Anvur, il ministro Maria Chiara Carrozza ha annunciato che 540 milioni di euro - la quota premiale dell'8% del Fondo di finanziamento ordinario erogato annualmente agli atenei - saranno distribuiti in base ai risultati del rapporto.
La biblioteca di Geografia dell'Università di Pisa troverà definitivamente spazio nel complesso ex Salesiani, una delle strutture più belle e prestigiose dell'Ateneo che sarà inaugurata nel 2014. L'Università di Pisa ha
recentemente trasferito a Palazzo Boileau il nucleo della collezione di Geografia maggiormente utilizzato da studenti e docenti, e presso l'Archivio generale di Ateneo di Montacchiello le riviste non più sottoscritte e le monografie di rara e saltuaria consultazione. Questa iniziativa rappresenta il primo passo verso una sistemazione definitiva e di grande dignità per questa prestigiosa biblioteca che per molti anni è stata relegata in un ambiente poco adeguato a una razionale disposizione delle collezioni e a una confortevole fruizione da parte degli utenti.
Il primo temporaneo spostamento della Biblioteca di Geografia a Palazzo Boileau, in spazi certamente non ampi, ma sicuramente più gradevoli di quelli della precedente sede in via San Giuseppe, è stato l'occasione per una prima fase di revisione della collezione di Geografia che per molti anni ha vissuto come isolata dal contesto del Sistema bibliotecario dell'Università e dall'evoluzione e aggiornamento grazie al quale le altre biblioteche dell'Ateneo partecipano a buon diritto alla vita culturale cittadina e nazionale.
Scelte rispondenti a una logica locale e circoscritta piuttosto che a una logica di integrazione e di sistema hanno fatto sì che la maggior parte dei testi di geografia non sia catalogato. Questo significa che quei testi così prestigiosi esistono solo per una cerchia ristretta di utenti che frequentano abitualmente quei locali e ne conoscono l'esistenza. I testi della biblioteca di Geografia saranno ora finalmente catalogati: con questa operazione sarà possibile utilizzare e apprezzare non solo il nucleo della collezione che sarà ospitato nella nuova biblioteca del complesso ex Salesiani, ma tutto il materiale meno utilizzato - non per questo meno ricco di testi rari e degni di valorizzazione - collocato nell'Archivio di Ateneo.
In questa fase di revisione è stato eliminato un corpus di tesi di laurea che risultavano doppie – all'Archivio di Montacchiello vengono già depositate le copie consegnate alle segreterie studenti – e volumi, non più consultati da molti anni, che avevano subito gravi danni del tempo. A Palazzo Boileau è stata trasferita anche la collezione cartografica - di competenza del dipartimento di Civiltà e forme del sapere - in attesa anch'essa di trovare una sede definitiva nel complesso ex Salesiani.
Giovedì 18 luglio 2013, nella sede del CNR, si riunisce la comunità nazionale e internazionale che studia i Big data, gli strumenti che in prospettiva potrebbero aiutarci a prevedere crisi economiche, epidemie e pandemie, diffusione di opinioni, distribuzione delle risorse economiche o energetiche, bisogni di mobilità. Il tutto con una grande attenzione rivolta al tema della privacy. Nell'ambito dell'iniziativa, dal titolo "So Big Data", sarà lanciato il progetto di un laboratorio di ricerca sui temi dei big data e del social mining che, a partire dal nucleo di scienziati toscani, intende aggregare una vasta rete europea di ricercatori di varie discipline. Ce lo descrive di seguito il professor Dino Pedreschi, a nome degli studiosi che hanno dato vita all'iniziativa.
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Nel mondo che abitiamo oggi abbiamo l'opportunità di osservare da vicino e misurare il funzionamento della società attraverso i "big data", le briciole digitali che le nostre attività quotidiane lasciano per effetto del nostro uso dei sistemi Ict. Briciole che registrano i comportamenti individuali e collettivi con una precisione senza precedenti, in modo che le diverse dimensioni della nostra vita sociale trovano un'immagine riflessa nello specchio digitale: desideri, opinioni, stili di vita, movimenti, relazioni.
I nostri desideri, opinioni, sentimenti lasciano traccia nei social media a cui partecipiamo, nelle domande che facciamo ai motori di ricerca, nei tweet che inviamo e riceviamo, così come i nostri stili di vita lasciano traccia nei record dei nostri acquisti. I nostri movimenti lasciano traccia nelle traiettorie disegnate dai nostri smart-phone e dai sistemi di navigazione delle nostre auto: è stupefacente osservare lo spettacolo della mobilità umana dalla prospettiva che i big data ci offrono oggi, un po' come le prime immagini della terra vista dai satelliti negli anni 60. Anche le nostre relazioni sociali lasciano traccia nella rete dei nostri contatti telefonici e delle email e nei link di amicizia del nostro social network preferito. Possiamo esplorare la rete di relazioni che costituisce il nostro tessuto sociale, la sua robustezza o debolezza.
I big data sono il nuovo microscopio che rende "misurabile" la società. Come la scoperta di ogni nuovo microscopio nel passato, i big data stanno spingendo verso una nuova scienza dei dati, una sociologia computazionale, o social data mining, in grado di misurare e, in prospettiva, prevedere crisi economiche, epidemie e pandemie, diffusione di opinioni, distribuzione delle risorse economiche o energetiche, bisogni di mobilità. Nuovi strumenti per aumentare, o accelerare, la conoscenza e migliorare la qualità delle nostre decisioni, sia a livello di singoli cittadini, che di istituzioni, che di imprese.
Certo, bisogna essere consapevoli delle grandi opportunità così come dei nuovi rischi: occorrono tecnologie a sostegno della privacy, occorre un "new deal" sui temi della privacy, della trasparenza e della fiducia necessario per creare e accedere alla conoscenza dei big data come un bene pubblico per tutti. Certo, bisogna superare la fase attuale, in cui la maggior parte dei big data sono tutt'altro che "open data" e se ne stanno chiusi nei database delle web corporations e degli operatori telecom.
Ma nel nostro mondo globale e interconnesso non possiamo permetterci di perdere l'opportunità offerta dai Big Data, dobbiamo trovare un nuovo ecosistema socio-tecno-legale in cui la conoscenza diventi un bene comune e sicuro. Quindi niente grande fratello, no alla sorveglianza globale: riportiamo il singolo individuo al centro del gioco, restituendoci trasparenza e diritti. In una parola: democratizzare i Big Data, perché possano diventare fattore concreto di sviluppo, di partecipazione, di creatività, di occasioni economiche per tutti.
Di questi temi si parlerà a Pisa, all'Auditorium del CNR dell'area della ricerca di S. Cataldo, il prossimo giovedi 18 luglio (programma in linea sul sito www.sobigdata.eu). L'evento, promosso da due istituti del CNR, ISTI e IIT, e dal dipartimento di Informatica dell'Università di Pisa, rappresenta il lancio di un laboratorio di ricerca sui temi dei big data e del social mining che, a partire da una nucleo iniziale toscano, intende aggregare una vasta rete europea di ricercatori di varie discipline. Come dimostra il nucleo di scienziati toscani, pionieri dell'analisi dei big data e del social data mining, che hanno lanciato l'iniziativa, c'è in Toscana una massa critica in grado di sviluppare una rete europea, capace di affrontare sfide scientifiche e sociali a livello globale. Questi scienziati invitano ad essere parte dell'evento del 18 luglio, dedicato a discutere le opportunità dei big data dalle diverse prospettive della politica, della pubblica amministrazione, della Commissione Europea, delle imprese, della ricerca scientifica, ma anche dei singoli cittadini.
L'agenda dell'incontro è ricca: oltre alle presentazioni divulgative dei ricercatori, in cui verranno presentati idee e progetti concreti, ci saranno due tavole rotonde con Stella Targetti (Vice Presidente Regione Toscana), Franco Accordino (Commissione Europea), Emanuele Baldacci (Dirigente ISTAT), Cosimo Comella (Dirigente Garante Privacy), Flavia Marzano (Stati Generali dell'Innovazione), Renato Soru (AD di Tiscali), Oscar Cicchetti (CdA Telecom Italia), Tina Martino (Octotelematics), Gianluigi Gigliucci (ENEL Ricerca), Andrea Di Benedetti (CNA).
Il nucleo di ricercatori che ha dato vita all'iniziativa è composto da: Fosca Giannotti, Raffaele Perego e Fabrizio Sebastiani (ISTI-CNR, Pisa), Andrea Passarella e Maurizio Tesconi (IIT-CNR, Pisa), Paolo Ferragina e Dino Pedreschi (Dip. Informatica, Univ. Pisa), Monica Pratesi (Dip. Economia e Management, Univ. Pisa), Guido Caldarelli (IMT Lucca), Fabrizio Lillo (Scuola Normale Superiore, Pisa), Roberto Barontini (Scuola S. Anna, Pisa), Paolo Raviolo (Univ. Siena), Filomena Maggino (Univ. Firenze).
La partecipazione è libera ma occorre registrarsi online su www.sobigdata.eu
Dino Pedreschi
docente di Informatica
Ne hanno parlato:
PisaInformaFlash.it
InToscana.it
GreenReport.it
PianetaUniversitario.com

Torna la Notte dei Ricercatori: in tutta Europa, per una notte, si festeggiano i ricercatori. Per questa iniziativa promossa dalla Commissione Europea in contemporanea europea per il prossimo venerdì 27 settembre, anche tutta la Toscana sarà coinvolta grazie a SHINE! (Scientists are Humans: Interactive Night of Entertainment!). Eventi si svolgeranno in tutte le citta capoluogo.
Come sottolinea il rettore dell'Università di Pisa, Massimo Augello: "Per il secondo anno consecutivo l'Università di Pisa coordinerà le iniziative di SHINE! 2013, La Notte dei ricercatori in Toscana, contribuendo a realizzare una serie di eventi che interesseranno diverse città del nostro territorio. Il progetto presentato dall'Ateneo, che fa parte dei 40 selezionati dall'Unione Europea, è arrivato al secondo posto tra i sette scelti in tutta Italia. Questa manifestazione ci permette di far conoscere ai cittadini le attività di ricerca che si svolgono negli atenei, di 'toccare con mano' l'impegno e la passione che ci sono all'interno del nostro mondo".
Il progetto ha ottenuto un finanziamento di 75 mila euro dalla Commissione Europea nell'ambito del programma internazionale "Marie Curie". Mentre, la Regione Toscana, che ha promosso il progetto, ha garantito un ulteriore finanziamento di 30 mila.
Per la vicepresidente della Regione Toscana, Stella Targetti, "di innovazione si parla tanto, ma in pochi la fanno davvero. Tra loro ci sono sicuramente i ricercatori che – con grande dedizione e professionalità, molto spesso con un riconoscimento economico e sociale non adeguato – lavorano ogni giorno per fare arrivare la nostra società più lontano di dove pensiamo di poterla portare oggi. È per questo che, negli ultimi due anni, la Regione Toscana ha finanziato 220 dottorati e 200 assegni di ricerca: perché l'innovazione si muove sulle gambe di persone in carne e ossa. Questa Notte è l'occasione per conoscerle e conoscere da vicino i loro studi, che tra qualche anno potrebbero cambiare aspetti importanti della vita quotidiana di tutti noi".
La Notte dei Ricercatori, giunta quest'anno alla sua nona edizione, secondo il delegato alla Comunicazione dell'Università di Firenze, Carlo Sorrentino "è una bella occasione per raccontare ai toscani qual è la vita quotidiana dei ricercatori, da dove nasce e cosa muove la passione per la ricerca; ma soprattutto è l'occasione per spiegare perché la ricerca è una leva strategica per l'innovazione e la crescita del Paese. Spiegare ciò che facciamo e come lo facciamo non è soltanto utile, ma anche doveroso per chi gestisce - come nel caso dei nostri atenei - risorse pubbliche".
I ricercatori dell'Università di Pisa, Università di Firenze e Università di Siena animeranno una serata speciale tra dimostrazioni, caffè scientifici, dibattiti, laboratori, sorprese e occasioni di divertimento e di approfondimento. L'obiettivo della Notte sarà mostrare che i ricercatori sono più vicini di quanto pensiamo, i risultati del loro lavoro sono in mezzo a noi, migliorando molti aspetti della nostra vita privata e sociale. Inoltre, come ricorda il prorettore dell'Università di Siena, Francesco Frati "partendo dall'entusiasmo dei giovani ricercatori per le loro ricerche vogliamo sottolineare il ruolo fondamentale che i risultati delle ricerche scientifiche hanno sempre giocato per il miglioramento della qualità della vita nella nostra società. Perciò l'intera Regione sarà coinvolta in quello che vuole essere un grande evento di arricchimento culturale attraverso iniziative divertenti e accattivanti".
Tra i formati previsti quest'anno "SHINE Talk": talk show con interviste ai ricercatori in cui si discute di scienza con un linguaggio adatto al grande pubblico; "Science Tasting": presentazioni di temi di ricerca in un clima informale e conviviale; "Conosci i ricercatori": Esposizioni con stand dimostrativi in cui conoscere i ricercatori, e soprattutto toccare con mano la ricerca. I visitatori saranno protagonisti e spettatori di numerose attività interattive e di intrattenimento.
Il professor Giuseppe Iannaccone, coordinatore dell'evento, illustra la formula: "SHINE! sarà un evento diffuso in tutta la Toscana: non concentreremo le iniziative in un unico luogo, ma i ricercatori e la ricerca si sposteranno il più vicino possibile ai cittadini. Avremo attività nelle principali città toscane, con attenzione speciale ai giovani adulti e alle famiglie, attraverso formule del gioco e dell'intrattenimento, come si conviene a un venerdì sera. L'opinione pubblica si forma non solo attraverso i mezzi di comunicazione, ma anche attraverso eventi di questo tipo, in cui ricercatori e cittadini tutti si incontrano senza mediazioni."
È già aperto il concorso "Descrivi la Scienza" diviso in due sezioni: "Diventa giornalista per un giorno" e "Crea il Poster della Notte". Questo concorso ha l'obiettivo di stimolare la creatività e coinvolgere attivamente e creativamente il grande pubblico per rappresentare con un video, un articolo, una fotografia o un'immagine, l'immagine del lavoro del ricercatore e del suo mondo.
Il progetto della Notte dei Ricercatori 2013 ha ricevuto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica e il Patrocinio del Ministero degli Affari Esteri.
Tutte le informazioni sul sito: www.ricercatori.eu
Segui la SHINE! Notte dei Ricercatori anche su Facebook e Twitter (@shinetoscana)
Ne hanno parlato:
InToscana.it
PisaToday.it
PisaInforma.it
OgniSette.it
GreenReport.it
Si è laureato a giugno in Linguistica computazionale all'Università di Pisa e, grazie a un'iniziativa promossa dal Parlamento Europeo su Facebook, è volato a Strasburgo insieme a due "colleghe" – una cipriota e una spagnola – per intervistare il presidente Martin Schulz. Enrico Santus, 26 anni, originario di Iglesias, ha partecipato al concorso europeo spiegando in 200 caratteri cosa avrebbe voluto chiedere al presidente. Passato tra i dieci finalisti, grazie ai voti ricevuti, è stato selezionato per l'intervista. A settembre Enrico si trasferirà ad Hong Kong – la città dove ha vissuto e studiato sei mesi grazie al programma Erasmus Mundus MULTI – per frequentare un corso di dottorato, ma intanto ci racconta il suo incontro col presidente Schulz.
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L'intervista a Martin Schulz
Arriva massaggiandosi la schiena, chiedendo scusa per il ritardo. Martin Schulz è finalmente lì, davanti a noi, visibilmente provato da una difficile plenaria, durata più di due ore oltre il termine stabilito. Lo aspettavamo da tempo, ascoltando il dibattito in Aula e girando su e giù per i corridoi.
Sorride e ci invita a seguirlo nel suo ufficio di presidenza, al diciottesimo piano del palazzo del Parlamento Europeo di Strasburgo: «Perdonatemi – si volta d'un tratto sorridendo – sono costretto a camminare come un anziano».
In pochi secondi ci ritroviamo seduti in tre poltroncine nere, mentre lui ci osserva dall'angolo di un divanetto dello stesso colore. Le presentazioni sono brevi e ho l'impressione che il suo staff gli abbia già detto qualcosa di noi. «Prego, cosa desiderate chiedermi?», ci domanda.
Noi ci lanciamo un'occhiata e lasciamo che sia Georgina Athanasiou, la vincitrice cipriota, a prendere immediatamente la parola. «Dopo l'invasione turca del 1974 – spiega Georgina –, i nostri genitori e i nostri nonni hanno perso tutto. Pian piano, hanno ricostruito le loro vite, finché una mattina del 2013 i loro soldi erano stati rubati dai conti bancari su ordine dell'Unione Europea. Perché avete permesso questa seconda catastrofe?».
Schulz esita un istante, poi risponde: «Capisco lo spirito con cui mi pone questa domanda, ma voglio chiederle: è forse colpa dell'Unione Europea anche la crisi bancaria di Cipro?». Accompagna la voce con gesti misurati e ci dice bisognerebbe evitare di criticare l'UE per ogni cosa: «La soluzione adottata per Cipro è parsa ingiusta anche a me, tanto che abbiamo premuto perché i depositi inferiori ai centomila euro non venissero toccati». Poi prosegue: «Io penso che l'Unione Europea debba aiutare Cipro a riconquistare la stabilità economica e la crescita attraverso investimenti».
«Quindi – lo interrompe Georgina, mentre Schulz protende il corpo verso di lei – il Parlamento Europeo non tollera il potere dato a entità non elette, come la Troika, l'Eurogruppo e la Banca Centrale (BCE), che è risultato in così tanta disoccupazione?».
Il Presidente poggia nuovamente la schiena al divanetto: «Non concordo su quello che dice riguardo alla Banca Centrale. Penso che essa, con gli annunci di Draghi di comprare i bond degli stati, abbia effettivamente salvato l'Euro». Un sospiro. Protende il corpo nuovamente. «Per quanto invece riguarda le misure della Troika, sono d'accordo: stanno semplicemente pensando a tagli senza alcun piano di crescita, ed io sono convinto che non riacquisteremo mai la stabilità semplicemente tagliando». «Dobbiamo ripensare a un piano di investimenti, partendo in particolare dalla piccola e media impresa che, senza credito, è quella a soffrire maggiormente il peso della crisi».
Sia io che la mia collega spagnola Virginia S. Perez tentiamo di intervenire. Le lascio la parola: «Il Parlamento europeo è l'unico organo eletto democraticamente: abbiamo la sensazione che le misure di austerità siano arrivate velocemente, mentre gli aiuti hanno preso fin troppo tempo; cosa può fare il Parlamento europeo?», chiede.
Schulz allarga le braccia: «Il più grande problema dell'Unione Europea è che la gente non crede più alle promesse dei politici, perché esse non vengono mantenute: c'è una crescente sfiducia nei governi nazionali e nelle istituzioni pubbliche». Alza l'indice davanti al viso: «Vorrei ripetere la domanda che ho posto nel Consiglio Europeo dei Capi di Stato la scorsa settimana: se la gente sta perdendo fiducia nell'Unione Europea e voi siete il corpo più potente di questa Istituzione, non pensate che questa sfiducia dipenda in qualche modo anche da voi? Cosa state facendo per evitarlo?».
È qui che intervengo io: «Già... Desideravo appunto chiederle cosa ne pensava della considerevole crescita dei partiti euroscettici, considerato anche che sono trasversali e non possono pertanto essere etichettati semplicemente come "nazionalisti"...».
Schulz mi ferma: «Solo una precisazione – interviene –: sono convinto che esista anche un nazionalismo di sinistra: l'illusione di poter proteggere la dimensione sociale a livello nazionale, come se non vivessimo in un villaggio globale; come se il villaggio globale esistesse solamente in internet».
«D'accordo – annuisco –, dicevo... crede che questi partiti abbiano trovato terreno fertile grazie alle impopolari misure di austerity o per la mancanza di democraticità nelle Istituzioni europee? Cosa state facendo per migliorare la situazione?».
«La sua è una domanda veramente interessante», mi risponde. «Io penso che il più grande errore degli europeisti sia quello di non chiedere mai agli euroscettici di proporre un'alternativa. Nessuno gli chiede: "Per favore, spiegateci come potete gestire i mutamenti climatici, i commerci, le migrazioni, la lotta al crimine organizzato, il traffico di droghe ed esseri umani da soli?"». «Il mio suggerimento – insiste – è che i partiti favorevoli all'Unione Europea si concentrino maggiormente sui contenuti: le due maggiori tendenze europee, quella favorevole all'austerity e quella contraria, devono battersi in una campagna elettorale che porti via l'attenzione dal disfattismo degli euroscettici». «Questo – riprende – è quello che avremo alle prossime elezioni europee se le due grandi famiglie politiche sapranno proporre i giusti candidati per la successione a Mr. Barroso come presidente della Commissione Europea».
Sorrido a Schulz, consapevole che uno dei probabili due candidati sarà proprio lui. «Un'ultima domanda: breve!», interviene il suo addetto stampa. «L'Unione Europea – parto prima che mi interrompano nuovamente – è stata coinvolta nel Datagate sia come vittima che come probabile cooperatore degli USA. Cosa ne pensa e, semmai, come possiamo reagire?»
«L'Unione Europea è una vittima!», sentenzia Schulz. «È probabile che alcuni degli Stati dell'Unione Europea abbiano partecipato, ma per quanto riguarda gli Americani, siamo vittime!». «Posso capire che vogliano combattere il terrorismo – spiega – ma negli uffici dell'Unione Europea a Washington non si organizzino attentati terroristici!». Prende una breve pausa. «Lei mi chiede cosa si può fare: in primo luogo, assicurarsi che ciò sia vero; se ciò fosse vero dovranno giustificare molto bene come mai hanno trattato i loro più vicini alleati come nemici».
L'addetto stampa si pone tra noi: «Mi spiace, il tempo è scaduto». Mi alzo e cerco gli occhi di Schulz: «Presidente... è possibile che ci siano conseguenze nei negoziati per il free trading agreement?». «Penso che sarà difficile», mi risponde sorridendo. Le mani dell'addetto stampa mi spingono delicatamente verso l'uscita. Le altre due ragazze tirano fuori alcuni doni per Schulz, che nel frattempo ha notato che ho dimenticato la giacca sulla poltrona. Me ne accorgo anche io, mi volto per prenderla, ma lui fa prima di me. La apre. «Prego!», mi aiuta ad indossarla. Rimango pietrificato.
«Questo è per lei!», dice Virginia. Stessa cosa dice Georgina. «Fuori per favore!», insiste l'addetto stampa. «E lei cosa mi ha portato?», scherza Schulz. «Io? – sgrano gli occhi – Non porto mai niente... Mi spiace», dico ancora scosso per il suo gesto precedente. «Lui ha portato le domande!», sdrammatizza.
Usciamo nel corridoio, gli vado accanto: «Vorrei chiederle un'ultima cosa...», gli dico. «Mi dica pure...». «Possiamo offrire l'asilo a Snowden?». «I fotografi stanno aspettando», ci chiama l'addetto stampa. «Credo – sostiene – che ci saranno Stati che gli offriranno l'asilo».
Non c'è tempo per posizionarci: gli scatti partono uno dietro l'altro. Sono a disagio, sento il braccio di Schulz dietro la schiena e penso che mentre camminavamo mi sono scioccamente tolto la giacca che lui mi aveva aiutato a indossare. I fotografi proseguono, io sono assente.
L'addetto stampa mi chiama: «Grazie ancora, quella è l'uscita!». Schulz mi chiede da dove venga esattamente. «Sardegna», gli rispondo. «Prego, per favore», l'addetto stampa indica nuovamente la porta.
L'avventura è finita, ma non dentro di me.
Enrico Santus
Foto © European Union 2013
Ne hanno parlato:
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